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Affare fatto: da oggi il Milan è cinese

Il closing è cosa fatta: il Milan non è più di proprietà di Silvio Berlusconi. La Fininvest ha ceduto il 99,93% delle azioni alla Rossoneri Sport Investment Lux, la società veicolo con sede in Lussemburgo creata dagli investitori cinesi. Il nuovo proprietario del club che vorrebbe tornare “più titolato del mondo” è Li Yonghong.

“Ringrazio Silvio Berlusconi e Fininvest per la fiducia, ma anche i tifosi per la pazienza”, ha detto il nuovo patron rossonero.

Da oggi costruiamo il futuro. Passo dopo passo torneremo sul tetto del mondo.

Poco dopo è arrivato anche il commento di Berlusconi:

Se oggi lascio ogni carica operativa e rappresentativa, rimarrò sempre il primo tifoso del Milan, la squadra che mio padre mi insegnò ad amare da bambino.

Li, che nei mesi scorsi aveva rinviato due volte la conclusione dell’accordo, aveva versato a titolo di caparra 250 milioni di euro. Oggi l’incontro decisivo, nello studio legale Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & partners, in piazza Belgioioso. Erano presenti l’amministratore delegato uscente Adriano Galliani, il suo successore Marco Fassone, David Han Li – braccio destro di Li Yonghong – e i due dirigenti Fininvest che hanno condotto le trattative, l’ad Danilo Pellegrino e il responsabile business development Alessandro Franzosi.

Secondo le prime indiscrezioni, per suggellare il passaggio di proprietà la società veicolo ha girato 520 milioni sui conti di Fininvest.

Galliani è uscito per primo dallo studio legale, visibilmente commosso. Aveva già annunciato l’imminente conclusione dell’accordo stamattina, durante l’assemblea di Lega, accolto da un minuto di applausi: “Quello di sabato sarà il primo derby cinese della storia”.

Finisce dunque, dopo poco più di trentun anni, l’era Berlusconi. L’ex cavaliere acquistò la squadra a febbraio 1986, dopo anni di crisi sportiva (le sue uniche due stagioni in serie B, 1980-81 e 1982-83, entrambe vinte) e finanziaria (la società rischiava di fallire).

Sotto la sua guida i rossoneri hanno vinto otto scudetti, cinque tra Coppe dei Campioni e Champions’ League, due Coppe Intercontinentali e un mondiale per club, sette Supercoppe italiane, cinque europee e una Coppa Italia.

Un totale di 29 trofei, che costituiscono il grosso del palmarès milanista di tutti i tempi. Ma se si esclude la Supercoppa italiana del 2016 – alla quale ha partecipato in quanto finalista perdente di Coppa Italia: quel trofeo era andato alla Juventus, vincitrice anche dello scudetto – la squadra non vince più niente dal 2011, quando si aggiudicò scudetto e Supercoppa italiana. E i dieci anni passati dall’indigestione del 2007 – Champions’ League, Supercoppa europea e mondiale club – sembrano cento.

Colpa soprattutto del nuovo corso finanziario della società: Fininvest ha smesso di ripianare il bilancio del club nel 2013, il che lo ha costretto, finora, a fare cassa cedendo i suoi campioni e cercando improbabili affari. E così quest’anno la squadra di Montella galleggia al sesto posto in serie A, due punti sotto l’Atalanta e ai margini della zona-Europa. Se il campionato finisse oggi, il Diavolo resterebbe fuori dalle coppe per il quarto anno consecutivo.

F.M.R.

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