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Andrea Camilleri, ed è subito narrazione

Andrea Camilleri, con tutti i suoi stupefacenti 90 anni e un bagaglio di 113 libri scritti nel corso della sua vita, oggi a Più Libri Più Liberi.

“Maestro!” Così lo accoglie il pubblico della Fiera della Piccola e Media Editoria, mentre, con un’andatura lenta e serena, si accomoda sul palco con aria lieta. È alla Fiera per presentare il suo ultimo libro, Le Vichinghe volanti e altre storie d’amore a Vigàta. Anche se in realtà, come ammette il moderatore, le opere di Camilleri ormai non hanno più bisogno di alcuna presentazione. A Montalbano però il suo creatore non può non accennare e ne parla come fosse un caro amico: “Figurati se non s’infila, quello c’entra sempre!”.

Camilleri parla e ci si dimentica della portata del personaggio. È spontaneo, divertente e acuto, lascia fluire il suo discorso proprio come fosse una narrazione e cattura l’attenzione di tutti. Tutti col fiato sospeso persino quando parla del suo modo di scrivere: “Non ho una ricetta, io seguo un ritmo interno. Quando finisco di scrivere una pagina la rileggo a me stesso e, se qualcosa non suona, la riscrivo finché il racconto non scorre. Anche la prosa ha un suo ritmo”.

Poi accenna ad un’infinità di fatti. Tutto ciò che egli ha composto prende spunto dalla vita vera. È la realtà la sua vera fonte di ispirazione, la sua musa la curiosità, non quella spicciola e sciocca, ma quella del mondo e delle persone: “Sono curioso dell’umanità. Quando passeggio sto con le orecchie che le sento diventare come antenne per captare le parole”. Tutto si fa memoria e patrimonio creativo a cui attingere.

Parla di fede e persino di Gesù: “Gesù non è la figura dolciastra che troppo spesso ci insegnano. È quello che può far dire a me, copiando Benedetto Croce, che non possiamo non dirci cristiani, cattolici no, ma cristiani è inevitabile, antistorico non dirlo”.

Di sé dice: “Io sono un uomo di molti desideri, però non ho mai desiderato la Luna. I miei desideri sono stati sempre misurati alle mie possibilità. Ho sempre avuto, anche una sgradevole, conoscenza di me e delle mie possibilità. I miei desideri sono sempre stati compatibili con i miei limiti, perciò sono sempre stati soddisfatti, anche incredibilmente, anche al di là di quanto pensassi”.

Racconta alcune situazioni della sua vita, del suo approccio alla lettura e di un aneddoto creativo che riguarda Sciascia, ma considera: “Non ho mai dovuto fare una cosa per necessità. Se dovessi stilare un bilancio della mia vita devo dire che sono stato un uomo fortunato, fortunatissimo, perché la necessità di dover fare qualcosa nella mia vita ha sempre coinciso con il piacere di fare quella cosa.” e aggiunge “Non scrivo per necessità, scrivo per piacere”. E comunque, ammette, scrivere è sempre meglio che lavorare.

Infine conclude con un ricordo a Elvira Sellerio, una delle tante donne belle e capaci che godono della sua stima: “A lei bastava uno sguardo per capire le persone e il loro modo di essere”.

Vania Amitrano

 

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