Assemblea Confindustria

Allarme Confindustria, “L’economia italiana sta rallentando”

“L’economia invece di accelerare sta rallentando”. L’allarme arriva dal Centro Studi di Confindustria che nel suo bollettino sugli ‘scenari economici’ stima che “il PIL italiano chiuda il 2015 con un aumento dello 0,8% e prevede che crescerà all’1,4% nel 2016 e all’1,3% nel 2017”.

Il CSC ha infatti corretto “al ribasso le stime per il PIL reale elaborate in settembre: +0,8% da +1,0% nel 2015 e +1,4% da +1,5% nel 2016. La differenza è dovuta ai nuovi profili trimestrali, diffusi dall’ISTAT in dicembre, che hanno peggiorato di un decimo di punto (a -0,1%) il trascinamento dal 2014 al 2015, e a un terzo trimestre meno positivo di quanto atteso (+0,2% rispetto a +0,4%), che abbassa anche il trascinamento ereditato dal 2016”.

“L’incremento del 2015, il primo dopo tre arretramenti annuali consecutivi, è quasi interamente acquisito con i dati disponibili fino al terzo trimestre – si legge ancora nell’analisi – nel 2016 il recupero sarà più forte, grazie al trascinamento positivo (che era stato negativo quest’anno)”.

Di fatto “il passo dell’economia italiana sostanzialmente non muterà rispetto a quanto osservato nel corso del 2015. Da questo punto di vista rimangono rischi al rialzo, per la possibilità di effetti più ritardati del previsto delle potenti spinte derivanti dai fattori esterni”.

Insomma: le previsioni sono molto meno rosee di quanto ci si aspettasse nei mesi passati.

“Nei mesi autunnali si è consolidata la ripartenza dell’economia italiana” dopo che “nei mesi estivi non ha avuto lo slancio atteso, anche in base alle informazioni relative alla stagione turistica, che, a detta degli operatori, da anni non andava così bene (per giunta sostenuta dalle condizioni climatiche straordinariamente buone)”.

Gli indicatori qualitativi – fiducia, valutazioni dei responsabili degli acquisti – e le informazioni raccolte presso gli operatori, “turistici, in particolare” fornivano “solide basi per attendersi un ritmo di aumento più rapido del PIL, certo non più lento” evidenziano gli esperti di via dell’Astronomia. “Questi stessi indicatori hanno raggiunto nuovi e più elevati valori e legittimano e giustificano l’aspettativa di numeri migliori nel trimestre corrente”.

“È già accaduto che le statistiche dell’economia italiana fossero riviste, anche sensibilmente, verso l’alto – aggiunge il Csc – Per adesso, però, ogni ragionamento deve partire dalla realtà che attualmente dipingono”. E si tratta di una realtà che “obbliga a ribassare le previsioni per il PIL italiano, perché ha conseguenze non solo sulla media di quest’anno ma anche sullo slancio ereditato dal prossimo”.

previsioni cscIl nuovo scenario economico del CSC si basa su una crescita del PIL e del commercio mondiale che riprendono gradualmente vigore, pur rimanendo frenati: “+1,1%, +2,5% e +3,0% gli scambi globali nel triennio 2015-17”, su “un prezzo del petrolio che si riprende un po’ (a 55$ nel 2017)”; su un “cambio dell’euro stabile, per metodo di lavoro, a 1,10 contro il dollaro” e su “tassi di interesse inchiodati ai minimi, e forse anche sotto”.

“Nel triennio saranno creati 650mila posti di lavoro, che portano a 815mila il totale da quando sono ricominciati ad aumentare”.

“Il Paese continua in una fase di stentata crescita, migliora la percezione e l’ottimismo di consumatori e imprese, ma lo scatto netto, bruciante, quello che lascia sul posto il passato e la crisi per agganciare una crescita stabile e robusta, quello, non c’è ancora” ha affermato a margine dei lavori, il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi.

La legge di Stabilità, spiega ancora, “muove nella giusta direzione, sfruttando gli spazi di flessibilità offerti dalle regole europee in materia di conti pubblici e incentivi agli investimenti”. Per quanto riguarda invece il mercato del Lavoro, bisogna dare atto al governo di misure come il “Jobs act, la decontribuzione e l’eliminazione dell’Irap sul costo del lavoro stabile”.

“In alcuni ambienti, sindacali, ci si ostina a polemizzare contro questa riforma, che pone il Paese finalmente sullo stesso piano dei suoi concorrenti europei, ma – aggiunge Squinzi – i numeri testimoniano a favore: nei primi 10 mesi del 2015 le nuove assunzioni a tempo indeterminato sono cresciute nel settore privato di quasi il 30% sullo stesso periodo di un anno fa e le trasformazioni di altri tipi di contratti sono salite di oltre il 16%”.

Il nodo vero, però, secondo Squinzi è “ricostruire dopo una guerra”, riferendosi agli effetti devastanti delle due recessioni patite dal Paese. Per farlo “non c’è ripresa senza impresa”

“Tornare in territorio positivo per produzione e occupazione è sicuramente importante e un primo risultato positivo rispetto all’arretramento che ha contraddistinto gli anni scorsi”.

E questo lo si deve sia “alle condizioni esterne favorevoli a livello internazionale”, sia all’azione riformista del Governo che “ha aiutato l’Italia a cogliere queste opportunità”.

 

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