isis

Al-Baghdadi? Vivo o morto, lotta contro di noi

Lo spietato comandante che ha riformato il terrorismo aggiornandolo all’era di YouTube. Lo studente modello, gentile e disponibile, che salutava tutte le mattine i vicini di casa. Il prigioniero degli USA mai schedato come jihadista. L’uomo ispirato dal fervore religioso che voleva cambiare l’Islam.

Abu Bakr al-Baghdadi è davvero tutte queste persone?

Con queste premesse, dev’essere paradossale anche la risposta. Sì, oppure no: tanto non importa.

Su di lui si è scritto di tutto, dai massimi sistemi all’infimo pettegolezzo. Tanto da rendere irrilevante quel che accadeva nel frattempo alla persona. Ora Abu Bakr al-Baghdadi abita nell’Olimpo degli esseri umani trasformati in icone mitiche, tra Bin Laden e John Lennon, Hitler e Maradona.

Si è perso il conto delle volte che è stato dato per morto. Se sarà confermato che è morto in un raid russo vicino Raqqa, questo potrebbe impedire quantomeno al Baghdadi reale di compiere nuove nefandezze. Ma senza dubbio altre saranno compiute in suo nome, e qualcuno giurerà di averlo visto vivo, barba e turbante nero d’ordinanza, nelle circostanze più assurde.

A proposito dell’uomo si può provare a ricostruire la verità, e nel suo caso alcuni punti sono stati ricostruiti in modo più che esauriente. Ma non si può prevedere che vie prenderà il mito, che non si nutre di verità, e a volte nemmeno di verosimiglianza.

Tanto per cominciare dalle presentazioni, Abu Bakr al-Baghdadi è lo pseudonimo del meno altisonante Ibrahim al-Badri, nato nel 1971 a Samarra, a un centinaio di chilometri da Baghdad. Il nome che si è scelto parla delle sue ambizioni: si chiamava Abu Bakr il primo califfo della storia islamica, che alla morte di Maometto lo sostituì – khalifa in arabo vale “sostituto”, “vicario” – alla guida della comunità dei musulmani. Quanto a Baghdad, non è il luogo di nascita dello sfuggente Abu Bakr, ma il luogo dov’è diventato adulto l’insignificante Ibrahim, studiando il diritto islamico e non compiendo imprese memorabili.

La sua vita cambia nel 2004. Tiepido simpatizzante di al-Qaeda, Ibrahim al-Badri viene arrestato a Falluja e rinchiuso – come internato civile, non come combattente – nella prigione USA di Camp Bucca. Lì, nel giro di meno di un anno, avviene la metamorfosi. Sparisce il mite impiegato amministrativo e imam a tempo perso, e al suo posto appare il terrorista spregiudicato e abilissimo a rendersi invisibile e a farsi precedere dalla sua fama, che gli vale il soprannome di emiro fantasma.

Una volta scarcerato, il nuovo Abu Bakr raduna un gruppo di seguaci e scala prima la divisione irachena di al-Qaeda, poi sconfina in Siria, dove numerosi miliziani passano alle sue dipendenze e si consuma lo scisma. Intanto predica e pratica la lotta senza quartiere.

Le differenze tra al-Qaeda e l’ISIS aiutano a capire perché quest’ultima è tanto pericolosa per il mondo. Al-Qaeda si professa nemica dell’Occidente infedele e dei corrotti regimi suoi alleati; Baghdadi e i suoi hanno giurato tremenda vendetta, letteralmente, a tutti quelli che non seguono la loro particolarissima interpretazione dell’Islam. Compresa al-Qaeda, e compresa la grande maggioranza dei musulmani del mondo.

Serve a poco, allora, appiccicare etichette etniche e confessionali: l’ISIS non ha alle spalle un “popolo” da far trionfare sugli altri, una “causa” da difendere dai detrattori, ma solo un narcisismo totalitario, che concepisce i rapporti con il mondo solo attraverso la sopraffazione. Darle un’identità esterna – musulmani, o sunniti, o arabi, o mediorientali, qualunque cosa voglia dire – significa non aver capito il loro stare al mondo, e condannarsi a continuare a non capirlo. Chi ne paga il prezzo più grave sono i musulmani del mondo, i sunniti del mondo, gli arabi del mondo, eccetera. Sono le prime vittime delle angherie dell’ISIS, ma sono anche esposti alle incomprensioni e alle calunnie di disinformati e disinformatori.

L’aspetto più moderno e più pericoloso dell’ISIS è proprio questo suo vuoto di identità. Quel che sta più a cuore ai seguaci di al-Baghdadi non è tanto la causa da promuovere, ma la convinzione – di solito infondata – di non essere mai in errore, e la forza di imporsi contro chiunque la pensi diversamente.

È un messaggio delirante, ma universale, alla portata di qualsiasi antisociale. L’Islam, la religione che grida al sacrilegio quando i mortali osano sostituirsi al giudizio divino, c’entra poco. A meno di non interpretarlo in una versione sforbiciata e caricaturale, che sarebbe grottesca, se non avesse fatto tanto male all’umanità. Giusto una versione che può far sua chi ne sa pochissimo e si convince di saperne tutto quel che c’è da sapere.

Per questo la rilevanza di Abu Bakr al-Baghdadi va oltre i confini della sua vita terrena. Qualsiasi cosa sia accaduta al califfo del terrore, al mondo resterà in eredità la sua concezione della violenza. Non ci si illuda che basti uccidere una persona per spazzare via il narcisismo del terrore.

Related News

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Copyrıght 2013 FUEL THEMES. All RIGHTS RESERVED.