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Berlusconi e il rebus del ritorno in politica

Berlusconi lascia la politica. Oppure no. Appena quattro giorni fa, l’ex premier aveva ventilato la possibilità di un ritiro definitivo dai pubblici uffici: “Ormai sono fuori dalla politica, ma ho  un grande senso di responsabilità nei confronti del mio Paese”.

A questa dichiarazione, se ne è aggiunta una più recente, in cui lo storico leader di Forza Italia ha voluto precisare che non si tratterà di un vero e proprio “ritiro”, quanto di un lavoro “dietro le quinte”: “Anche da bordo campo sento la responsabilità di occuparmi ancora di quello che succede contro la sinistra che ha una bulimia di potere preoccupante”, ha affermato Berlusconi.

La volontà sarebbe quella di creare “un movimento che abbraccerà tutti i moderati italiani”, un partito che “non sarà guidato da me, ma da un mio erede”, nel quale l’ex Cavaliere ha intenzione di “mettere a disposizione del paese” le proprie esperienze di “uomo di stato e imprenditore”.

Quel che è certo è che il “futuro erede” non sarà deciso tramite il meccanismo delle primarie: “La storia insegna che i grandi leader come De Gasperi, Craxi non sono mai passati per le primarie”, afferma Berlusconi, che aggiunge di considerare i possibili nomi “che potrebbero prendere il mio posto come leader del movimento”.

L’addio dell’ex premier a Forza Italia è in realtà il secondo, dopo quello dell’europarlamentare Raffaele Fitto: “Per quanto mi riguarda, Fi è un capitolo chiuso -commenta l’ex delfino- e soprattutto dopo le ultime performance pugliesi non ci sono più le condizioni per restare”. In effetti, dopo gli ultimi risultati del partito alle regionali, l’impressione è di assistere all’abbandono della nave che affonda: nel Trentino Alto Adige, dove nel 2009 Forza Italia aveva ottenuto il 7,19%, ha invece raggiunto solo il 2,31% dei voti. La Lega ha invece superato di tre volte questo risultato.

Intanto il leader leghista Matteo Salvini, forte anche dei risultati del suo partito, afferma che non esiste nessun “diritto di sangue”, né “eredi e dinastie, ma cittadini che dovranno scegliere il programma e i candidati per sfidare Renzi”.

E se chi, come possibile “erede” di Berlusconi, pensa proprio a Salvini, il giornalista Vittorio Feltri afferma in un’intervista che, nonostante “abbia indubbiamente dimostrato di essere molto abile nel raccogliere i voti dispersi del centrodestra”,  perché  capace di cavalcare alcuni temi che stanno a cuore a una parte cospicua dell’opinione pubblica, gli manca il voto moderato”.

“In particolare al Sud, dove la Lega nord ha scoraggiato i meridionali che, per molti anni, si sono sentiti attaccati. Salvini potrà diventare fortissimo al Nord, e magari anche al Centro, ma senza il Sud non si vincono le elezioni”, aggiunge Feltri.

 

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