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Bufera sul giudice Esposito e la sua intervista

Tutto comincia con l’intervista rilasciata dal giudice Antonino Esposito, a capo del collegio della Cassazione che ha emesso la sentenza Mediaset, al quotidiano Il Mattino,pubblicata nella edizione di martedì 6 agosto. Intervista in cui il magistrato spiega come si è arrivati alla sentenza di condanna di Silvio Berlusconi per il caso Mediaset.

“Noi potremmo dire: tu venivi portato a conoscenza di quel che succedeva, non è che tu non potevi non sapere perché eri il capo. Teoricamente, il capo potrebbe non sapere. No, tu venivi portato a conoscenza di quello che succedeva. Tu non potevi non sapere perché tizio, caio o sempronio hanno detto che te lo hanno riferito. E’ un po’ diverso da non poteva non sapere”. Lo dice Esposito al giornalista in una telefonata che, secondo Giuseppe Esposito (un caso di omonimia solo per cognome), vicepresidente dei senatori del Pdl, “ricorda la drammatica intercettazione del capitano Schettino.  Malafede, bugie e incompetenza simili – scrive il vicepresidente del Copasir su twitter – E il Paese va a sbattere per vergognosa incapacita’. Noi meridionali con queste persone ai posti di comando non ci facciamo di certo una gran figura”.

Davvero gravi le affermazioni del giudice Esposito, che ovviamente si è affrettato a smentire l’intervista definendo il passaggio sopra riportato “completamente inventato”. Purtroppo per lui il direttore del quotidiano, Alessandro Barbano, ha confermato la veridicità di quanto scritto esistendo anche una registrazione del colloquio con il giornalista che può provarlo.

“Solo nei processi nei confronti del presidente Berlusconi possono verificarsi fatti simili – ha dichiarato l’avvocato Niccolò Ghedini, del collegio di difesa del Cavaliere – Prima del deposito della motivazione nel processo cosiddetto ‘Diritti’ il presidente del collegio della sezione feriale della Corte di Cassazione dott. Esposito avrebbe anticipato le motivazioni della sentenza ad un giornalista del Mattino di Napoli che lo ha riportato con grandissimo risalto. Il fatto in sé è ovviamente gravissimo e senza precedenti”. “Fra l’ altro – osserva Ghedini – il dott. Esposito avrebbe affermato che il presidente Berlusconi sarebbe stato avvertito delle asserite illecite fatturazioni da ‘ Tizio, Caio e Sempronio’ e per ciò meritava la condanna. La tesi in punto di diritto è del tutto errata, ma come qualsiasi controllo degli atti può dimostrare così non è. Mai nessun testimone ha dichiarato che Silvio Berlusconi conoscesse o si occupasse dell’ acquisto dei diritti cinematografici né in particolare che si occupasse degli ammortamenti o delle dichiarazioni fiscali. Dunque il presidente Berlusconi doveva essere assolto”. Riguardo alla smentita dello stesso giudice, anche davanti alla trascrizione  letterale di una registrazione, per Ghedini  “è evidente che gli organi competenti dovranno urgentemente verificare l’ accaduto che non potrà non avere dei concreti riflessi sulla valutazione della sentenza emessa”.

Se “siamo al deposito delle motivazioni in edicola. Senza parole”, come scrive su twitter il ministro delle Riforme, Gaetano Quagliariello (Pdl), “visto che ormai il ghiaccio è stato rotto – incalza l’altro avvocato di Berlusconi Franco Coppi – Esposito dica anche chi sono gli informatori del Cavaliere. Ci dica nomi e cognomi e gli atti del processo da cui risultano queste dichiarazioni. Se si parla della motivazione prima ancora che sia depositata, allora dica tutto…”.

E la giornata di polemiche, che si è conclusa con un’ informativa al Guardasigilli, Annamaria Cancellieri a cura del primo presidente di Cassazione, Giorgio Santacoroce, e una richiesta di avvio pratica al Csm. “Ho provveduto a inviare al ministro della Giustizia una nota per riferirle i fatti, così come mi sono stati riferiti da Esposito” – ha dichiarato Santacroce – Reputo inopportuna l’ intervista, per noi i magistrati parlano solo attraverso le sentenze”.

I consiglieri laici del Csm in quota Pdl hanno chieso invece “l’ apertura di una pratica per la valutazione della deontologia del presidente Antonio Esposito:  “Viene violato un obbligo di riservatezza – ha osservato il consigliere Nicolò Zanon –  la sentenza non è stata ancora depositata”.

Ma per Rodolfo Sabelli, presidente dell’ Associazione nazionale magistrati, quanto accaduto tra fatti e polemiche è “una tempesta in un bicchier d’ acqua”. Essendo una sentenza irrevocabile, per Sabelli “non si può parlare di un’ anticipazione di giudizio” e le parole di Esposito “non hanno alcun effetto processuale: il giudicato è intangibile”.

Detto questo, rimane il fatto, ricordato anche da Sabelli che “non è opportuno che il titolare di un procedimento ne parli, proprio per evitare polemiche, soprattutto in procedimenti che hanno un forte rilievo mediatico come questo”.

Ma si sa che spesso c’è chi indugia davanti alla possibilità di un momento ed uno spazio tutto suo di celebrità, da protagonista. Ben diverso però – ed è questo il caso –  è il protagonismo che, come qualcuno ha osservato, altro non è se non la forza che spinge gli imbecilli a manifestarsi.

 

 

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