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Bancarotta, papà-Renzi resta indagato a Genova

Tiziano Renzi, padre dell’attuale presidente del Consiglio, resta indagato per bancarotta fraudolenta dopo il fallimento, avvenuto nel 2013 della Chil Post, ex società di famiglia.

A far ripartire le indagini della procura di Genova, dopo che il pm ne aveva chiesto l’archiviazione a marzo di quest’anno, è stata una denuncia di un creditore della suddetta società, Vittorio Caporali, al giudice preliminare Roberta Bossi, dove si dichiara l’archiviazione “prematura” a causa di “presunte anomalie” registrate nel periodo di dirigenza di Tiziano Renzi. Un’udienza del gip è quindi attesa nei prossimi giorni per chiarire l’intera vicenda.

Storia di un fallimento. Quando la società che si occupava di distribuzione di giornali è fallita, nel 2013, aveva già cambiato nome (da Chil a Chil Post srl), e non era più di proprietà del padre del premier, ma era stata venduta nel 2010 all’imprenditore Gian Franco Massone. L’azienda di famiglia aveva già una condanna al pagamento di 8mila euro per appropriazione di materiali altrui e il mancato pagamento di 6 mesi d’affitto nel 2005, quando dopo un cambio di sede aziendale, viene denunciata dal proprietario delle mura. I debiti ammontavano a circa un milione e 125.000 euro nei confronti di diciannove creditori. L’azienda, intestata dal 1999 al 2004 a Matteo Renzi e alla sorella, era stata trasferita dalla Toscana a Genova nel 2003 e nel 2007 era arrivata a fatturare 7 milioni di euro.

L’ipotesi accusatoria iniziale. Nello stesso anno in cui la Chil passa nelle mani di Massone, imprenditore genovese, un ramo della società viene venduto ad un’altra società di famiglia, la Chil promozion srl, poi divenuta la Eventi 6 srl, presieduta dalla moglie di Tiziano Renzi, Laura Bovoli per la cifra di poco più di 3000 euro.

Secondo l’accusa iniziale, Renzi senior avrebbe venduto l’unico ramo sano della sua società alla moglie, ad un prezzo eccessivamente basso per non destare sospetti, trasformando di fatto la Chil nell’equivalente di una  “bad bank”, un contenitore in questo caso non di titoli tossici, ma di debiti e attività in passivo, contribuendo al fallimento della società per poi liberarsene.

A segnalare la vendita al tribunale di Genova, nel 2013, era stato il curatore fallimentare della Chil Post.

Ovviamente tutto è ancora da chiarire. Da rilevare che la richiesta di archiviazione nei confronti di Tiziano Renzi, promossa dal pm Marco Airoldi, era dovuta allo slittamento delle indagini verso Antonello Gabelli e  Mariano Massone (figlio di Gianfranco) i due amministratori della società dal 2010, come responsabili (loro, e non il padre del premier, che aveva già venduto l’azienda) del fallimento della Chil srl.

A conclusione delle indagini preliminari, i due “Distraevano – scrive il pm  – parte del patrimonio della societa’ facendo assumere a Chil Post srl debiti di terzi senza alcuna contropartita, effettuando pagamenti non giustificati, dirottando a terzi somme ricevute in pagamento di prestazioni rese e non contabilizzando pagamenti ricevuti”.

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