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Champions: Napoli “rock”, Inter “lenta”

Ventuno anni di digiuno. Tanto è durata l’attesa dei tifosi partenopei per poter assistere ad una gara degli azzurri nel calcio europeo dei salotti buoni. E il nuovo di zecca Etihad Stadium di Manchester, salotto buono lo è davvero. Non avrà il fascino e la tradizione di un Bernabeu, di un Camp Nou o di un “teatro dei sogni” come, orgogliosamente, chiamano da queste parti l’Old Trafford, la casa dei cugini dello United, però è un impianto moderno, accogliente, funzionale, come ha potuto constatare di persona anche il presidente, Aurelio De Laurentiis, che non ha mancato di apprezzare, pur sottolineando che, prima ancora di pensare alla costruzione di nuovi impianti, In Italia servirebbe un’adeguata regolamentazione in materia di stadi ( “Bisogna portare i nostri politici qui, per copiare la legge che hanno in Inghilterra che consente di gestire un calcio veramente spettacolare, con famiglie e bambini che affluiscono senza problemi e dove riesce a trovar posto anche una tifoseria diversa rispetto a quella classica che conosciamo noi. Non serva, quindi, fare nuovi impianti, ma occorre che i politici italiani prendano lezioni da quelli inglesi. Gli inglesi sono straordinari: fanno stadi che fruttano grandi incassi. Noi in Lega, invece, ci sbraniamo per dividerci pochi soldi per i tre anni a venire. Non vedo perché certe cose non possano esser riproposte pure da noi. Il San Paolo avrebbe bisogno di un sostanzioso restylig, ma non posso fare tutto da solo. Occorre l’aiuto delle istituzioni e di questo ha già parlato con il sindaco De Magistris”). Una rentrèe europea in un teatro più suggestivo, dunque, non era facile da chiedere. Il Napoli l’ha avuta. E l’ha onorata come meglio non si poteva. Sfoggiando una prestazione maiuscola, la migliore offerta dalle tre italiane viste all’opera. Altro che debuttante timorosa. La squadra di Mazzarri ha giocato a calcio, si è chiusa quando doveva ( e di fronte c’erano signori giocatori…), è ripartita quando poteva ( a volte, anche quando voleva…), ha sofferto il giuso, è vero, ma non ha mai rinunciato a giocare. E questo, visto anche il Milan al Camp Nou, va rimarcato. La partita è stata ricca di emozioni, intensa e incerta fino alla chiusura. Alla fine, l’1-1 è parso il risultato più giusto. Lo testimoniano anche le parole dei due tecnici: Mazzarri si rammaricava per non esser riuscito a chiuderla quando poteva e per non aver conservato il vantaggio, e Mancini lamentava qualche eccesso di personalismo tra i suoi. Meglio il City ( al ritorno nell’Europa dei grandi dopo addirittura 43 anni d’assenza) nel primo tempo, con attacchi continui ed arrembanti in perfetto stile british, ma nobilitati dalla fantasia e dalla tecnica sopraffina dello spagnolo Silva. Nonostante la clamorosa traversa colta dal “pocho” La vezzi, quasi subito pareggiata dal bolide a botta sicura, calciato dall’altro grande protagonista del centrocampo inglese, Yaya Tourè. Nella ripresa, invece, il Napoli guadagnava progressivamente terreno e il City si allungava un po’ troppo. La difesa partenopea, impeccabile sin lì, ma molto sotto pressione, riusciva a salire e a rifiatare e il centrocampo, grazie al moto perpetuo di Gargano, all’intelligenza tattica di Inler e alla spinta di un Maggio meno preoccupato di coprire, metteva alla frusta quello più tecnico e fisico, ma meno rapido dei padroni di casa. Non stupiva troppo, quindi, la segnatura di un Cavani, fin lì in ombra ( è ancora in ritardo di condizione), ottimamente imbeccato da un velocissimo Maggio per l’1-0 napoletano che seguiva il miracoloso salvataggio sulla linea di Kompany sul diagonale, altrimenti vincente, di Hamsik. Il Napoli dava l’impressione di essere in controllo della situazione, nonostante l’uscita anzitempo di la vezzi ( contusione al piede, a rischio la supersfida di domenica sera con il Milan). Il Manchester sbandava per n paio di minuti , ma poi la reazione, rabbiosa, non tardava a manifestarsi. Prima la traversa colpita da Aguero e, poi, sugli sviluppi, una punizione poco oltre il vertice destro dell’area. Posizione ideale per un mancino dal calcio potentissimo, come Kolarov. Il serbo, ex Lazio, prendeva la mira e uccellava , con una battuta liftata, De Sanctis, non proprio irreprensibile ( la palla s’infilava sul suo palo). Il City, a questo punto, riprendeva vigore e continuava a spingere in cerca dei tre punti. Dzeko calciava a lato da dentro l’area, ignorando un liberissimo Silva che aspettava solo di piazzare il piattone. Entrava anche Tevez per immettere energie fresche. Ma il Napoli non si limitava a difendere passivamente e, con il subentrato Pandev, creava anche la sua brava occasione da rete. Finiva così, 1-1 e, a Napoli, la consapevolezza di avere una squadra che non ha terminato i miracoli con la scorsa stagione aumenta giorno dopo giorno.

