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Confedilizia, “I Comuni non hanno voluto la Service Tax”

Non usa mezzi termini Corrado Sforza Fogliani: a puntare i piedi sulla service tax “sono stati  sono stati gli enti locali”. Il presidente di Confedilizia fa una fotografia dettagliata di un momento particolare per il comparto immobiliare, “ucciso dalla tassazione. Senza ombra di dubbio”.

Imu, service tax, taser, trise, tuc, Iuc. La famosa “tassa sulla casa”, sulla prima casa almeno, non doveva essere cancellata?

“Più che cancellata avrebbe dovuto essere trasformata in una service tax, in una tassa – cioè – collegata ai servizi comunali, alla loro qualità e ai costi per i contribuenti: è così in tutta Europa e per questo è destinata agli enti locali. Invece, c’è stato su questo un voltafaccia senza precedenti del Governo. Ad agosto il Consiglio dei ministri aveva approvato una vera service tax, quella delineata nel comunicato della Presidenza del 28 agosto, che è ancora sul sito del Governo. Il partito della spesa locale, l’ha bloccato. E la spesa locale è quella in cui si annida la maggiore fonte di spreco, protetta com’è da uno schieramento bypartisan perché di Regioni e di Comuni ce ne sono di destra e di sinistra. Lo Stato, bisogna riconoscerlo, di tagli ne ha fatti chiedendo anche tanti  sacrifici ai cittadini. Altri ne saranno richiesti così come si moltiplicheranno gli sprechi. Regioni e Comuni, quelli più importanti, mentre  i piccoli molte volte vivono di stenti, e di volontariato, no, pretendono – anzi – che la loro spesa sia incomprimibile. Appena li si tocca, o – meglio – li si vuole toccare, cantano la solita nenia dei servizi sociali, dei bambini e delle vedove.

A quanto sembra, le coperture delle rate dell’Imu sarebbero a rischio. Si profila davvero la stangata di gennaio?

Più che quella di gennaio, la vera stangata ci sarà nel 2014 se  non verrà radicalmente cambiata la legge di stabilità approvata dal Senato.  Se i Comuni infatti applicheranno la Tasi al livello minimo, cosa peraltro da escludere,  pagheremo 23 miliardi che arriveranno a 27 se applicheranno le aliquote massime, cosa molto più probabile.  E questo grazie alla smodata voglia di tassazione introdotta dall’ex premier Monti. Basti pensare che l’’ultimo anno di Ici nel 2011 pagavamo 9,2 miliardi…

Quali scenari si aprono per i proprietari di case ?

Non belli. Non è questione di entrate. La verità è  che gli enti locali non vogliono che nasca il federalismo competitivo. Di “affamare la Bestia” della spesa pubblica, come si dice negli Stati Uniti, non vogliono saperne. Eppure, un vero federalismo – che vuol dire votare con le gambe, trasferirsi ed acquistare residenza e immobili dove ci sono i servizi  migliori ai costi più bassi – è l’unico modo per ridurre gli sprechi. Si eliminano in un modo solo: abbassando le tasse, dando meno fieno alla Bestia. La service tax era lo strumento giusto. L’hanno affossata per questo.

Siete chiaramente impegnati in un dialogo con l’esecutivo allo scopo di tutelare le tasche dei proprietari dal rischio stangata. Quali riscontri al momento e cosa si profila all’orizzonte?

La tassazione, fra le altre cose, ha ucciso l’affitto, che non ha più redditività. Ora, però, il ministro Lupi – al quale ci siamo appellati – ha messo allo studio un provvedimento che dovrebbe aiutare molto a risolvere la questione se tornando ad assicurare la mobilità sul territorio.  Speriamo bene, staremo a vedere.

Come potranno in futuro difendersi i proprietari di case dall’aggressione delle tasse?

Stiamo lavorando intensamente, abbiamo contattato tutti i parlamentari di buona volontà. Come può pretendere, il Governo, che si accetti – della legge di stabilità – una tassa, quella già abbandonata ad agosto, che colpisce – immoralmente – le case da affittare? O perché, per affittare e riaffittare, si devono fare lavori con spese che rientreranno in anni d’affitto?

Abbiamo assistito a un costante calo dei prezzi delle vendite e degli affitti. Quanto è da ascrivere a dinamiche di mercato e quanto invece a crisi politica e nuove tasse?

Il crollo è iniziato con il governo Monti. Non c’è dubbio: è la tassazione imposta allora attraverso le rendite che ha ucciso il mercato, degli affitti come delle compravendite.

