Alessandro Matri, uomo-chiave nel sofferto 3-1 al Rosenborg

Cuore e testa: la Lazio supera il Rosenborg in 10 in Europa League

Invertendo i fattori, il risultato non cambia: la Lazio vince anche contro i norvegesi del Rosenborg e  consolida, a quota 7 punti, il primato nel Gruppo G di Europa League. Come con il St.Etienne quasi un mese fa, ma stavolta con i biancocelesti in 10 per quasi tutta la gara (84 minuti più altri 4 di recupero tra primo e secondo tempo, per la precisione ), la squadra di Pioli soffre, suda, corre, gioca anche bene e alla fine porta a casa un preziosissimo 3-1 che vale una pesante ipoteca sulla qualificazione alla fase ad eliminazione diretta.

Il match di ieri con i norvegesi era stato presentato come una partita non priva di insidie, dato il ruolino di marcia immacolato in trasferta dei bianconeri di Trondheim (vittorie nei preliminari con Vikingur, KR, Debrecen,  Steaua Bucarest e, nella fase a gironi, pareggio in Francia con il St. Etienne), oltre alla quasi certezza della conquista del titolo nazionale che potrebbe arrivare domenica. Una squadra non certo trascendentale, sia chiaro, ma in gran condizione. Un avversario, quindi, da prendere con le molle soprattutto da una Lazio reduce dal passo falso con il Sassuolo e dilaniata da infortuni a catena. In teoria, una partita dal coefficiente di difficoltà medio, ma divenuta terribilmente complessa dopo solo 6 giri di lancette per l’ennesimo strafalcione di stagione di Mauricio che, non pago di aver sballato uno stop elementare, stendeva Skyelvik lanciato a rete. Rosso diretto e sacrosanto. Il terzo solo in questo avvio di stagione. Nasceva, di fatto, un’altra partita, dopo un abbrivio arrembante contrassegnato dal doppio palo nella stessa azione (Hoedt e Mauri) e Pioli era bravissimo a ridisegnare la squadra inserendo un altro centrale, Gentiletti, al posto di uno dei due centrocampisti bassi, Onazi. Il compito non era semplice: difendere ma senza rinunciare ad essere pericolosi. Una partita di intelligenza e di grande sacrificio. Ciò che la Lazio riusciva a fare egregiamente. E chi meglio di Candreva, con il suo inesauribile dinamismo, era in grado di interpretare le due fasi? Non a caso era proprio il romano a trovare il varco giusto per servire un assist delizioso a Matri per l’1-0 al 28′. Seguiva un momento piuttosto prolungato di palese difficoltà in fase di contenimento con le folate di un Rosenborg, scarso finchè si vuole dietro, ma insidioso nelle proiezioni offensive, che però produce solo due legni con lo stesso Skjelvik e con Soderlund, complici in un’occasione anche i provvidenziali polpastrelli di Berisha, di nuovo sicuro.

Nella ripresa, invece, i patimenti diminuivano sensibilmente con una Lazio padrona di campo e gioco e con un’attivissimo (e anche tecnicamente molto valido) Matri, bravo a porgere ad un Felipe Anderson nuovamente vivace il pallone del raddoppio. Sembra il prologo ad una serata di assoluta tranquillità ma ci pensava Gentiletti, fermo a centro area e inchiodato per terra a beneficio dell’elevazione vincente di Soderlund a ricordare a tutti che la difesa biancoceleste non è certo il reparto migliore della squadra capitolina. A questo punto, con 21 minuti più recupero davanti, i norvegesi ci credevano eccome. Il pressing era alto e sostenuto e la Lazio, in apnea, asserragliata nella propria area. Il pareggio era nell’aria ma ancora Matri indossava i panni dell’uomo della provvidenza vedendo lo sprint di Radu e servendogli un ottimo filtrante sulla corsa. Il rumeno si guadagnava contatto e rigore (un pò generoso, diciamo così) che Candreva si vedeva respingere da Hansen salvo poi ribadire in rete con un destro al volo non proprio semplicissimo. Il 3-1 a 11 minuti dal termine era un tesoretto sufficiente per poter tirare il classico “fiuuu” alla Allegri. L’ultimo brivido lo regalava Konko che atterrava Konradsen ma Berisha si incaricava di neutralizzare la battuta di Soderlund, fissando il punteggio sul 3-1 finale.

Una punizione forse eccessiva per i volenterosi scandinavi ma la legittimità del successo biancocelesti è fuori discussione, non solo alla luce delle impreviste difficoltà supplementari affrontate ma anche per la qualità del gioco espresso e la personalità mostrata nei momenti topici. Un pò di fortuna c’è stata ma, visto il periodo nero a livello infortuni (a proposito, da verificare le condizioni di Hoedt che ha terminato zoppicando vistosamente), un “aiutino” dalla sorte era una forma quasi sindacale di compensazione. Comunque, benvenuta.

Ora, se tutto andrà secondo pronostico, è possibile che Lazio e St. Etienne vincano le prossime due gare (Rosenborg a Trondheim e Dnipro per i laziali) e arrivino così allo scontro diretto dell’ultima giornata con i capitolini avanti di due punti. I francesi avrebbero il vantaggio del fattore campo, la Lazio due risultati utili sui tre disponibili. Importante sarà riuscire ad innalzare l’asticella del rendimento esterno, visto che l’Olimpico, fin qui, si è rivelato davvero quel “fortino” auspicato da Pioli: 7 vittorie su 7 partite casalinghe.

Si chiude così una settimana in chiaroscuro per le italiane impegnate in Europa: al pareggio-suicidio della Roma a Leverkusen in Champions, hanno fatto seguito l’opaco 0-0 casalingo della Juve con il Borussia Moenchengladbach ( e ipotesi di fuga abortita), il roboante successo esterno per 4-1 del Napoli in Danimarca con il Midtjylland (ottima prova di Gabbiadini, finalmente in campo dall’inizio e autore di una doppietta) ma anche il brutto scivolone per 1-2 al Franchi di una Fiorentina ampiamente rimaneggiata (abbondante turnover in vista del big match di domenica con la Roma) contro i modesti polacchi del Lech Poznan ma con la lieta nuova del ritorno al gol di Pepito Rossi. Ora i Viola sono ultimi nel proprio girone e il calcio italiano rischia di perdere subito una propria rappresentante. Non una buona notizia in chiave ranking.

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