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Bersani: «Basta accuse»

bersani-6-10-324x230Pier Luigi Bersani? E’ andato su tutte le furie. Le critiche mosse dai media sui vari casi Tedesco, Penati e Pronzato hanno fatto letteralmente uscire fuori di testa il segretario Pd. E giù con le accuse:«Le macchine del fango iniziano a girare» dice il numero uno del Partito democratico. E avverte: «Se sperano di intimorirci si sbagliano di grosso. Le critiche le accettiamo le aggressioni no, le calunnie no, il fango no. Da oggi iniziano a partire le querele e le richieste di danni. Sto facendo studiare la possibilità di fare una class action» da parte di tutti gli iscritti al Pd. Il Pd – sottolinea Bersani – «è totalmente estraneo a tutte le vicende di cronaca di cui si parla» e assicura: «Il turbamento non ci farà chiudere la bocca».

I democratici, osserva Bersani, «si stanno muovendo su quattro principi: il rispetto assoluto della magistratura, il principio per cui, onorevoli o meno, tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, quello per cui chi è investito di una funzione pubblica, quando è indagato, fa un passo indietro per non imbarazzare il partito, al netto della presunzione di innocenza. E infine chiediamo che si faccia una legge sulla trasparenza dei partiti». E’ in una conferenza stampa alla Camera che Bersani ammette alcuni errori nella gestione della vicenda del senatore Tedesco a Palazzo Madama. Anche se, ci tiene a sottolineare l’attuale segretario, non aveva nessuna responsabilità. Ai democratici però, secondo Bersani, va comunque riconosciuta una cosa: «Siamo andati alla Camera e al Senato a chiedere l’arresto» di Papa e Tedesco. «Questa cosa non può passare in cavalleria. Siamo stati coerenti. Lo si riconosca». Da Bersani arriva, infine, un invito alla Lega. «Non è più tempo di guerre guerreggiate tra maggioranza e opposizione – dice -, è tempo di prendere decisioni di fondo. Chi nella destra comincia a percepire l’insostenibilità della cosa, la Lega o altri, crei le condizioni per andare al Quirinale». Non poteva mancare da parte del leader Pd una lettera al Fatto. «Non dovrebbe essere troppo disagevole considerare quali siano le persone che davvero ho motivato e promosso in lunghi anni di vita amministrativa. Ho la presunzione di credere che verrebbe riconosciuto che si tratta di gente in gamba e di gente sicuramente perbene», scrive Bersani. E spiega: «Il ministro delle Attività produttive conosce tutti i principali imprenditori italiani. Li conosce, non li sceglie. Gavio, segnalandomi la preoccupazione per un contenzioso aperto con la Provincia di Milano, mi disse di non conoscere il presidente appena insediato e mi chiese di favorire un incontro con Penati. Così feci, via telefono». Il leader democratico chiede poi di mettere la vicenda Pronzato «nelle giuste dimensioni». «Ho saputo dai giornali che Pronzato era un mio uomo. Non è mai stato mio consigliere alle Attività produttive», scrive. «Lo trovai 11 anni fa al ministero dei Trasporti come consigliere ministeriale, lo confermai assieme agli altri consiglieri per il solo anno in cui fui ministro. Divenne consigliere Enac parecchi anni dopo». «Quella del doppio incarico è una cosa inopportuna», aggiunge. «Non nego dunque di aver ricavato insegnamenti dalla vicenda, ma vorrei che fosse messa nelle giuste dimensioni».

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