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Dj Fabo, il GIP ordina udienza per Cappato

Il GIP di Milano Luigi Gargiulo sentirà Marco Cappato, l’esponente radicale che si era autodenunciato per aver accompagnato Dj Fabo in Svizzera per il suicidio assistito.

Il giudice ha quindi respinto – almeno in prima istanza – la richiesta di archiviazione formulata dalle PM Tiziana Siciliano e Sara Arduini.

Il magistrato ha fissato un’udienza di discussione fra le parti, convocate per il prossimo 6 luglio. Dopo l’udienza, il GIP ha facoltà di accogliere l’archiviazione oppure respingerla in modo definitivo, ordinando alla Procura di procedere all’imputazione coatta, il che significa che le PM sarebbero costrette – anche contro il loro parere – a ordinare il rinvio a giudizio di Cappato. Se venisse riconosciuto colpevole di aiuto al suicidio, il tesoriere dell’associazione Luca Coscioni rischierebbe una pena da 5 a 12 anni.

“Quella di fissare un’udienza camerale prima di decidere se archiviare o andare avanti – spiega l’avvocato Filomena Gallo, difensore di Cappato – era una decisione nelle possibilità del giudice per le indagini preliminari e noi eravamo in attesa. È comunque un segnale positivo, perché significa che vuole approfondire”.

Dj Fabo – nome d’arte di Fabiano Antonianiè morto lo scorso 27 febbraio, nella clinica Dignitas di Zurigo, all’età di quarant’anni. Aveva perso la vista ed era rimasto tetraplegico nel 2014, dopo un incidente stradale.

“Quasi per un assurdo scherzo del destino – hanno scritto le due PM nella richiesta di archiviazione – la patologia che l’aveva privato della vista e del movimento non l’aveva reso insensibile al dolore. Il corpo, inerte, era percorso da insostenibili spasmi di sofferenza più e più volte al giorno”. Per questo, continuano, “il principio della dignità umana impone l’attribuzione a Fabiano Antoniani, e in conseguenza a tutti gli individui che si trovano nelle medesime condizioni, di un vero e proprio diritto al suicidio”: attuato “in via indiretta mediante la ‘rinunzia alla terapia’, ma anche in via diretta, mediante l’assunzione di una ‘terapia’ finalizzata allo scopo suicidario”.

F.M.R.

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