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Cyberattacco continua: 18mila pc cinesi infettati

Continua il cyberattacco globale lanciato venerdì scorso e proseguito durante il fine settimana. Questa volta ad essere colpiti sono centinaia di migliaia di computer cinesi, mandando in tilt colossi come Hitachi, ma anche altre compagnie nipponiche come Nissan (presso gli impianti britannici) e il colosso ferroviario East Japan Railway. Gli indirizzi IP finora infettati sono 18mila.

I problemi maggiori si sarebbero verificati nell’invio e nella ricezione delle email. Diverso invece il caso dell’Europa dove  “non sono state registrate nuove infezioni di ransomware. Questo – avverte il portavoce di Europol Jan Op Gen Oorth – è un messaggio positivo. Significa che nel fine settimana, con l’allerta dell’attacco su scala globale, le persone si sono attivate per fare gli aggiornamenti per la sicurezza degli apparati”.

Fino ad ora, vittime dell’attacco virtuale “Wannacry” sono stati circa 200mila computer in 150 Paesi in tutto il mondo, con danni che vanno dalle ferrovie tedesche alla Renault che ha fermato gli stabilimenti in Francia, dal sistema sanitario britannico, dove è andato in tilt un ospedale su cinque, all’Università di Milano Bicocca.: per riavere il controllo sui loro apparecchi, molti si sono decisi a pagare il riscatto richiesto dagli hacker (fino ad ora sono stati versati circa 20mila euro).

Oltre alle misure di sicurezza messa in campo da compagnie e Governi di tutto il mondo, a ridimensionare la portata e i danni del virus ci ha pensato MalwareTech, il ‘nickname’ del giovane tecnico inglese ‘eroe’ (22 anni) che è riuscito ad arginare il malware. Ma ora è proprio lui a mettere in guardia: il rischio che gli hacker possano modificare il codice e sferrare un altro attacco uguale se non peggio del precedente, è più che concreto.

Europol sta aiutando i Paesi, l’attacco del Ransomware Wannacry è a livelli senza precedenti e richiede un’indagine internazionale”, ha fatto sapere l’agenzia, che tramite la sua unità di Cybercrime, EC3, è al lavoro “a stretto contatto” con le unità equivalenti dei Paesi membri attaccati e con “partner chiave nell’industria, per mitigare la minaccia e assistere le vittime”.

Coinvolta nella lotta globale contro gli hacker anche la Nato, che nei mesi scorsi ha potenziato il suo centro di cybersecurity.

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