Caso Scazzi: chiesto ergastolo per Sabrina e Cosima

In conclusione della lunga requisitoria del pm Buccoliero, l’ergostolo sembra essere la condanna esemplare per le presunte assassine di Sarah, Cosima e Sabrina. Nove anni per Misseri, otto per nipote e fratello. Una vera e propria “processione” di complici.

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Dopo una lunga requisitoria, durata circa trenta ore, il pubblico ministero Mariano Buccoliero, ha chiesto l’ergastolo per Sabrina Misseri e la madre Cosima Serrano, accusate entrambe dell’omicidio di Sarah Scazzi. Nove anni, invece, sono stati chiesti per Michele Misseri e otto per il nipote, Cosimo Cosma e il fratello Carmine Misseri, accusati di aver aiutato Michele a nascondere il cadavere.

Secondo la requisitoria di Buccoliero, Sarah Scazzi, la quindicenne di Avetrana, è stata uccisa con una corda al collo da zia e cugina: “Una la teneva l’altra la strangolava”. Inoltre la giovane, secondo il pm, sarebbe stata uccisa prima dell’arrivo dell’amica Mariangela Spagnoletti.

“Misseri non può aver agito da solo”, queste le dichiarazioni dell’accusa. Per la procura, lo zio avrebbe fatto sparire il corpo della ragazza, grazie alla complicità e all’aiuto del fratello e del nipote. In venti minuti circa, avrebbe denudato il corpo di Sarah, pulito il pozzo in contrada Mosca, aperto l’entrata ostacolata da un masso, calato il corpo e dato fuoco ai vestiti e allo zaino della 15enne. Per provare che Michele non può aver agito da solo in quei pochi minuti, sono state portate in aula delle intercettazioni che confermano la tesi: “ti ho salvato le chiappe, meno male che ho detto che tu eri con me”, ha detto la moglie di Carmine Misseri in un’intercettazione ambientale. Ma anche alcune frasi di Misseri hanno fatto insospettire gli inquirenti: “quel giorno abbiamo parcheggiato”, chi ha parcheggiato? Con queste dichiarazioni il contadino avrebbe fatto capire che quel giorno non era solo. In aggiunta, è lo stesso Carmine Misseri, intercettato, a dire che Cosimo Cosma ha aiutato lo zio “a buttare la bambina nella cisterna”. Infine Michele, quando era detenuto in carcere nel 2010, disse alla moglie che era stato costretto ad accusare la figlia Sabrina, altrimenti avrebbero potuto incastrare anche Cosimo e il fratello Carmine. Ma anche le difese puerili degli imputati hanno giocato un ruolo pesante nell’accusa. Cosimo Cosma, infatti, ha dato due diverse versioni del suo alibi. In prima istanza, disse di aver lavorato in campagna dalle 15.30 alle 21, successivamente disse invece di essere rimasto a casa fino alle 18.30. In realtà, secondo il pm, Cosma ha mentito perché dalle 13.42 alle 16.26 non era in casa.Taranto, udienza processo per l'omicidio di Sarah Scazzi “Quel giorno Michele in auto, col cadavere di Sarah nel cofano, passò a prendere dalla sua abitazione il nipote Cosimo e, facendo una piccola deviazione, andò al pozzo per nascondere il corpo. Quel giorno lì erano in tre, non conosciamo però i ruoli che ebbero nella soppressione del cadavere”, ha aggiunto Buccoliero.

Quello di Sarah Scazzi “non è stato un omicidio premeditato ma dovuto a uno scatto d’ira e a una rabbia accumulata nei confronti della bambina” che avrebbe potuto rivelare delle confidenze imbarazzanti sulla cugina Sabrina. “Come dicono sia il professor Strada, medico legale, che il consulente della difesa il professor Albarello, il delitto è avvenuto tra i 3 e i 5 minuti” e ha poi aggiunto: “Ognuna delle due avrebbe potuto fermare l’altra. Ma invece tra Sabrina e Cosima c’è stata una comune volontà omicida”.

La triste vicenda della giovane Sarah Scazzi sembra, ormai, a una svolta anche se dubbi e incertezze pesano ancora sulla tragedia. Scomparsa il 26 agosto 2010, venne ritrovata cadavere il 6 ottobre dello stesso anno, dopo la macabra confessione di Michele Misseri. Ma nel corso dei mesi, diversi “altarini” sono venuti fuori confutando le parole del contadino di Avetrana, che più volte ha ritrattato la sua posizione fino a quando, il 5 dicembre scorso, il suo difensore si è dimesso dall’incarico, facendo sospendere il processo.

I.V.

 

 

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