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Attacco ai musulmani, ancora sangue a Londra

La scorsa notte un altro attentato, il quarto dall’inizio dell’anno, ha insanguinato l’Inghilterra. Un uomo alla guida di un furgone bianco ha investito un gruppo di musulmani nei pressi di una moschea a Finsbury Park a Londra. Un uomo è morto, otto persone sono ricoverate in ospedale, altri due feriti in modo meno grave sono stati medicati sul posto.

L’attentatore è un uomo di 48 anni. Immobilizzato dagli astanti, è stato arrestato dalla polizia dopo il suo arrivo. Descritto come “bianco e senza barba”, è stato poi identificato da Scotland Yard, ma le sue generalità non sono state diffuse.

Secondo quanto ha detto il vicecommissario della Metropolitan Police, Neil Basu, in una breve conferenza stampa, le autorità stanno trattando l’incidente come “un attentato terroristico” e il Counter Terrorism Command ha già preso il controllo delle indagini. Si è trattato quindi di un gesto deliberato. Non ci sono prove del coinvolgimento di altre persone.

Il vicecommissario ha anche confermato che la vittima e tutti i feriti fanno parte della comunità musulmana.

Sempre secondo Basu, le prime chiamate al numero di emergenza della polizia sono arrivate alle 00.21 locali (quando in Italia era l’1.21 di notte), e i primi agenti – già di pattuglia in quella zona – sono arrivati subito sul luogo dell’investimento, raggiunti nei minuti seguenti da altri colleghi. La polizia, quindi, non condivide la ricostruzione secondo cui le forze dell’ordine sarebbero arrivate in ritardo sulla scena. Smentita anche la voce secondo cui dopo l’investimento l’attentatore avrebbe continuato ad attaccare le vittime armato di coltello.

I fedeli sono stati investiti mentre stavano uscendo dalla Muslim Welfare House, un centro islamico dov’era appena finita una veglia di preghiera: è una tradizione piuttosto comune durante il mese di Ramadan, quando i musulmani devoti digiunano durante il giorno, e quindi molte delle loro attività si spostano di notte.

Secondo i racconti dei testimoni, l’uomo ha diretto il furgone contro di loro ad alta velocità. Alcuni hanno avuto i riflessi abbastanza pronti da schivarlo, altri sono stati colpiti dal mezzo. Poi l’attentatore è sceso dal mezzo, urlando di voler “uccidere tutti i musulmani”.

L’uomo “si era messo a correre”, racconta un testimone alla BBC. “L’ho colpito allo stomaco e lo abbiamo bloccato”. Un video lo mostra bloccato contro il furgone, mentre alcuni dei presenti incitano altri a non fargli del male e ad aspettare la polizia.

“Abbiamo lavorato duramente per decenni per costruire una comunità pacifica e tollerante a Finsbury Park e condanniamo fermamente qualsiasi atto d’odio”, si legge in un comunicato della direzione del centro. Negli anni ’90 la moschea di Finsbury Park fu al centro delle attenzioni dell’antiterrorismo, e a un certo punto fu anche chiusa d’autorità, perché ospitava il predicatore Abu Hamza al-Masri, ora in prigione negli USA per reati legati al terrorismo. Tra i suoi seguaci c’era anche Richard Reid, l’uomo che nel 2001 aveva tentato di far esplodere una bomba nascosta nella scarpa su un aereo American Airlines. Ma da allora le cose sono cambiate radicalmente: oggi la moschea è protagonista di numerose iniziative per la convivenza pacifica tra le religioni.

La premier Theresa May si è detta vicina ai feriti e ha ringraziato i responsabili dei soccorsi. Stamattina, in una riunione d’urgenza, le autorità hanno rinforzato la vigilanza da parte della polizia come chiesto dal Muslim Council of Britain, la più importante associazione che difende i diritti dei cittadini musulmani nel Paese, contro “violente manifestazioni d’islamofobia” come questa.

Intanto, però, monta la polemica su una presunta disparità di trattamento da parte delle istituzioni e della stampa nei confronti degli atti violenti commessi da bianchi o da membri di altre comunità etniche e religiose. Molti commentatori hanno criticato la riluttanza a definire “terrorista” un bianco, e anche la notizia di una perizia psichiatrica sul responsabile dell’attacco di Finsbury Park è stata accolta con un certo fastidio, quasi fosse un modo per giustificare, o quantomeno dare un’altra matrice all’attentato.

Tra i critici – insieme a tanti musulmani, com’era prevedibile – c’è anche la scrittrice J.K. Rowling, l’autrice della saga di Harry Potter, che ha chiesto di indagare sul processo che ha portato l’attentatore a “radicalizzarsi”, come si fa quando si segue la pista jihadista.

F.M.R.

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