paolo gentiloni

Alitalia, fallimento o vendita: ma si tirano tutti indietro

Arrivano dal mondo della politica le prime reazioni al Referendum sulle sorti dell’Alitalia concluso lunedì scorso. I lavoratori, nonostante l’appoggio dei principali sindacati  (Cisl, Uil e Ugl), hanno deciso di bocciare il compromesso al piano di rilancio aziendale per gli anni 2017-2021. 

“Sulla questione Alitalia bisogna dire la verità, l’ho già detta prima, lo dico anche adesso: non ci sono le condizioni per una nazionalizzazione di Alitalia” ha affermato il premier Paolo Gentiloni, ribadendo quanto già precedentemente affermato prima dello spoglio dei voti anche dal ministro dei Trasporti Graziano Delrio e poi dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

“Il management operativo (di Alitalia ndr) ha sbagliato moltissimo, anche con una certa dose di arroganza – ha affermato poi Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico – ma questo non vuol dire che ci sia la possibilità di tornare ad un management pubblico che non mi pare abbia fatto meglio nel corso degli anni”.

Ma se la nazionalizzazione è esclusa dal Governo, quale sarà la sorte della nostra compagnia di bandiera? A questo proposito, Calenda ha parlato di due fasi, in cui la prima sarà di commissariamento in vista della vendita.

“Il nuovo commissario deve assicurare la continuità dell’azienda e poi trovare un acquirente per Alitalia che sappia gestirla”. E’ quanto ha spiegato il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, precisando che per la continuità “l’unica cosa sarà avere un prestito ponte dallo Stato, intorno ai 300, 400 milioni per assicurare sei mesi di gestione”. Alla domanda su Lufthansa che sembra molto interessata a comprare Alitalia, Calenda risponde: “lo spero” e poi precisa: “sarebbe interessante da esplorare”.

Ma Lufthansa non ha alcuna intenzione di fare un’offerta. “Abbiamo una chiara intenzione di non acquistare Alitalia”. Così il direttore finanziario di Lufthansa, Ulrik Svensson, ha risposto ad una domanda sulla posizione del colosso tedesco nei confronti del gruppo italiano durante la conference call a seguito dei conti del gruppo, come riporta Bloomberg.

E non intende fare un passo neanche Intesa Sanpaolo: “Non esiste un piano B portato avanti da Intesa Sanpaolo. Non abbiamo un piano B e non compete a noi farlo. Noi siamo una banca, un’azienda che si occupa di credito e non di aeromobili”. Lo ha detto Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo, prima dell’inizio dell’assemblea degli azionisti a Torino, in merito alle indiscrezioni su un piano alternativo per Alitalia che sarebbe spinto dalla banca.

Secondo il ministro Poletti però, se con il commissariamento di Alitalia si deciderà per la messa in cassa integrazione di un numero più alto di lavoratori rispetto a quello previsto dal preaccordo bocciato dai lavoratori (circa 1.000) il Fondo del trasporto aereo potrebbe non avere le risorse per garantire gli ammortizzatori sociali avuti finora dai lavoratori della compagnia che dovrebbero quindi avere solo gli ammortizzatori ordinari.

I dettagli del compromesso. Per cercare di porre un freno alle proteste e agli scioperi del personale (uno lo scorso 20 marzo e uno il 5 aprile), l’azienda aveva intavolato lunghissime trattative che riguardavano in particolare la riduzione dei tagli degli stipendi e del numero degli esuberi dei lavoratori a tempo indeterminato (da 1338 a 980),  il superamento “dei progetti di esternalizzazione delle aree manutentive e di altre esternalizzazioni, il ricorso alla cassa integrazione straordinaria entro il maggio 2017 per due anni, l’attivazione di un programma di politiche attive del lavoro (riqualificazione e formazione del personale) e misure di incentivazione all’esodo, e miglioramenti di produttività ed efficienza”. Rientra tra gli esuberi anche la riduzione degli assistenti di volo negli equipaggi a lungo raggio e una riduzione dei riposi dai 120 annuali a 108 con minimo di 7 al mese.

Previsti per il personale di bordo invece “scatti di anzianità triennali con il primo scatto nel 2020, un tetto di incremento retributivo in caso di promozione pari al 25%, l’applicazione ai neoassunti dei livelli retributivi Cityliner (compagnia regionale sussidiaria di Alitalia per voli a breve raggio, ndr) indipendentemente dall’aeromobile d’impiego”.

Dopo che i lavoratori, chiamati ad esprimersi con il referendum, hanno bocciato il preaccordo per il salvataggio (6.816 i ‘no’ contro 3.206 ‘sì’, vale a dire con il 67%), aprendo così la strada al commissariamento della compagnia, è prevista due riunioni dei soci una da tenersi domani e una il 2 maggio, al fine di decidere la strada da percorrere.

Al momento però, l’unica strada che sembra percorribile è quella “obbligata”, spiegata a chiare lettere dal ministro Calenda al Tg3: “La cosa più plausibile è che si vada verso un breve periodo di amministrazione straordinaria che si potrà concludere nel giro di 6 mesi o con una vendita parziale o totale degli asset di Alitalia oppure con la liquidazione”. 

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