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Bruxelles sveglia Letta dal sogno della ripresa

La Commissione europea boccia la legge di stabilità: misure non sufficienti per abbattere il debito pubblico. Imprese, aumentano ancora i fallimenti.Commissione-Europea-2“La ripresa è dietro l’angolo”, aveva detto due giorni fa il premier Enrico Letta. Oggi le sue certezze scricchiolano di fronte a due messaggi: uno arriva direttamente da Bruxelles, dove la Commissione europea ha esaminato la bozza di legge di stabilità, in discussione al Senato, e ha constatato che non è sufficiente per far sì che gli impegni assunti dall’Italia siano rispettati.

“C’è un rischio che la bozza del piano di bilancio per il 2014 non rispetti le regole del Patto di stabilità e crescita – ha dichiarato il vicepresidente della Commissione, Olii Rhen -. In particolare, l’obiettivo di riduzione del debito nel 2014 non è rispettato”.

Se la bocciatura permarrà, l’Italia non potrà beneficiare della clausola che consentirebbe di sbloccare tre miliardi di investimenti per il 2014. La riduzione del debito pubblico è stata giudicata non sufficiente. Per rientrare nei parametri e contenere il rapporto deficit/Pil nei limiti del 3% saranno necessari ulteriori correttivi.

Secondo la Commissione, inoltre, i debito pubblico italiano raggiungerà nel 2014 la quota record del 134% del Pil, prima di cominciare a scendere anche grazie agli interventi di spending review, che saranno presentati dal commissario Cottarelli.

I piani del governo, a questo punto, si complicano ulteriormente e non solo per la valanga di emendamenti al disegno di legge stabilità. Le proposte di modifica al testo inizialmente erano tremila, ma saranno tagliate almeno di duemila unità, secondo un accordo raggiunto ieri in maggioranza.

Intanto, c’è un altro dato che mina l’ottimismo di Letta ed è quello sui fallimenti delle imprese italiane nei primi nove mesi del 2013. Quasi diecimila società hanno dichiarato il default, un aumento del 12% rispetto allo stesso periodo del 2012, ma soprattutto un nuovo record in un anno, il 2013, che nelle previsioni prima di Monti, poi di Letta avrebbe dovuto segnare il primo passo verso la ripresa. Secondo il Cerved, tuttavia, il fallimento delle imprese ha raggiunto il livello “massimo osservato da più di un decennio nel periodo gennaio-settembre”.

Le più colpite sono le industrie di servizi, con un aumento di fallimenti pari al 14 per cento. E’ altrettanto preoccupante la crescita dei default nel settore manufatturiero (+11 per cento), che sembrava dare segnali di ripresa nel 2012. E’ costante, invece, la crisi nel settore delle costruzioni: per risollevarlo il governo ha puntato sulla riduzione delle tasse sulla casa. Le rilevazioni nel prossimo semestre diranno se le politiche della maggioranza Pd-Pdl sono state efficaci.

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