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Anche la mozzarella di bufala nel business di Vallanzasca

E ora anche la mozzarella di bufala. E già, perché la mafia spa non trascura niente, e come una grossa azienda investe in tutti i settori produttivi. Legali e illegali.

vallanzascaMentre le banche chiudono i rubinetti, oggi mafia, n’drangheta e camorra sono le uniche imprese in Italia a disporre di capitali freschi, in contanti, da investire. Se non si fa questo ragionamento, non si capisce perché Renato Vallanzasca (nella foto), il feroce capo della banda della Comasina negli anni Settanta, cullava il sogno di diventare un imprenditore di squisite mozzarelle di bufala.

Nelle ultime 24-48 ore, la Direzione distrettuale antimafia ha arrestato 18 persone fra Frosinone e Caserta. Fra queste, anche Antonella D’Agostino, moglie di Renato Vallanzasca. L’operazione ha portato al sequestro di aziende, bar, ristoranti, per 2 milioni di euro. L’accusa per tutti è di associazione di stampo mafioso, usura ed estorsione.

Le indagini sono partite da un giro di usura nel sud del Lazio, e hanno portato a Mondragone, in provincia di Caserta e centro nevralgico del clan. E proprio la moglie di Vallanzasca, secondo gli inquirenti, aveva un ruolo di primo piano: gestire la riscossione degli interessi dalle vittime dell’usura.

Bar, alberghi, ristoranti, tutti costretti dalla crisi a chiedere prestiti alla malavita a tassi del 100-120 per cento al mese. La donna, inoltre, avrebbe avuto un ruolo di primo piano nell’acquisto, per conto del clan camorristico dei Perfetto, di un grosso albergo a Sessa Aurunca, sempre nel Casertano.

Le indagini erano partite nel 2011. Vallanzasca, che saltuariamente usufruisce del beneficio del lavoro esterno (può uscire dal carcere dalle 7,30 alle 19), si era recato di nascosto  almeno una volta a Mondragone. E aveva praticamente concluso con il clan dei Perfetto l’avvio di un centro vendita di mozzarelle a Milano.

“Tu devi solo gestire la cosa, le mozzarelle te le spedisco io”.

Così lo rassicurava il boss, in un’intercettazione del maggio 2012. Il piano poi saltò perché al Bel Renè ad agosto fu revocato il permesso di lavoro. Ma il progetto andò in porto lo stesso, il centro di commercializzazione fu aperto a Milano dal boss, con la collaborazione di Antonella D’Agostino. Finché nelle ultime 24 ore sono scattate le manette ai polsi di entrambi. 

Ma qual’è il legame fra le estorsioni e la mozzarella? Come in tutti gli affari della mafia spa, ogni cosa ha una stringente logica aziendale. A Mondragone opera un grosso caseificio, con 200 dipendenti e capace di produrre ogni giorno 78mila pezzi di mozzarella di bufala. Di prima qualità, dice chi ha avuto la fortuna di assaggiarla.

I patron hanno avuto, purtroppo, più volte problemi con la giustizia. Arresti, inchieste, sequestri e dissequestri. Il filone è quello del riciclaggio di denaro sporco, proveniente dalle estorsioni, e anche da mediazioni, tangenti.

Quanto basta a spiegare il forte interesse di Vallanzasca ad aprire una centrale di smistamento delle mozzarelle anche nel ricco capoluogo lombardo. Un personaggio di primo piano come lui, sia pure con l’interposta persona della moglie, non si muove certo a caso.

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