Carmelo_Zuccaro

Caso ONG, la versione di Zuccaro

Intercettare gli SOS lanciati da telefonini satellitari, indagare sui finanziamenti alle ONG, schierare agenti di polizia giudiziaria a bordo delle loro navi.

Sono queste alcune delle proposte fatte oggi dal procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, alla Commissione Difesa del Senato, che sta indagando sul ruolo delle organizzazioni non governative nelle operazioni di ricerca e soccorso di naufraghi nel tratto di Mediterraneo che separa la Sicilia dalla Libia e dalla Tunisia (in inglese Search and Rescue, da dove viene l’abbreviazione SAR).

Era stato proprio Zuccaro, nelle scorse settimane, a scoperchiare il vaso di Pandora con le sue dichiarazioni su presunte connivenze tra ONG e trafficanti di esseri umani.

Oggi a Roma il procuratore ha chiesto di essere “messo nelle condizioni di poter indagare su queste organizzazioni di trafficanti”:

È uno sforzo che vale la pena. Sono forti e in grado di impedire la formazione di un governo ufficiale nello Stato libico.

Le intercettazioni, quindi, sarebbero “utili” a “riprendere l’azione investigativa”: analizzando il traffico dei Thuraya, gli apparecchi satellitari usati da trafficanti e scafisti, “potrebbero emergere elementi importanti” per identificarli.

Gli scafisti ricevono spesso l’indicazione di gettare in mare il telefono se il soccorso viene fatto da navi militari, mentre con navi civili il satellitare viene preso da terze persone e riutilizzato per altre operazioni di soccorso. Sono state infatti segnalate chiamate partite dallo stesso cellulare.

Zuccaro ha ancora dato voce ai suoi sospetti su alcuni operatori umanitari, che ha definito figure “non proprio collimabili con quelle dei filantropi”. I suoi sospetti, però, si concentrano sulle “ONG di più recente nascita” (sarebbe “molto utile individuare” le loro “fonti di finanziamento”). Non è in discussione l’attività di salvare vite umane in mare:

Il fine di solidarietà è tra i più nobili tra quelli perseguiti dall’uomo, e tanto più è vasta tanto più è nobile. Ma in questo caso vi sono interessi in gioco non solo di chi viene salvato.

Fra le altre proposte, il procuratore ha chiesto anche di schierare agenti di polizia giudiziaria a bordo delle navi delle ONG e di obbligare i natanti a battere la bandiera del Paese dove ha sede la ONG.

Poche ore prima di essere ascoltato dalla Commissione Difesa del Senato, Zuccaro ha incassato la solidarietà del procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri. Intervistato da Radio 24, Gratteri lo ha definito “una delle persone più serie che ci siano in Magistratura”: una “persona serissima, perbene e, oserei dire, un gentiluomo”.

Se ha detto questo lui, probabilmente, ha delle informazioni certe dei Servizi, tipo intercettazioni, delle intercettazioni preventive, che vengono utilizzate per la cattura dei latitanti, però poi non possono, sul piano probatorio, sul piano processuale, essere spendibili in dibattimento.

“Inventarsi di sana pianta” accuse tanto gravi contro le ONG – ha concluso Gratteri – “non è da lui”, “non è l’uomo che conosco io”.

L’audizione di Zuccaro era il momento più atteso della giornata della Commissione Difesa. Stamattina lo aveva preceduto l’ammiraglio Donato Marzano, comandante in capo della Squadra navale. Come già ieri il procuratore di Siracusa, Francesco Paolo Giordano, Marzano ha detto di non avere alcuna prova che le ONG nel canale di Sicilia abbiano fatto niente di illegale.

Non esiste alcuna evidenza di manovre delle navi delle ONG che abbiano costituito intralcio per le operazioni del dispositivo Mare sicuro della Marina Italiana.

A Catania la Procura diretta da Zuccaro ha aperto da tre mesi un’indagine conoscitiva partendo da informazioni riservate, che non possono essere usate in sede processuale. A fornirgliele è stata Frontex, l’agenzia UE che si occupa di sorvegliare le frontiere esterne dell’Unione. Ieri il presidente del Copasir, il deputato leghista Giacomo Stucchi, ha escluso l’esistenza di un dossier analogo compilato dai servizi segreti italiani. Smentendo quanto aveva sostenuto, solo poche ore prima, il segretario federale del suo stesso partito, Matteo Salvini.

Oltre a riferire sul fascicolo di Catania, oggi ci si aspetta che Zuccaro faccia alcune proposte alla Commissione per regolamentare meglio il ruolo delle ONG nel soccorso ai migranti. Secondo indiscrezioni di stampa potrebbe proporre di creare una white list, cioè autorizzare ad operare solo le organizzazioni che soddisfano alcuni criteri (su tutti la trasparenza dei bilanci), o stabilire l’obbligo di tracciabilità delle rotte.

L’ammiraglio Marzano è stato sentito come persona informata, perché la squadra ai suoi ordini ha il controllo del sistema radar integrato che permette di tenere sotto controllo la rotta delle navi che incrociano nella zona SAR. Perciò le domande della Commissione si sono concentrate sulla rotta percorsa dai natanti delle organizzazioni umanitarie. “Qualche volta, ma sempre in raccordo con la centrale operativa della Guardia costiera”, le navi delle ONG hanno sforato nelle acque territoriali libiche, “ma lo hanno ammesso anche loro”. “Normalmente tutti operano con i transponder accesi”; certo, per chi intende fare qualcosa di illecito resta la possibilità di spegnerli – e scomparire dalle mappe radar – “ma questo vale per tutti”, non solo per gli operatori umanitari.

Ieri era stato il turno del procuratore Giordano. “A noi come ufficio non risulta nulla per quanto riguardi presunti collegamenti obliqui o inquinanti tra ONG, o parti di esse, con i trafficanti di migranti”, aveva detto in Commissione. Per poi ribadire: “Nessun elemento investigativo”.

Giordano aveva riconosciuto che alcune ONG hanno un atteggiamento più collaborativo di altre nei confronti dell’autorità giudiziaria, ma “non l’abbiamo mai interpretato come un ostacolo alle indagini, ma come un atteggiamento ideologico, una sorta di coerenza”.

F.M.R.

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