mario castagnacci

Alatri: arresto per i 2. Cuoco scarcerato giorno delitto

Mario Castagnacci e Paolo Palmisani, i due ragazzi fermati per l’omicidio di Emanuele Morganti, assassinato a suon di calci pugni e sprangate ad Alatri,  sono stati posti in regime di isolamento nel carcere romano di Regina Coeli. La decisione è stata presa, secondo quanto riferiscono i legali, per il rischio di ritorsioni e minacce nei confronti dei due ragazzi da parte di altri detenuti. Proprio Castagnacci, era stato fermato a Roma giovedì scorso perché trovato in possesso di centinaia di dosi di droga ma poi rilasciato il mattino dopo, cioè lo stesso giorno del terribile pestaggio. Ad eseguire il suo arresto insieme ad altri tre individui erano stati i carabinieri della Stazione San Pietro durante un’operazione antidroga in un appartamento a Roma. La perquisizione aveva prodotto 300 dosi di cocaina, 150 di crack e 600 di hashish. Poi erano scattati gli arresti. Il 24 marzo, ovvero il giorno dopo, i 4 erano comparsi davanti al gip di Roma che aveva convalidato gli arresti ma rimettendoli in libertà senza richiedere l’osservanza di nessun tipo di obbligo.

Da rilevare che i legali dei fermati per l’omicidio di Emanuele, ad uno ad uno, stanno rinunciando all’incarico: Tony Ceccarelli, avvocato del Castagnacci, il 27enne cuoco, ha rimesso il mandato per la difesa del suo cliente. “Una decisione presa senza alcuna pressione”, afferma a proposito delle minacce di cui sono stati fatti oggetto altri suoi colleghi anche di imputati minori.

Mario Castagnacci è considerato dagli investigatori autore anche del colpo mortale per Emanuele. Si ritiene che all’origine della ferocia insensata, messa in atto da lui insieme al fratellastro Paolo Palmisani, entrambi ormai in stato di arresto, vi sia stata l’assunzione di un mix di droghe e alcol. Castagnacci ha anche alcuni precedenti: nel 2011 era stato condannato perché trovato in possesso di 5 chili di hashish ed attualmente ha un procedimento in corso, sempre per traffico di stupefacenti.

Chi sono Mario Castagnacci e Paolo Palmisani (20 anni), i maggiori indiziati tra i sette indagati della morte del giovane che quella sera, terminato il lavoro era passato a casa per cambiarsi ed andare con la sua ragazza e qualche amico a sentire un po’ di musica. Fuggiti a Roma dopo l’insensato delitto del quale è ancora da individuare la motivazione effettiva,  sono stati rintracciati a casa di un parente. La loro famiglia invece ha lasciato Alatri dopo essere stata minacciata: il padre è stato insultato, l’auto incendiata. Bulli, sbruffoni, attaccabrighe – così li definiscono i loro concittadini – che in compagnia e in preda all’alcol si fanno trasportare dagli amici.

Le famiglie. Fratellastri, vivono con i rispettivi padri. La loro madre, Maria Teresa, qualche anno fa se ne è andata da Alatri con il nuovo compagno e si è rifatta una famiglia in un paese della provincia di Roma. Il padre di Mario Castagnacci viene da una famiglia di «mercatari», così li chiamano ad Alatri, gli ambulanti dei mercati, dove vendeva scarpe ed è noto in paese per il suo carattere «fumantino». Il padre di Paolo Palmisani invece fa il muratore ed ha una piccola impresa edile, dove saltuariamente lavora anche il figlio. Qualche anno fa Mario fu trovato con della droga in auto, rimase per oltre un anno in carcere e quando uscì cominciò a lavorare come cuoco. Sulla sua pagina Fb immagini di pistole e di scene e frasi di fiction come «Gomorra», ma anche foto che lo riprendono a tavola in ristoranti o con il bicchiere in mano circondato da amici.

La discoteca ‘Mirò’, luogo dove è iniziata la lite tra il povero Emanuele ed un altro avventore, è stata rilevata un paio d’anni fa da una famiglia di romeni. Ad Alatri sono convinti che in quel posto «si beve troppo» e che verso le 3 di notte «il 50% dei presenti è ubriaco». Ed è forse questo il motivo, insieme alla droga, sempre secondo gli abitanti, per cui i due bulli sembrano sempre pronti a litigare, a venire alle mani e a fomentare la rissa. In paese nessuno riesce ad accettare come mai i due bulli non siano stati fermati dai tanti presenti al pestaggio: «Hanno avuto paura – hanno detto –  ma erano talmente tanti che avrebbero potuti fermarli. Ed è questo che non capiamo».

Incomprensibile come il motivo della scarcerazione del Castagnacci, con già una pregressa condanna per droga e un discreto quantitativo di ‘roba’ con sé ad momento dell’ultimo fermo, il 23 marzo scorso: rimesso in libertà ovvero legittimato a continuare le sue azioni criminose, fino all’acme, ovvero il brutale pestaggio di un indifeso?

Se la colpa dei tanti episodi criminosi che riempiono le pagine di cronaca viene data quando all’educazione familiare in difetto, quando  al retroterra culturale povero in un centro di 29 mila abitanti, quando alla mancanza di lavoro per i giovani, quando ad altre problematiche che sistematicamente vengono prese in prestito per giustificare questa gioventù sbandata e bruciata cui abbiamo saputo passare ben poco dei valori fondanti la famiglia e la società, sarebbe più giusto che in casi come questo si potesse chiedere conto e ragione a chi, forse(si potrà stabilire solo con la lettura delle carte),  non ha applicato il codice delle leggi per assicurare un potenziale assassino alla giustizia. Se così fosse stato, oggi avremmo ancora tra noi  il giovane ventenne, ragazzo tranquillo e con un lavoro appena avviato.

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