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Cameron a Parigi: “Anche UK bombardi l’ISIS”

Anche la Gran Bretagna potrebbe partecipare ai bombardamenti contro l’ISIS. Oggi a Parigi, dove ha incontrato il presidente della Repubblica francese François Hollande, il premier britannico David Cameron ha annunciato che farà pressione sul Parlamento di Londra perché approvi l’intervento armato già questa settimana.

Parigi e Londra hanno concordato di collaborare nella lotta al terrorismo: è una prima risposta all’appello del presidente USA Barack Obama, che ieri da Kuala Lumpur – dov’è intervenuto al vertice dell’ASEAN, la comunità politica ed economica degli Stati del Sudest asiatico – ha promesso di distruggere il Califfato.

Sulla guerra civile siriana, Obama ha ripetuto che la priorità è arrivare a un cessate il fuoco, possibilmente con l’aiuto diplomatico di Russia e Iran oltre agli amici storici, Arabia Saudita e Turchia; ma poi è “inevitabile” che il presidente Bashar al-Assad lasci il potere. “Non è concepibile che Assad possa riguadagnare legittimità in un Paese in cui la maggior parte della popolazione non vuole più Assad”, ha detto il presidente USA. A Washington si teme che la permanenza del rais possa minare la tenuta del cessate il fuoco e rendere inutili gli sforzi di pace.

Cameron e soprattutto Hollande hanno ripetuto la stessa raccomandazione. Nella conferenza stampa tenuta dopo aver reso omaggio al Bataclan e dopo il colloquio a porte chiuse, Hollande ha annunciato che la Francia “intensificherà i bombardamenti in Siria scegliendo gli obiettivi che facciano più danni possibile all’esercito terrorista dell’ISIS”.

Cameron, da parte sua, ha promesso che il Regno Unito fornirà tutto l’aiuto che autorizzerà il parlamento per sconfiggere quella che in un tweet a caldo ha chiamato “la malvagia setta della morte”, cioè l’ISIS.

Intanto a Bruxelles il livello d’allarme resta altissimo. “Il lavoro non è ancora finito”, come ha detto il ministro dell’Interno Jan Jambon, neanche dopo l’operazione coordinata delle forze di sicurezza che ieri notte ha portato a sedici arresti in tutto il Belgio.

Il bilancio della maxiretata non permette ancora di cantare vittoria: in nessuno dei nascondigli si sono trovate armi né esplosivi, e i due ricercati che interessano di più agli inquirenti sono ancora a piede libero. Uno dei due sarebbe un ex foreign fighter inglese, compagno di militanza di Jihadi John; l’altro è Salah Abdeslam, l’unico superstite conosciuto del commando che ha colpito a Parigi. Mohammed Abdeslam, il fratello di Salah, gli ha rivolto un ennesimo appello a costituirsi: “meglio in prigione che al cimitero”, come il terzo fratello, Ibrahim, che si è fatto esplodere al Bataclan. Ma la fuga della primula rossa jihadista continua ed è giallo sulla sua presenza a Liegi: testimoni giurano di averlo visto a bordo di una BMW nera, che avrebbe poi abbandonato per proseguire forse verso la Germania. Quando però l’auto è stata ritrovata – a Rocourt, alla periferia della città – il procuratore federale si è affrettato a dichiarare che “non ha a che fare” con la fuga di Abdeslam.

Quindi anche oggi, come si diceva, Bruxelles trattiene il fiato. Stamattina le forze dell’ordine hanno eseguito altre sette perquisizioni e arrestato altri cinque sospetti, portando il totale a 21. In città sono ancora chiusi scuole, centri commerciali, metropolitana e tram, e le pattuglie di esercito e polizia sono onnipresenti. Anche le istituzioni UE funzionano a ranghi ridotti: il Consiglio ha alzato il livello d’allarme interno da giallo ad arancione, e ha annullato tutte le riunioni dei gruppi tecnici di lavoro. Confermati invece gli incontri del livello più alto, cioè l’Eurogruppo e il vertice ministeriale sull’Istruzione, che si terranno regolarmente nel pomeriggio. Sono aperti invece gli uffici della Commissione, così come la rappresentanza a Bruxelles dell’Europarlamento.

Filippo M. Ragusa

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