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Ddl intercettazioni al vaglio dell’Aula

leggebavaglioIl contenuto delle intercettazioni non potra’ mai essere pubblicato fino all”udienza-filtro”. Anche quelle trascritte nelle ordinanze di custodia cautelare. E’ quanto prevede l’emendamento presentato dal capogruppo del Pdl in Commissione Giustizia, Enrico Costa, al ddl intercettazioni. Come Pdl, e’ stato presentato un solo emendamento al testo delle intercettazioni. A titolo personale, invece, l’altro deputato berlusconiano Manlio Contento, ne ha depositati circa sette. Da parte del Pd ne sono arrivati 400. ”Abbiamo deciso – spiega Enrico Costa – di recepire il ddl Mastella solo per quanto riguarda la possibilita’ di pubblicare il contenuto delle intercettazioni solo dopo che ci sia stata la cosiddetta ‘udienza-filtro’. Solo dopo che si sara’ stabilito quali siano gli ascolti rilevanti o meno, sara’ possibile pubblicare il contenuto”. ”E questo – sottolinea Costa – varra’ soprattutto per quelle trascritte nelle ordinanze di custodia cautelare. Anche per quelle si dovra’ attendere il momento in cui il magistrato fara’ una selezione degli ‘ascolti”’ L’emendamento presentato al ddl intercettazioni che impedisce la pubblicazione del contenuto degli ‘ascolti’ fino al momento dell’udienza filtro e’ considerato dal capogruppo del Pdl in commissione Giustizia della Camera ”un punto di mediazione”, ”una base di lavoro”. L’Aula della Camera, comunque, ha ripreso l’esame del ddl sulle intercettazioni: tuttavia,  l’esame non si concludera’ questa settimana.

La conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha confermato che verranno prima votate le questioni pregiudiziali; ove esse siano respinte, si passera’ all’esame degli emendamenti. In Aula si discutera’ di intercettazioni fino a domani per riprendere mercoledi’ 12, dopo il via libera al Def. A seguire ci sono due mozioni e il ddl anticorruzione. ”Questa materia va regolata senza impedire l’utilizzo delle intercettazioni ai fini di giustizia” ha commentato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa.. Occorre pero’, ha aggiunto, ”impedire che la parola privacy, essendo una parola che non esiste nella lingua italiana, non venga compresa dai nostri media e dalla nostra società”. Le spese per controllare 119.553 telefoni e 11.119 ambienti ammontano a più di 272 milioni di euro: tanto sono costante alle casse dello Stato nel 2009 le intercettazioni disposte dalla magistratura. E se i bersagli sono andati aumentando nel corso degli anni (da 67.943 telefoni ‘spiati’ nel 2003 si e’ sfondato il tetto dei 100mila nel 2006 ), la spesa si e’ mantenuta mediamente sui 250milioni di euro l’anno (solo nel 2005 e’ arrivata piu’ di 300 milioni), a fronte pero’ di un bilancio della Giustizia che ha progressivamente subito tagli, fino ad arrivare a una previsione di spesa per gli ascolti, per il 2010, di circa 180 milioni. Motivo per cui nel corso degli anni il debito accertato nei confronti delle ditte e degli operatori telefonici e’ andato lievitando: circa 900 milioni di euro – fanno sapere al ministero della Giustizia – di cui circa 500 milioni per il noleggio delle apparecchiature e la restante cifra per le intercettazioni. Nell’ultimo anno una lieve flessione nella spesa (ma non nel numero di ‘bersagli’ intercettati) c’e’ stata: i costi per i tabulati telefonici (che solo nel 2009 ammontavano a oltre 13mila euro) non sono piu’ a pagamento e dunque i gestori sono tenuti a fornire i numeri in uscita e in entrata delle utenze senza pretendere alcunche’. I costi per il noleggio delle apparecchiature (214 milioni nel 2009, la fetta piu’ grossa della spesa totale) e’ andato anch’esso lievemente diminuendo. Ma restano le disomogenieta’ territoriali, a causa di tariffe che le aziende applicano in maniera diversificata da procura a procura. Un recente studio del ministero della Giustizia, citato piu’ volte dal neo guardasigilli Nitto Francesco Palma, stima che se vi fosse una gara unica nazionale nel noleggio delle apparecchiature i costi scenderebbero a 120-150 milioni di euro l’anno. Milano, Napoli, Palermo e Reggio Calabria sono i distretti in cui piu’ si spende per le intercettazioni. Nel capoluogo lombardo, che ha accumulato 53 milioni di euro di debiti, nel primi sei mesi del 2010 sono stati spesi 16milioni e 100mila euro (il 16% in meno rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente); a Palermo, sempre da gennaio a giugno 2010, 21,8 milioni; a Reggio Calabria 19,3mln; 11,6 a Napoli e 2,6 mln a Roma. Nel pieno della polemica sulle misure previste dal ddl intercettazioni, presentato dal governo nel 2008 e piu’ volte modificato nei continui passaggi tra Senato e Camera (dove e’ ora fermo da oltre un anno), l’Associazione nazionale magistrati, sulla base dei dati del ministero della Giustizia, aveva fatto un calcolo: i 132.384 ‘bersagli’ captati nel 2009 non puo’ equivalere a quello delle persone intercettate, ricavabile solo per via induttiva. Come fece a suo tempo l’Anm, che dividendo per tre il numero delle utenze sottoposto a controllo, visto che in media ogni persona intercettata utilizza tre o piu’ numeri telefonici, e’ giunta alla conclusione che gli individui sottoposti ad ascolto sono meno di 40mila, cioe’ lo 0,07% della popolazione italiana

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