Di consapevolezze ne ben poche, invece, l’Inter. Se non che il momento è già delicatissimo, dopo l’inatteso, quanto clamoroso rovescio interno contro gli onesti ( ma nulla più) turchi del Trabzonspor che, peraltro, questa Champions non avrebbero neanche dovuto disputarla ( ma sono stati “promossi” dall’Uefa a scapito dei connazionali del Fenerbahçe, travolti dal calcioscommesse locale: ogni mondo è paese…). E le idee del proprio tecnico, Gasperini, piuttosto confuse. Abiurata la criticatissima difesa a tre vista al Barbera con il Palermo, il neotecnico nerazzurro è tornato ad una più “digeribile” difesa a quattro. Che, però, in fase di possesso palla altrui, diventava, addirittura, a sei. E, di fronte, c’era il solo Paulo Henrique, onesto mestierante della pedata, non certo uno spauracchio. E salvo, poi, passare ad un 4-3-1-2, per finire con un 4-2-3-1. Insomma, un cantiere aperto è dire poco. Snejider è un fuoriclasse assoluto ( anche se è un anno mezzo che non gioca più ai suoi migliori livelli), ma diventa inutile se impiegato fuori posizione. Come avvenuto a San Siro e, prima ancora, a Palermo. E lo stesso vale per altri giocatori. La manovra è lenta e involuta e le scosse arrivano solo da lampi individuali. Nel primo tempo, a offrire lampi è stato soprattutto Zarate che, in due occasioni, ha mancato di poco la segnatura, complice anche un ottimo Tolga Zengin, il portiere turco. E Pazzini si è letteralmente divorato una comoda conclusione sotto porta ciccando il pallone. Tutto qui il primo tempo nerazzurro. Più effervescente la ripresa, soprattutto dopo l’ingresso in campo di Milito che, però, ha sulla coscienza, almeno due reti sciupate malamente: una conclusione a tu per tu con Tolga che respinge non si sa bene come ( in ogni caso, eccellente il riflesso dell’estremo difensore ospite) e un colpo di testa da posizione semplice spedito poco sopra la traversa. E’ anche notevolmente sfortunata, quest’Inter, e questo va detto, per onestà. Quando le cose vanno male, spesso è la Dea Bendata a intervenire in soccorso. Ma se le cose stanno andando male, potrebbe anche andare peggio, devono aver replicato dall’alto. Per cui, al 31’ del secondo tempo, ecco che l’incubo di altre notti disastrose ( come quella con l’Helsingborg) prende corpo. Altintop centra una fragorosa traversa, la palla resta viva, ma non lo è altrettanto la sonnolenta difesa nerazzurra e così Celustka ( un oscuro passaggio al Palermo con anonimi 13 minuti in campo in un 3-1 sul Bologna del 27 marzo 2010) ribadisce in rete con un diagonale neanche troppo violento su cui Julio Cesar non appare reattivissimo ( e delle dèfaillances sempre più numerose del portierone brasiliano, qualcuno comincerà a parlare, prima o poi). La reazion interista è poca cosa. La società ribadisce la fiducia in Gasperini ma, ad ogni giorno che passa e ad ogni sconfitta che si succede ( al momento sono tre e su tre impegni ufficiali, contando anche la Supercoppa, lasciata in Cina ai cugini rossoneri, e il record negativo dell’Inter, fatto di 5 sconfitte di fila, risalente al lontanissimo 1921-22, comincia a scricchiolare…), appare sempre più una difesa d’ufficio e una posizione di facciata. Sabato sera c’è la Roma al “Meazza”. Urgono risposte. E Subito. I nomi di Delio Rossi, Ranieri e Ancelotti cominciano già a girare con troppa insistenza…

 

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