Marsiglia-Napoli

Champions League: le tre italiane ancora in corsa

Si è conclusa la quarta giornata dei gironi di Champions con un bilancio, di per sé, non straordinario ma neppure catastrofico di una sconfitta (quella ampiamente prevedibile del Milan a Barcellona), un pareggio (quello a suon di reti e di spettacolo tra Juve e Real) e una vittoria (quella, sofferta oltre il dovuto, del Napoli sul Marsiglia). Morale: tutte e tre mantengono viva la possibilità di accedere alla fase ad eliminazione diretta.

Partiamo dalla Juve che ha giocato martedì e lo ha fatto nel migliore dei modi, confermando l’impressione di superiorità di organizzazione e compattezza già evidenziata al Bernabeu. Il 2-2, anche a Torino come in Castiglia, è figlio di episodi e di alcune imperdonabili disattenzioni difensive (clamorosa quella con cui Caceres, con un retropassaggio avventato, ha consentito a Benzema di imbeccare CR7 per il momentaneo 1-1), con la conseguenza di essersi vista, in un amen, costretta a rincorrere i madri disti, salvo poi tirare un sospiro di sollievo per il pareggio di Llorente che, dopo aver castigato i “blancos” anche a Madrid, si è ripetuto con la specialità della casa: il colpo di testa in acrobazia. Le polemiche sul suo acquisto sembrano ormai seppellite. Un risultato, apparentemente negativo (ancora nessuna vittoria dopo quattro partite), che relega i bianconeri all’ultimo posto del girone ma, in realtà, non si fa fatica a notare come le facce di Conte e soci sembrino molto più serene tanto da ritenere questo mezzo passo falso una mezza vittoria. Il motivo? Il graditissimo regalo proveniente dalla Danimarca dove il Copenaghen ha sconfitto, non senza sorpresa, il Galatasaray di Mancini riducendo ad un solo punto la distanza tra i due club. Vista l’improbabilità di un colpo esterno dei turchi al Bernabeu nel prossimo turno, la Juve potrà, di fatto, essere arbitro del proprio destino. Sconfiggendo i danesi a Torino, le sarebbe sufficiente non perdere, poi, nella bolgia di Istanbul per approdare alla fase successiva. Non semplice, ma più che possibile.

Quanto al Milan è arrivata, annunciata, anche la batosta al Camp Nou contro i blaugrana. E ora l’aria per Galliani diventa davvero pesante. E forse comincia ad esserlo anche per Allegri anche se al tecnico è stata rinnovata la fiducia. Almeno per ora. Mentre, dopo le esternazioni di Barbara Berlusconi in settimana (e seduta al Camp Nou proprio a fianco dell’amministratore delegato), per la prima volta a memoria d’uomo, Adriano Galliani si vede messo in discussione. Certo, non poteva essere questa la partita della svolta e questo spiega perché, a parte i musi lunghi del dopogara, non ci siano state dichiarazioni roventi ma l’idillio sembra al crepuscolo. Quanto alla partita, di fronte ad un Barcellona buono ma non irresistibile, sempre più in versione “post tiki taka”, il Milan ha fatto quello che poteva oggi. Cioè poco. Con l’aggravante di aver sacrificato per un tempo in panchina Balotelli che sta diventando un “caso”. E, se è vero che il rendimento di SuperMario è molto sceso nell’ultimo mese, è altresì lampante che farne il capro espiatorio unico del cattivo momento tecnico che attraversa l’intera rosa rossonera non è operazione intellettualmente onesta. Oltre che un suicidio tecnico. Detto questo, per spiegare il 3-1 finale occorre valutare almeno due altri elementi: la grande serata di Messi (autore di una doppietta e, in particolare, del sigillo sul risultato al termine di un dai e vai da manuale con Fabregas) e Neymar (non a rete ma sempre un martirio per tutta la difesa rossonera, Abate in primis) e quella decisamente storta dell’intera terna arbitrale. Il rigore dell’1-0 Barça è ai limiti del fiscale (e, nel frangente, il fenomeno ex Santos ha confermato in pieno la già solida reputazione di “piscinero”) e il raddoppio di Busquets è viziato da fuorigioco. Per onestà va anche aggiunto che in un paio di occasioni, nella ripresa, gli avanti blaugrana sono stati fermati sul più bello per sbandierate inopportune. Insomma, una serata non proprio felice neppure per la il fischietto e i suoi assistenti. Il Milan conserva, comunque, un punto di margine sull’Ajax e la qualificazione resta ancora alla portata. Ma altri passi falsi non sono più concessi.

Il Napoli, infine, ha avuto ragione del fanalino di coda, il Marsiglia, soffrendo ben oltre il lecito contro il vero “vaso di coccio” del girone di ferro. Un 3-2 che mette in chiara luce le lacune difensive dei partenopei ma che rilancia, dopo un periodo un po’ complicato, le quotazioni del bomber Higuaìn. Una doppietta per l’argentino che regala al Napoli tre punti dal valore inestimabile, visto che, per la prima volta in stagione, la squadra di Benitez è riuscita a rimontare dopo esser andata sotto. Ora, in virtù del successo esterno dell’Arsenal a Dortmund, il club di De Laurentiis avrà a disposizione un doppio match point. Il primo sarà fuori casa contro il Borussia in un match vitale anche per le ambizioni dei vicecampioni d’Europa, ad un passo dalla clamorosa eliminazione. Al Napoli basterebbe un pari per assicurarsi la qualificazione ma sarà durissima. In caso di sconfitta, ogni discorso verrebbe rimandato all’ultima gara (sperando che gli incidenti di ieri non portino alla squalifica del S. Paolo) in casa contro l’Arsenal.

Infine, i nomi delle prime quattro squadre già sicure di rigiocare in Champions dopo la sosta sono: Bayern. Manchester City, Barcellona e Atletico Madrid. Germania, Inghilterra e Spagna. Non un caso.

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