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Anniversari, in arrivo la biografia di Maria Callas

I miti rimangono tali, a prescindere dal fiume di parole che scorrono per loro. Proprio come è accaduto per Maria Callas: icona di stile e di voce, nella biografia in uscita da Gremese mercoledì prossimo.

Maria Callas di Roberta Maresci (Gremese)Perché artisti si nasce e si rimane, anche quando la voce non è proprio una meraviglia. Così è stato anche per la Divina: nata grassa (oltre sei chili) e stranamente già piena di curve proprio come sua mamma, che si girò dall’altra parte quando il medico le porse la neonata, non fu ben vista quando vide la luce. Mai accettata, Cecilia Sofia Anna Maria Kalogeropoulos (più tardi Mary Ann e, dopo il rientro in Atene, Marianna) fu però per la mamma la gallina dalle uova d’oro.

Morta in solitudine nel suo appartamento di Parigi, 36 anni fa, il 2 dicembre avrebbe compiuto novant’anni se solo fosse ancora tra noi. Ma per i cultori della musica lo è. D’altronde la storia dell’opera conferma: “a.C. e d.C., cioè prima della Callas e dopo la Callas”, come lei stessa diceva parlando di sé in terza persona. Evitando accuratamente di raccontare dettagli su Omero, il figlio avuto da Aristotele Onassis, partorito con il cesareo all’ottavo mese e vissuto solo un giorno.

La storia di Maria Callas è quella di un soprano specializzato sia nel canto di forza, che nel canto acrobatico. Donna vissuta d’arte e d’amore, è morta in grande solitudine prematuramente, pochi sanno che fu spinta dalla mamma a esibirsi in stamberghe piene di soldati e, invano, a prostituirsi. Sembra che però la passione, quella che fa perdere davvero la testa e il controllo dell’istinto, non la conobbe con il marito Meneghini, ma solo con Onassis.

A prescindere dai gusti in tema di uomini maturi, fu insonne, miope e affetta da dermatomiosite. Ma fu anche grafomane, ambiziosa, perfezionista e di grande carattere. Lo dimostrò sempre, anche quando la sarta Biki disse di ritornare in atelier con almeno 30 chili in meno. E così fu: colpita nell’orgoglio la Callas reagì da leonessa. Con determinazione feroce si chiuse nella sua camera, appese una foto di Audrey Hepburn e iniziò una dieta drastica.

Leggenda vuole che fu una tenia ingoiata bevendo una coppa di champagne a farle tramutare il ventre matronale in vitino da vespa. Con grande sacrificio comunque, perché era una patita del cibo. Di questo e altro si parla nel libro “Maria Callas” (Gremese editore, pag. 160, euro 12,90). Scritto da Roberta Maresci, è consigliato da Diva Universal (partner della collana editoriale dedicata dalle “Donne nel mito”) che, nel giorno del compleanno della Callas, trasmette su Sky ( Canale 129) un mini documentario, prendendo proprio spunto dal libro.

Organizzato come un antologia di fiabe, che titolano i capitoli, questo bel romanzo racchiude la storia di una donna diventata ricca, amata e famosa. Che ha avuto tutto e tutto ha perso.

“Era un mostro, un insieme di grandi virtù e di terribili debolezze umane. Una donna molto complessa”, ha ricordato l’amico Franco Zeffirelli.

Colpa di Litysa: la mamma, che però dava la colpa della sua testardaggine a un incidente al quale sopravvisse nel luglio 1929. Maria aveva sei anni. Ma vide la morte negli occhi. Fu quando, sfuggita al controllo della madre, la piccola tentò di raggiungere la sorella Yakinthy, intravista dall’altro lato della 192ima strada di Manhattan. La bimba le corse incontro e un’automobile la colpì in pieno, trascinandola sotto le ruote per molti metri prima di riuscire a fermarsi. L’incidente fu tragico. Trasportata subito all’ospedale di St. Elizabeth, dopo 22 giorni uscì dal coma. Giorni nei quali, secondo le confessioni della Callas ad Eugenio Gara, sentì delle strane musiche ronzarle nelle orecchie. Da quel momento la Callas divenne un assegno in bianco per Litsa: l’avrebbe potuto incassare dove, come e quando voleva. E così fece finché le fu permesso.

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