Che prospettive ci sono per il comparto degli immobili?

Per ora non si possono fare previsioni sicure. Se la legge di stabilità rimarrà invariata, sarebbero pesantemente negative.

Quali misure ritenete debbano essere inderogabilmente prese dal Governo?

Sono sette. Obiettivo primario, comunque, deve essere l’eliminazione della smodata fiscalità introdotta dalle rendite Monti, insieme all’eliminazione della nullità dei contratti di locazione e compravendita senza l’attestato di prestazione energetica (APE) così come si dovrà anche mettere mano alla graduazione prefettizia degli sfratti e altri provvedimenti che abbiamo sintetizzato in sette punti già presentati al governo

1) La legge n. 92/12 ha previsto, a decorrere dal 2013, la riduzione al 5% della deduzione forfettaria Irpef per i redditi da locazione.  Il ripristino – almeno –  della misura da ultimo prevista (15 per cento) avrebbe un costo di 365 milioni di euro in tutto. Peraltro, nel corso dell’esame del provvedimento in Senato nella scorsa legislatura, emerse che un aumento della deduzione all’8-10% non comporterebbe oneri per lo Stato.

2) La previsione dell’esenzione dall’Imu per gli immobili destinati dalle imprese costruttrici alla vendita richiede – per non creare squilibri nocivi al mercato – di essere estesa anche a fattispecie analoghe che si verifichino in capo a soggetti quali le società immobiliari di gestione o le stesse persone fisiche.

3) Il maggiore problema scaturente dalla vigente disciplina delle locazioni ad uso diverso consiste nell’obbligo di stipulare contratti di durate lunghissime, nel corso delle quali il canone di locazione deve rimanere immutato (salvo l’aggiornamento Istat): 12 anni, e 18 anni addirittura.

Occorre l’approvazione di una normativa che consenta (in alternativa facoltativa alla vigente legge, che con le sue rigidità crea infatti il caro affitti ed anche lo sfitto) di stipulare contratti di durata flessibile sulla base del codice civile. I locatori potrebbero così addivenire, per durate minori, anche a contratti a canone ridotto, per favorire le esigenze dei conduttori in questo periodo di crisi.

4) L’Imu va ridotta al 4 per mille per gli immobili locati: avrebbe la finalità di iniziare a contrastare una vera e propria emergenza sociale. Qualora, inizialmente, fosse prevista esclusivamente per i contratti a canone calmierato, essa avrebbe un costo che non supererebbe i 70 milioni di euro.

5) Il disegno di legge di stabilità prevede la tassazione Irpef degli immobili ad uso abitativo non locati situati nello stesso Comune nel quale si trova l’immobile adibito ad abitazione principale (sono escluse quelli di villeggiatura, dunque).

Si tratterebbe di una disposizione di particolare iniquità. Gli immobili in questione, infatti, sono quelli che i locatori intendono concedere in locazione, senza peraltro trovare – soprattutto in questo periodo di crisi – inquilini disponibili ad affittarli. Inoltre lo sfitto è molte volte creato dalla legge: se i locatori, infatti, stipulano contratti con canoni di locazione inferiori al 10% del valore catastale dell’immobile, sono soggetti a controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria.

6) E’ necessario introdurre misure di semplificazione della disciplina della cedolare secca ed estenderne l’applicazione alle locazioni ad uso diverso dall’abitativo.

Quanto al settore abitativo è necessario, da un lato, estendere l’applicabilità dell’aliquota del 15 per cento a tutto il territorio nazionale e, dall’altro, prevedere una riduzione anche dell’aliquota stabilita per gli altri contratti di locazione ad uso abitativo. Inoltre è indispensabile confermare legislativamente un’interpretazione già propria dell’Agenzia delle entrate, prevedendosi che non si intendono effettuate nell’esercizio di attività di impresa le locazioni per la cui amministrazione la proprietà si affidi a professionisti e/o ad associazioni sindacali alle quali sia iscritta.

7) L’art. 1135 del codice civile stabilisce ora che l’assemblea di condominio provvede a deliberare sulle opere di manutenzione straordinaria e sulle innovazioni, “costituendo obbligatoriamente un fondo speciale di importo pari all’ammontare dei lavori”. Ciò ha bloccato i lavori nei condomini\i. La soluzione può essere rinvenuta nell’introduzione di una disposizione che stabilisca che se il pagamento degli stessi è previsto per stati avanzamento, il fondo possa essere costituito in relazione ai singoli pagamenti dovuti.

Per alcune, è possibile il varo, a breve. Ci stiamo lavorando.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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