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Bangladesh, ferito missionario italiano

Meno di due mesi dopo l’omicidio del cooperante Cesare Tavella, un altro italiano, un missionario, è stato aggredito in Bangladesh. Il religioso, di nome Piero Parolari, è stato ferito alla testa e al collo a colpi di pistola. È ricoverato in condizioni gravi a Dinajpur, la città dove è avvenuta l’aggressione, ma secondo i medici non corre pericolo di vita.

Don Parolari è un medico cinquantenne originario della provincia di Lecco, in Bangladesh dal 1984. Nella città di Dinajpur – nel nord del Paese, a più di 400 km dalla capitale Dhaka – lavora nella parrocchia di Suihari.

Secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato aggredito mentre andava in bicicletta da tre uomini che lo avrebbero affiancato a bordo di una moto.

L’ambasciatore italiano a Dhaka, Mario Palma, ha riferito che il religioso è cosciente, ma può comunicare soltanto a gesti a causa delle ferite al collo, e che nelle prossime ore dovrebbe essere trasferito in un ospedale della capitale.

Il gesto non è stato ancora rivendicato. Si teme che si possa ricondurre alla stessa matrice jihadista degli omicidi di Tavella e del cooperante giapponese Kunio Hoshi, ucciso pochi giorni dopo il suo collega italiano. Quei due attentati erano stati rivendicati da un gruppo che proclamava di essere affiliato all’ISIS, ma le autorità bengalesi hanno sempre smentito categoricamente qualsiasi presenza sul loro territorio dell’autoproclamato Califfato.

Secondo Palma, invece, si potrebbe trattare di un tentativo di scatenare il disordine e avvelenare il dibattito pubblico: nelle prossime ore un tribunale di Dhaka pronuncerà il verdetto del processo contro due politici di opposizione, e tutto il Bangladesh aspetta quel momento con il fiato sospeso. I due imputati – Ali Ahsan Mohammad Mujahid, del partito Jamaat-e-Islami, e Salauddin Quader Chowdhury, del Bangladesh Nationalist Party – sono accusati di aver commesso crimini contro l’umanità ai tempi della guerra di secessione che nel 1971 portò il Bangladesh a staccarsi dal Pakistan. In vista dell’occasione, ricorda l’ambasciatore, la polizia bengalese ha operato “migliaia di fermi e arresti”.

Negli ultimi due anni, in Bangladesh si sono moltiplicati gli episodi di violenza contro gli stranieri e contro i sostenitori della libertà religiosa. “Non possiamo dire se sia un fenomeno organizzato” – ha dichiarato ancora Palma – ma “l’esito è lo stesso e le vite sono in pericolo”.

F.M.R.

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