Collezionismo, in un libro le raccolte più strane

Collezionare oggetti della stessa specie, oppure della stessa provenienza. Raggrupparli, esporli, catalogarli. Alcuni coltivatori di quest’hobby  preferiscono focalizzarsi su un particolare aspetto di un’area più ampia. Ad esempio, non francobolli e monete rappresentativi di tutto il mondo, ma solo configurabili in una certo secolo o periodo della storia.

Si colleziona di tutto, c’è chi ha incominciato per caso a mettere da parte le sorprese delle merendine dei propri figli per poi scoprire che al mercatino delle pulci sotto casa qualcuno ha avuto l’idea di assegnare loro un valore e metterle in vendita. Una volta, prima della diffusione così capillare dei cellulari, quando c’erano i telefoni pubblici per le chiamate urgenti erano state create le carte prepagate come risposta alla penuria di spiccioli. Non sono utili per le chiamate da telefoni speciali installati inizialmente in luoghi di grande afflusso, quali aeroporti e stazioni, queste carte erano anche veicolo pubblicitario e la differente tiratura delle schede realizzate in occasioni di eventi, la varietà delle immagini raffigurate hanno dato una spinta al loro collezionismo negli anni Ottanta.

Da circa un ventennio la passione nel raccogliere “oggetti” si è evoluta e ampliata, raggiungendo ampie quote di popolazione. I motivi sono essenzialmente due: grande possibilità di scelta e bassi costi per iniziare. L’avvento del merchandising e del gadget, spesso regalato alle fiere o fornito assieme al prodotto dalle grandi industrie e fra tutte da quella alimentare, permette la raccolta di oggetti “firmati”, oggetti col nome della ditta o il marchio del prodotto. Si raccolgono inoltre facilmente oggetti di uso comune che, terminato l’uso vengono abbandonati. Questo tipo di raccolte è molto in voga e viene spesso classificato come collezionismo “minore”, che non sempre corrisponde però ad un valore venale inferiore in quanto alcuni di questi oggetti ha raggiunto quotazioni stratosferiche.

C’ è chi dà la caccia alla pecora delle nevi e chi colleziona preservativi antichi. Chi mette in fila sulle pareti di casa i piatti del buon ricordo e chi invece raccoglie dagli alberghi migliaia di cartellini con la scritta ‘ Non disturbare’. Ma anche, questo dai ristoranti, tovaglioli assortiti, oppure posacenere. C’è poi chi accumula battipanni e clisteri, chiodi e polene di vascelli o lamette da barba. Se un avvocato tedesco, Manfred Klauda, ha raccolto 9.400 vasi da notte (i più antichi dei quali risalgono al XVI secolo), e ci piacerebbe sapere dove li tiene custoditi,  un altro appassionato, Lorenzo Pescini, possiede una collezione di 5.115 etichette di acqua minerale. Il record mondiale di collezioni di preservativi è detenuto dall’ ottantenne Armatore Bolzoni di Carpenedolo, in provincia di Brescia: ne ha raccolti oltre 2.400, tra cui rari pezzi dell’ 800 in budello di pecora.

Ma cosa spinge uomini e donne a battere mercatini macinando ogni giorno chilometri a piedi alla ricerca degli oggetti del desiderio, o a trascorrere notti insonni per comunicare tramite telefonini, sms o email, con sconosciuti?  ”In tempo di crisi ci si lega ad alcuni oggetti per avere più sicurezza. E’ una valvola di sfogo straordinaria. C’ è il bisogno di costruirsi un proprio mondo, dove l’ unica legge che vale è la libertà personale”, spiega all’ Adnkronos la giornalista Giulietta Rovera, autrice del libro ‘ Per hobby e per passione. Dai fanatici di Barbie ai ladri di manoscritti, dai cultori del sesso ai collezionisti di farfalle’, appena edito da Manni (pp. 216, euro 18). Un vero e proprio viaggio gustoso nelle manie e gli svaghi di tutto il mondo.

” Il consiglio è quello di avere un hobby anche nelle crisi depressive -sorride Rovera- perché se una persona ha il progetto di raccogliere tutti i tappi di bottiglia che ci sono sulla terra, ha un traguardo verso cui tendere, anche se non potrà raggiungerlo”. Il segreto è sentirsi padroni del proprio tempo, ma soprattutto ” liberi, non perdendo pezzi del proprio mondo mentre tutto -fuori dalle finestre di casa- cambia in fretta”.

Di cultori di hobby e collezionisti ce ne sono migliaia anche in Italia. ”Ma queste passioni -spiega Giulietta Rovera- non sono un recinto psicologico né una prigione senza sbarre.

E’ piuttosto un campo di cui aver cura, una strada trovata un po’ per caso e un po’ per scelta”. Nel libro la giornalista, con l’ hobby dei romanzi polizieschi, narra anche passioni e manie di personaggi celebri: si va da Piero Angela a Renzo Arbore e via discorrendo, anzi leggendo.

Insomma, il collezionismo è una passione che contagia tutti e che tutti possono permettersi, anche in presenza di minori possibilità economiche.  Fazzoletti di carta, tappi di sughero, di plastica  oppure a ‘corona’ come quelli delle birre, e poi ancora: musica, ballo, sport estremi, modellismo, acquariofilia, giardinaggio, raccolte di figurine e bambole. A ognuno il suo per non spegnere quell’interesse che può scuoterci dalla routine quotidiana, affrancandoci da frustrazioni lavorative o sentimentali. E, soprattutto, offrendoci la possibilità di aumentare i nostri contatti,  allargare le conoscenze anche con la semplice scusa di uno ‘scambio’ di informazioni.  Come scrive nella prefazione del libro il sociologo Domenico De Masi, ” non si può non coltivare almeno un hobby. E se ogni hobby cela una nevrosi, l’ assenza di hobby comporterebbe nevrosi ben più gravi e inguaribili”.

 

 

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