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Allarme Istat: la crescita è troppo bassa

contiLa crescita nel 2011 sarà ancora troppo bassa per consolidare i conti pubblici. Lo ha detto il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, durante le audizioni nelle Commissioni riunte di Camera e Senato. Giovannini ha offerto l’analisi del Def, documento di economica e finanza del governo. La ripresa, dunque, viaggerà “a una velocità troppo bassa per contribuire significativamente al riassorbimento dell’offerta di lavoro inutilizzata e al consolidamento della finanza pubblica”.

Per esempio, prosegue il numero uno dell’Istituto, “la previsione per l’anno in corso di un tasso di disoccupazione all’8,4%, stabile, sui livelli del 2010, è compatibile con una ripresa moderata dell’occupazione, che andrebbe solo parzialmente a riassorbire l’area dell’inattività”.Il quadro in cui si muove il Def “può essere definito giustamente prudenziale”. Nello specifico, la crescita prevista per il Pil è pari all’1,1% nella media dell’anno, ovvero inferiore al tasso dell’1,5% registrato a fine 2010 rispetto allo stesso trimestre del 2009.La previsione di crescita dell’inflazione (2,2% in media d’anno per il 2011) contenuta nel Def, secondo Giovannini, “può essere conseguita solo con una forte attenuazione nei mesi a venire delle tendenze accelerative”.
Sull’indice dei prezzi al consumo c’è dunque un fattore di rischio rispetto alle stime. Già a marzo “il tasso tasso tendenziale dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo è stato del 2,8%, portando all’1,8% l’inflazione già acquisita per il 2011”.Cala il risparmio delle famiglie italiane. Questo un altro passaggio dell’intervento di Giovannini. I nuclei restano in possesso di un alto tasso di ricchezza e di risparmio, ma il risparmio è sceso a causa della crisi e si riscontrano “segnali di difficoltà” per i costi fissi che devono affrontare e della diminuzione del reddito reale. “In controtendenza rispetto agli altri paesi Ue, la propensione al risparmio delle famiglie italiane è scesa durante la crisi e si è attinto ai risparmi accumulati”, spiega. Negli ultimi dieci anni si è verificata “una diminuzione del reddito reale pro capite di 300 euro rispetto al 2000.
Se consideriamo che il numero di famiglie è aumentato – conclude – questo ci dà il senso della difficoltà”.

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