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Delitto Meredith, Cassazione: troppi errori

Amanda Knox e Raffaele Sollecito assolti dalla Cassazione per mancanza di un ««insieme probatorio» tale da dimostrare la loro colpevolezza « oltre il ragionevole dubbio». 

«Io e Colin ci siamo scambiati uno sguardo di sollievo, come Alice quando si sveglia fuori dal Paese delle Meraviglie…». Lo dichiara Amanda, sulle pagine del West Seattle Herald, il giornale della sua città, quasi otto anni dopo l’inizio del processo sul delitto di Perugia che è costato la vita a Meredith Kercher, il 1 novembre del 2007.

Troppi errori. Alla decisione della Suprema Corte sembrano abbiano contribuito forti lacune nella gestione dell’inchiesta giudiziaria e nella composizione dell’intero sistema probatorio. «Sono molto sollevata – dichiara Amanda al suo avvocato, Carlo Dalla Vedova – in queste motivazioni ci sono tutte le cose che abbiamo sempre sostenuto». Soddisfatta anche il difensore di Raffaele Sollecito, Giulia Buongiorno che afferma come la sentenza prenda «a bastonate gli errori compiuti nelle indagini». Il suo cliente sarebbe stato infatti «processato per anni e tenuto in carcere da super-innocente».

«Grazie a tutto ciò, ho trascorso 4 anni in carcere più altri 4 di tormento per nulla». Le amare parole di Raffele Sollecito hanno sicuramente un altro sapore rispetto al sollievo dimostrato dall’altra imputata, Amanda. Il tormento potrebbe tramutarsi in una nuova azione legale se Sollecito e la Knox decideranno di chiedere i danni allo Stato per 4 anni di ingiusta detenzione. La richiesta dovrà comunque essere presentata entro 18 mesi, come previsto dai termini di legge.

Guede condannato a 16 anni. La Cassazione ha inoltre evidenziato come sul luogo del delitto e sul corpo di Meredith siano “invece state rinvenute numerose tracce riferibili al Guede”, il giovane ivoriano condannato col rito abbreviato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio della Kercher.

“Con ogni probabilità”,  senza le “clamorose defaillance, le amnesie investigative e le colpevoli omissioni di attività di indagine” si sarebbe potuto consentire ad “delineare un quadro, se non di certezza, quanto meno di tranquillante affidabilità, nella prospettiva vuoi della colpevolezza vuoi dell’estraneità”, degli imputati, si legge nella sentenza della Suprema Corte.

«Sono stato vittima di un clamoroso errore giudiziario che rimarrà nella storia», dichiara Sollecito.

P.M.

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