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Al bando matrimoni con spose bambine grazie a intervento Onu

Al bando il matrimonio forzato e precoce. Proprio all’indomani dalla celebrazione della Giornata Internazionale sui diritti dell’infanzia, che dal 1989 si celebra il 20 novembre di ogni anno,  la terza commissione dell’ assemblea  generale delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione su Child,  early and forced marriage, promossa dall’ Italia insieme ad altri nove  Paesi.

Soddisfatto il ministro degli esteri Emma Bonino dell’esito del voto che, tra l’altro, ”premia la linea dell’ Italia in materia di diritti umani e  libertà fondamentali, che sono la stella polare della nostra politica  estera, e la forte credibilità in materia di diritti che con le  nostre campagne – penso ad esempio a quella per la messa al bando  delle mutilazioni genitali femminili – e con la nostra incessante  azione di influenza ci siamo guadagnati in seno al consesso delle  Nazioni Unite”. ” La mia soddisfazione è tanto più grande – asggiunge Bonino –  se consideriamo che  la risoluzione è stata co-patrocinata da un numero-record di 106 Paesi ed è stata approvata per consensus: è un forte segnale della maggiore consapevolezza degli Stati e delle società civili che ci lascia ben sperare sulla condivisa e determinata volontà della Comunità internazionale di sradicare una pratica che attenta ai diritti di milioni di bambini e bambine e ragazzi e ragazze in tutto il mondo”.

La risoluzione dà mandato al Segretario Generale delle Nazioni Unite di convocare un gruppo di esperti sull’ argomento per produrre un rapporto sul fenomeno e si aggiunge allo studio sul medesimo tema commissionato all’ Alto Commissario per i Diritti Umani dell’ Onu. Fra un anno questi documenti saranno alla base di un’ulteriore risoluzione per l’eliminazione del matrimonio forzato e precoce, sulla falsariga di quanto già avvenuto per la pratica delle mutilazioni genitali femminili.

Sotto lo slogan “La mia vita, il mio diritto, la fine dei matrimoni precoci” l’Unicef sta portando in tutto il mondo una serie di eventi e di azioni per richiamare l’attenzione su questo tema estremamente importante. La pratica dei matrimoni precoci costituisce una violazione dei diritti umani fin troppo diffusa, che ha conseguenze su tutti gli aspetti della vita di una bambina. Le stime più recenti indicano che globalmente (Cina esclusa) oltre 70 milioni di donne tra i 20 e i 24 anni – circa una su tre – si sono sposate prima dei 18 anni: di queste, 23 milioni si sono sposate addirittura prima di aver compiuto 15 anni. A livello globale, quasi 400 milioni di donne di età compresa tra 20 e 49 anni (oltre il 40%, del totale) si sono sposate in minore età.

Poiché il matrimonio precoce spesso comporta per una ragazza l’abbandono della scuola, l’istruzione è una delle strategie più efficaci per proteggere le bambine da questa pratica. Nelle ragazze con discreto livello di istruzione può verificarsi facilmente anche un cambiamento nei comportamenti che migliora le loro opportunità all’interno della comunità.
L’incidenza del fenomeno delle “spose bambine” è diminuita nel corso degli ultimi 30 anni, ma i matrimoni precoci restano diffusi in diverse regioni del mondo, in particolare nelle zone rurali e tra i ceti più poveri. Alcune spose bambine sono i soggetti più emarginati e vulnerabili della società. Le giovani spose sono spesso costrette a una vita di totale isolamento: allontanate troppo presto dalla famiglia di origine, escluse dall’istruzione, deprivate anche della possibilità di poter andare a scuola e di avere relazioni con i coetanei e con il resto della comunità.

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