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Acqua e forse vita su Marte: non siamo più soli

Risolto il mistero delle striature scure su Marte. Sono minuscoli canali di acqua salata che si condensa nei mesi più caldi.

Il satellite americano Mro (Mars Reconnaissance Orbiter), ha evidenziato come l’origine delle linee scure che apparivano e scomparivano stagionalmente sul pianeta rosso, dipendesse proprio dallo scorrimento di acqua salata che compare infatti solo in alcune stagioni. Questi canali o Rsl (dall’inglese ‘Recurring slope lineae) erano già stati scoperti negli anni ’70 ma solo oggi la Scienza ha potuto dire con certezza cosa effettivamente li provochi.

Il Mro ha però fornito una prova ancora più attesa, come sottolinea Enrico Flamini, coordinatore scientifico dell’Agenzia spaziale italiana (Asi): quanto rilevato dal satellite, “è la prima prova che dimostra l’esistenza di un ciclo dell’acqua sulla superficie di Marte” e, seppur rilevata in minuscola quantità e solo periodicamente, potrebbe essere il primo passo verso la prova definitiva della presenza di vita sul pianeto rosso.

Che ci possa essere vita su Marte ”è molto probabile, credo ci possano essere dei microbi da qualche parte nella crosta”, afferma Alfred McEwen, che segue le operazioni del satellite Mro.

Bisogna seguire l’acqua. ”Non possiamo ancora dire se esiste vita extraterrestre – aggiunge Jim Green, direttore delle scienze planetarie della Nasa ma seguire l’acqua è cruciale.

Il satellite americano non è però l’unico ad aver svolto un ruolo cruciale negli studi per certificare la presenza di acqua, e quindi di forme di vita, su Marte. Fondamentali sono stati non solo in questa missione il radar Marsis e Sharad, a bordo anche del satellite europeo Mars Express.

Nel 2008 lo stesso Mro aveva rilevato la presenza di antichi ghiacciai che avevano scavato lunghi solchi sulla superficie marziana, e che l’acqua presente sul pianeta era scomparsa solo due miliardi di anni fa, cioè sarebbe restata un miliardo di anni più a lungo di quanto si pensasse.

Marte, il pianete rosso, era blu. Nel 2010 invece, un altro satellite americano, il Mars Odissey, aveva provato la presenza di ben due oceani, uno tanto grande da occupare due terzi del pianeta e l’altro, decisamente più piccolo e relativamente più recente. L’antico aspetto di Marte sarebbe stato quindi quello di un pianeta blu, con oceani, laghi e circa 40.000 fiumi.

Analizzando la sabbia di Marte, spiega Giovanni Bignami, presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), non sarebbe del tutto improbabile trovare tracce di batteri, fossili o viventi, adattati a vivere in condizioni estreme e capaci di nutrirsi di sali, proprio come quelli che vivono vicino a sorgenti simili nel deserto di Atacama in Cile, il luogo sulla Terra che più assomiglia a Marte”. Ma per far questo, “bisognerebbe scendere al suolo e raccogliere i campioni da portare sotto il microscopio”.

”La presenza di acqua salata si sospettava già da tempo – aggiunge Bignami – ma  è la presenza di acqua nella zona equatoriale che sorprende, in prossimità della superficie, dove pensavamo di trovare del ghiaccio”.

Pur giudicando quella di oggi una scoperta importante, il presidente dell’Inaf avverte: “Dobbiamo sempre tenere a mente che i sali perclorati trovati su Marte sono diversi dai sali alla base della vita sulla Terra”.

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