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Day after, primi problemi per Letta. I sottosegretari Fi non se ne vanno

Saltano le dimissioni dei sottosegretari fedeli al Cavaliere, e la Maggioranza non può procedere alla redistribuzione delle poltrone. Serve invece, assicura Napolitano, un passaggio parlamentare che segni la discontinuità politica tra il governo delle larghe intese e il governo che ha ricevuto la fiducia sulle legge di Stabilità.

brunetta-romaniLo ha chiarito il Capo dello Stato nell’incontro di oggi la delegazione parlamentare di Forza Italia. Le forme e i tempi di tale passaggio saranno oggetto di una consultazione del Presidente della Repubblica con il Presidente del Consiglio.

Sono bastate poche ore dalla cacciata di Berlusconi per capire che la strada per il governo resta tutta in salita. Stamane sembrava tutto scontato a cominciare dalle dimissioni dei sottosegretari fedeli al Cavaliere per passare poi al rimpastino sulle presidenze di Camera e Senato in mano a uomini di Forza Italia. Di dimissioni vere, mentre ad Arcore coordinati dallo stesso ex premier gli ultras affilano le armi, ci sono state solo quelle di Miccichè sottosegretario alla semplificazione. Per gli altri cinque che risultano ancora in carico al Cavaliere niente di certo, traccheggiano,prendono tempo. Al punto da far saltare i nervi a molti esponenti del Pd che in queste ore sollecitano il presidente del consiglio Enrico Letta a muoversi mettendoli alla porta.

Ma la situazione si fa complicata perché se questi fedeli dell’ultima Forza Italia non dovessero lasciare come chiede il Pd, per il capo del governo si apre una grana non da poco. La guerriglia dunque fa capolino nello stesso esecutivo. E anche l’incontro durato novanta minuti tra la delegazione di Forza italia guidata da Brunetta e Romani (nella foto) ed il presidente della Repubblica Napolitano non sembra aver sortito alcun effetto pratico per la mina sottosegretari che ora passa nelle mani del presidente del consiglio, a sua volta stretto tra le minacce del Pd che vuole un rimpasto e una eventuale resistenza di chi non vuole mollare nel chiaro intento di creare problemi.

E mentre la situazione si imgarbuglia continuano le schermaglie nel centrodestra come nel centrosinistra. A proposito del trattamento riservato all’ex premier, “Silvio Berlusconi resta leader del suo  movimento – dice il ministro Lupi – non solo vent’anni di storia non si cancellano ma, in democrazia, milioni di cittadini lo votano”.

Qualcuno però alza il tiro. Per Matteo Renzi, invece, è finito il tempo delle larghe intese: “Questo governo non può continuare ad andare avanti facendo finta che tutto sia uguale. Ora una svolta”. Sulla richiesta del sindaco di Firenze, aspirante nuovo segretario del Pd, di un rimpasto  dopo lo strappo di Forza Italia e la decadenza del Cavaliere interviene  il vicepremier, nonché leader di Ncd, Angelino Alfano.

“Questo governo è presieduto da un esponente del Pd. A breve il partito celebrerà il suo congresso, vediamo innanzitutto chi sarà eletto prossimo segretario e se, come primo gesto vorrà far cadere un esecutivo presieduto da un esponente del Pd…”. L’attesa è dunque per l’8 dicembre  e “fino ad allora -assicura Alfano– non interferiamo”Attendiamo l’ esito di questa vicenda congressuale. Noi del Nuovo centrodestra siamo in una situazione privilegiata perché  abbiano parlamentari sufficienti per tenere in vita il governo ma anche viceversa”.

Ritorna alla ribalta anche il senatore Mario Monti, fondatore di Scelta Civica  per dire che “L’ Italia può avere adesso più fiducia in se stessa. Non perché Silvio Berlusconi ha dovuto lasciare il Senato, ma perché l’ ha dovuto lasciare a seguito di una serie di misure che hanno reso l’ Italia, oggi più che ieri, uno Stato di diritto e che hanno dimostrato che nel nostro Paese, se si vuole, si può governare, si possono fare leggi rigorose, severe, applicabili a tutti”.

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