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Condannati pm per inerzia sfociata in uxoricidio

E’ destinata a fare giurisprudenza la sentenza sul caso di Marianna Manduca, la donna di Palagonia finita dal marito 10 anni fa, dopo 12 inascoltate denunce. I giudici della Corte d’Appello di Messina hanno riconosciuto il risarcimento ai figli, rimasti orfani per l’inerzia dei magistrati che non hanno impedito l’uxoricidio.
I fatti si svolsero il 3 ottobre 2007, quando Saverio Nolfo, marito violento che più volte aveva mostrato alla consorte il coltello che poi l’avrebbe ferita mortalmente, dicendole ““io con questo ti uccideró“, si scagliò contro la donna ferendo anche il padre di lei intervenuto il sua difesa. L’aggressione fatale avvenne alla vigilia della sentenza che doveva affidare i tre maschietti alla mamma dopo la separazione da Saverio Nolfo. L’uxoricida andò poi a costituirsi e sconta la condanna a 20 anni.
La Corte d’appello di Messina ha oggi condannato i magistrati che lasciarono Saverio Nolfo nella possibilità di nuocere mortalmente alla moglie. La Corte ha stabilito che ci fu dolo e colpa grave nell’inerzia dei pm che, dopo i primi segnali di violenza da parte del marito, non trovarono il modo di fermarlo, nonostante le reiterate denunce della donna.

Il processo è stato intentato dal padre adottivo dei ragazzi, che tramite il rappresentante legale dei minori, l’ex pm antimafia Aurelio Galasso, aveva chiesto al Tribunale di Messina di stabilire se ci fossero responsabilità dei magistrati che si occuparono della vicenda, dopo le prime denunce della vittima contro il marito. La Cassazione aveva quindi aperto nel settembre 2014 la strada affinché i tre figli minori della donna, in base alla legge del 1988 sulla responsabilità civile dei magistrati, potessero avere dallo Stato un risarcimento per la «negligenza inescusabile» dei pm che avrebbero dovuto occuparsi di quelle denunce.

Oggi la Corte ha stabilito che ci fu dolo e colpa grave nell’inerzia dei giudici che, dopo i primi segnali di violenza da parte del marito, non hanno trovato il modo di fermarlo. Se i primi segnali della escalation di violenza potevano essere incolpevolmente sottovalutati, così non poteva essere dopo le prime denunce formali, le testimonianze, il racconto della vittima, minacciata chiaramente di morte dal marito che le aveva mostrato il coltello, lo stesso con la quale poi ha messo fine alla sua vita, anche in presenza di terzi. I legali catanesi sono contenti a metà. La sentenza riconosce la responsabilità civile del magistrato per i isoli danni materiali, non per quelli morali patiti dai tre figli piccoli della coppia.

E’ una sentenza rivoluzionaria, spiega l’avvocato Licia D’Amico, legale del padre adottivo insieme all’avvocato Alfredo Galasso: “Sono estremamente rare le condanne dei magistrati al risarcimento del danno prodotto da loro inerzie o errori”. Anche se, non dimentichiamolo, a pagare non saranno i pm condannati ma lo Stato.

 

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