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Costruttori all’attacco: per la casa solo tasse e caos

“Bisogna mettere fine a confusione e incertezza”. E’ un avvertimento chiaro quello che i costruttori mandano al governo: “Basta – dicono – guardare alla casa come a un bancomat”. Paolo Buzzetti, presidente dell’Ance, osserva con preoccupazione al futuro di un settore che la politica oggi sembra guardare soltanto come una chiave di volta per mettere a posto i conti dello Stato. Dovrebbero vedere il settore come a un “motore della crescita – aggiunge polemico Guzzetti – per  tutta l’economia italiana”.

Presidente, ma non si doveva cancellare la famosa “tassa sulla casa”?

Dobbiamo tornare a dare fiducia agli italiani mettendo fine a questo continuo balletto sulla tassazione della casa che sta danneggiando  famiglie e imprese. La confusione e l’incertezza che regna in questi giorni ha un impatto preoccupante non solo sull’economia ma anche, a livello psicologico, sulle persone. Con l’Imu sapevamo di aver raggiunto il Regno Unito in vetta alla classifica dei paesi con la più alta tassazione sulla casa, ora non sappiamo più nemmeno qual è il nome dell’imposta, e a questo punto più che il valore conta la certezza. 

Quali scenari si aprono, alla luce di questa –nuova- tassazione?

Con la Legge di Stabilità il Governo sta rimettendo in discussione tutto: in un primo momento aveva messo l’edilizia e la casa al centro della ripresa economica, e noi avevamo accolto questo cambiamento di rotta con grande favore. Ora però abbiamo l’impressione che il mattone stia tornando ad essere un bancomat fiscale per aggiustare i conti, e non il motore della crescita come dovrebbe essere.

Il comparto dei costruttori ha più volte lanciato grida di allarme per il progressivo rallentamento del settore. Quali i riscontri concreti avuti da parte dell’esecutivo?

L’accordo raggiunto poche settimane fa tra Cdp e Abi, che mette a disposizione delle banche nuove risorse per i mutui per la casa è un segnale importante. Ora questi 5 miliardi sbloccati dalla Cassa Depositi e Prestiti si devono trasformare velocemente in nuove disponibilità finanziarie per le famiglie, ma perché questo accada è importante anche riportare il valore del mutuo concesso almeno attorno al 70% del prezzo dell’immobile.

L’Ance ha calcolato che questo intervento è in grado di attivare un giro di affari del mercato immobiliare residenziale di oltre 8 miliardi, ed è un passo importante, anche se per risollevare il settore ancora non basta. il Governo deve avere il coraggio di continuare in questa direzione.

Nel decreto incentivi esistono misure per chi intende ristrutturare gli immobili: le imprese come valutano questo intervento?

Se quello delle ristrutturazioni è l’unico mercato che continua ad avere un segno positivo è anche grazie agli sgravi fiscali recentemente prorogati e potenziati dal Governo. Gli ultimi  dati Ance mostrano, nel 2013, una crescita di questo comparto del 3,2% e un giro di affari generato di 14 miliardi e mezzo. Ora per non vanificare i risultati ottenuti, ma amplificarli, è indispensabile stabilizzare questi incentivi e renderli certi. 

Insieme alla Confedilizia, avete chiesto  il ripristino della service tax nella sua formulazione di agosto.

Purtroppo non c’è solo la grande confusione generata da queste nuove sigle. Con la Tasi, infatti, torna il problema della tassa sui fabbricati invenduti, che era stato temporaneamente  risolto con la cancellazione dell’Imu. Rischiamo di tornare ad essere l’unico settore industriale che paga le tasse su un bene non ancora venduto. È un’eventualità che va assolutamente scongiurata. Ad agosto infatti eravamo riusciti a ottenere la cancellazione dell’Imu sull’invenduto perché bene magazzino dell’impresa e questo principio deve valere sempre.

Abbiamo assistito in questi anni a  un costante calo dei prezzi delle vendite e degli affitti degli immobili. Quanto è da ascrivere a dinamiche di mercato e quanto invece alla ripristinata tassazione sulle case?

L’introduzione dell’Imu ha sicuramente avuto un impatto negativo sulle persone che avevano intenzione di comprare casa,  non solo da un punto di vista economico ma anche psicologico, e questo ha giocato un ruolo importante sull’andamento del mercato. Gli ultimi dati comunque mostrano, seppur all’interno di un quadro ancora negativo, quantomeno una lieve riduzione dell’intensità della caduta delle compravendite. Ciò che è venuto a mancare però è soprattutto il credito, i mutui sono crollati del 50% e la stretta su famiglie e imprese è uno dei principali motivi per cui il nostro Paese è bloccato. Anche chi vorrebbe rialzarsi non ne ha la possibilità.   

In un mercato immobiliare al ribasso, considerata la crisi, il futuro è solo nella realizzazione ex novo di civili abitazioni?

Il futuro dell’edilizia sono la rigenerazione e la riqualificazione urbana, ed è per questo che abbiamo accolto con grande favore l’approvazione del Piano Città, che ha finalmente tracciato il sentiero da percorrere. L’obiettivo è recuperare il patrimonio esistente adeguandone qualità e funzionalità, cosa che già avviene in gran parte dei paesi più avanzati d’Europa, a cominciare dalla Germania, dove il recupero e la demolizione e ricostruzione di interi quartieri sono all’ordine del giorno. Perché questo accada anche in Italia però, il piano deve essere alimentato con nuovi e più consistenti fondi. E per cominciare si potrebbero utilizzare quelli europei.   

Il governo su cosa e in che modo dovrebbe intervenire per rilanciare un settore così fondamentale per l’economia italiana?

Abbiamo bisogno di un grande piano di investimenti pubblici da 70 miliardi in 5 anni che dia una scossa economica al Paese e permetta di risolvere i problemi più urgenti come la messa in sicurezza del territorio, a cominciare dalle scuole. Dobbiamo abbandonare questa politica di assoluto rigore e seguire l’esempio dei Paesi avanzati che stanno puntando su forti investimenti per uscire dalla crisi, con risultati di gran lunga migliori ai nostri. Stati Uniti, Giappone e la stessa Germania sono lì a testimoniarlo.

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