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Amanda e Sollecito liberi. Kercher: «Vergogna»

amanda-knox_999113c1Amanda Knox assolta per l’omicidio dell’inglese Meredith Kercher insieme all’ex fidanzato Raffaele Sollecito, è in procinto di partire per Seattle. La giovane è giunta all’aeroporto di Fiumicino verso le 9.30 con i genitori: fatta passare attraverso un varco ‘protetto’, si recherà a Seattle. Diversi media statunitensi hanno ipotizzato che, al ritorno negli Usa, Amanda possa essere “fatta sparire” per un po’ dalla circolazione, in una sistemazione comoda e lontana dai riflettori. Il tempo necessario a permetterle un minimo di decompressione prima di tornare davvero alla normalità e magari a rilasciare un’intervista in esclusiva a un giornale o a una emittente televisiva. Per Amanda, dopo la libertà il business, com’è consuetudine in casi analoghi di tale risonanza. 

Quanto a Sollecito, è uscito dal carcere di Terni nella notte ed è arrivato poco dopo le 5 nella villa dove vive il padre, a Bisceglie, comune a una trentina di chilometri da Bari. “Sto cercando di riprendermi. Sono ancora spaesato”, ha detto al telefono all’agenzia Ansa. “Ci speravo in questa sentenza – afferma Raffaele, la voce calma – speravo in qualcosa di positivo. Finalmente mi sono riappropriato della mia vita”. Sollecito dice di non avere desideri particolari ma poco prima di lasciare il carcere di Terni dove è rimasto detenuto per quasi quattro anni aveva confidato a uno dei suoi difensori, l’avvocato Luca Maori, che il suo primo desiderio è di vedere il mare. “Ora voglio stare solo con la mia famiglia – dice ancora Raffaele – voglio solo quello. Non ho altre esigenze particolari”. Quanto ad Amanda,  “Forse la rivedrò, ma ancora non lo so. Ora voglio solo stare con la mia famiglia”. Dopo la sentenza di assoluzione, Amanda Knox ha trascorso la notte in “un luogo protetto” non meglio precisato di Roma, preparando la partenza insieme ai familiari. In una lettera fatta avere alla Fondazione Italia-Usa e riportata dall’Ansa, la giovane di Seattle ha avuto parole di gratitudine per l’Italia:  “A tenermi la mano e a offrirmi del sostegno e del rispetto attraverso le barriere e le controversie c’erano degli italiani… Chi mi ha scritto, chi mi ha difesa, chi mi è stato vicino, chi ha pregato per me. Vi sono sempre grata. Vi voglio bene. Amanda”. La decisione del presidente della Corte Claudio Petrillo Hallmann ha accolto tutte le obiezioni sollevate dalla difesa. Soprattutto, la Corte si è completamente fidata della perizia formulata dagli esperti super partes nominati dalla Corte stessa sul coltello da cucina, presunta e non più arma del delitto, e sul gancetto di reggiseno appartenente alla vittima. Unico condannato per l’omicidio a questo punto è Rudy Guedé, che sconta 16 anni di carcere in via definitiva.In una giornata che per molti ha il sapore della festa, rimane l’amarezza della famiglia di Meredith Kercher. La madre Arline, la sorella Stephanie e il fratello Lyle, con l’avvocato Francesco Maresca, terranno stamane una nuova conferenza stampa in un albergo di Perugia. Lo avevano fatto ieri, tornano a farlo oggi per ribadire la loro amarezza per il verdetto assolutorio, ma in particolare per rilanciare l’appello alla ricerca della verità sulla morte di Meredith. Perché sia fatta giustizia. Il fratello Lyle: “E’ stata una giornata lunga e difficile. Rispettiamo la Corte il sistema della giustizia italiana. Il verdetto, così certo due anni fa, è stato capovolto, Amanda e Raffaele sono liberi. Nel verdetto di due anni fa,  fu accertato che Guedé non agì da solo solo. Ora ci chiediamo: chi era con Rudy? Adesso per noi continua la ricerca”.  Sugli errori nella repertazione del dna, risponde la sorella Stephanie: “Non posso rispondere a questa domanda, sul bene o male. Non sappiamo come doveva essere rilevato il dna. Adesso ci sono 90 giorni per avere le motivazioni della Corte. la cosa più triste per noi è il non sapere chi ha commesso davvero questo crimine”. Sul rapporto con la famiglia Knox, Stephanie e Lyle: “Non possiamo perdonare nessuno, se non ha ammesso di avere colpe”.

Sul sistema giudiziario italiano, la famiglia Kercher crede di riuscire ad avere giustizia? “Ci speriamo – dice Stephanie -, ci sono stati due verdetti molto diversi. Ma come ho detto, il primo ha detto che c’erano altri quella sera. Noi pensiamo che ci sia ancora molto lavoro da fare. Abbiamo speranza. Abbiamo fiducia nel sistema, non vogliamo che paghino innocenti. Dobbiamo lasciare alla polizia e alla giustizia quella decisione”. Lyle: “Sono molto deluso, ho perso mia sorella in circostanze così brutali, l’attenzione dei media. Quattro anni passati così, ora è ancora più difficile tornare alla normalità”.

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