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Cuneo fiscale, Corte dei conti: ancora troppe tasse

“Sotto il profilo dell’ andamento dell’economia, la situazione si presenta oggi migliore di quanto non fosse negli ultimi anni”. È finalmente una ventata di ottimismo, seppur tra mille incertezze, quella che arriva dall’ultimo Rapporto sulla finanza pubblica elaborato dalla Corte dei conti e presentato oggi a Roma. Tra i dati negativi vi è invece il livello del cuneo fiscale che supera di ben 10 punti la media Ue.

L’Italia sembrerebbe dunque essere uscita da una spirale recessiva durata otto anni ed iniziata con la crisi del 2008, e l’economia avrebbe ricominciato a dare segnali incoraggianti. Ma quali sono questi segnali di cui parlano i magistrati contabili? Il primo elemento positivo è sicuramente il PIL, il prodotto interno lordo italiano. Ovvero quanto produciamo in termini di ricchezza in un anno.

Nel 2016 il Pil ha chiuso con una crescita dello 0,9 per cento, un valore che di certo non consente di primeggiare in Europa, ma che segna un consolidamento della ripresa pur debole degli scorsi trimestri e per nulla scontata anche perché, a metà 2016, si era temuta un’inversione del ciclo con un possibile ritorno in stagnazione.

Soprattutto, ed è questo forse il dato più importante, è aumentata la fiducia nell’economia italiana non solo all’estero dove le “nostre esportazioni di beni e servizi hanno superato le previsioni”, ma anche nel nostro Paese, dove appare evidente una maggior propensione agli investimenti.

Cuneo fiscale: 10 punti oltre la media europea. Tutto perfetto, dunque? Non esattamente. In parte, perché questi segnali sono ancora troppo deboli per rappresentare l’inizio di un vero e proprio trend positivo, garantendo, all’interno della variabilità del mercato globale, una stabilità negli anni avvenire. E in parte perché vi sono degli aspetti che non giocano a favore dell’Italia e che sembrano essere diventati fattori endemici nell’economia nazionale.

Si pensi ad esempio al cuneo fiscale, ovvero l’indice che registra gli effetti della tassazione sui cittadini (e quindi sul consumo) e all’interno del mondo dell’impiego pubblico e privato, il rapporto tra imposte e costo del lavoro.

La Corte dei conti evidenzia infatti l’innalzamento del cuneo fiscale di 10 punti rispetto alla media Ue (49% prelevato a titolo di “contributi e di imposte”). Il Rapporto evidenzia perciò le criticità del sistema fiscale italiano e mette in guardia contro un eventuale inasprimento della tassazione, sottolineando che “un’esposizione tributaria tanto marcata non aiuta il contrasto all’economia sommersa e la lotta all’evasione”. Il messaggio nei confronti dei partiti politici oggi molto divisi su quest’argomento, tema che ha portato il Pd a spaccarsi tra sostenitori e contrari ad un inasprimento fiscale, è abbastanza chiaro.

Infine, per quanto riguarda le misure per il controllo debito pubblico, i magistrati contabili segnalano alcuni interventi messi in atto dal Governo ed andati a buon fine (come il Quantitative Easing) ma, allo stesso tempo, ricordano che siamo ancora ben lontani dal traguardo di una ripresa forte e duratura.

Collocamenti, rendimenti all’emissione, composizione del debito, esprimono condizioni eccezionalmente buone se confrontate con il livello che il debito stesso ha raggiunto negli ultimi anni. Ciononostante, si legge nel Rapporto, i dati mostrano che il debito italiano è ancora “il più alto in Europa, se si esclude la Grecia”.

Ciò significa che “all’aumento del debito non ha corrisposto un maggiore contributo del settore pubblico al capitale produttivo dell’economia e, dunque, non c’è stato un miglioramento della ricchezza netta”. 

Pertanto, se “non vi sono le condizioni per affermare che la crisi sia definitivamente alle spalle”, vi sono però “buoni motivi per sperare, a condizione che si perseveri in un percorso che sappia conciliare misure a sostegno della crescita e a riduzione delle spese superflue in un quadro di equità sociale”.

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