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Consip, Renzi al padre: “Dì la verità, non è un gioco”

Nel giorno in cui il premier Gentiloni mette fine alle polemiche su Maria Elena Boschi e il caso Etruria “Maria Elena Boschi ha ampiamente chiarito e non c’è alcuna implicazione per il Governo”, si torna a parlare di un altro scandalo che ha coinvolto la sfera politica, quello dell’inchiesta Consip.

“Nel merito queste intercettazioni ribadiscono la mia serietà visto che quando scoppia lo scandalo Consip chiamo mio padre per dirgli: ‘Babbo, questo non è un gioco, devi dire la verità, solo la verità'”. Matteo Renzi commenta così, con un lungo post su Facebook, lo stralcio dell’intercettazione uscita oggi sul ‘Fatto Quotidiano’ e contenuta nel nuovo libro del giornalista Marco Lillo “Di padre in figlio”.

La telefonata tra l’ex premier e Tiziano Renzi, finito al centro dello scandalo Consip per presunte mazzette e rapporti illeciti con il re degli appalti pubblici Alfredo Romeo,  si svolge il 2 marzo 2017, alla vigilia dell’interrogatorio del padre da parte del Tribunale di Roma.

Dopo aver letto su Repubblica l’intervista ad Alfredo Mazzei (nella quale si parlava della cena a tre tra Tiziano Renzi, Alfredo Romeo e Carlo Russo, la “cena nella bettola”) Matteo decide di chiamarlo: “Devi dire tutta la verità ai magistrati, non puoi dire che non conosci Mazzei perché è l’unico che conosco anche io”. L’ex premier appare molto preoccupato dall’interrogatorio al quale il padre sarà sottoposto e gli intima: “Devi ricordarti tutti i nomi e tutti i luoghi, non è più la questione della Madonnina e del giro di merda di Firenze per Medjugorie”.

Il segretario Pd conclude la telefonata ammonendo il padre “Non puoi dire bugie, devi dire se hai incontrato Romeo una o più volte e devi riferire tutto quello che vi siete detti. Devi ricordarti che non è un gioco”.

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