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Dopo il caos a Roma, musei tra i servizi essenziali

Dopo l’ennesima figuraccia agli occhi della moltitudine di turisti che quotidianamente assiepano le testimonianze archeologiche di Roma, dal governo arrivano le nuove disposizioni riguardanti la regolamentazione in caso di sciopero o assemblea del personale.
«Il museo è un servizio pubblico essenziale come la scuola e i trasporti». Cosi’ ha stabilito ieri sera il Consiglio dei Ministri, che dopo i disagi ai turisti in coda davanti a numerosi siti della Capitale sbarrati per assemblea sindacale, ha ritenuto urgente inserire all’ordine del giorno anche la regolamentazione di questo settore molto importante e fruttuoso per il nostro Paese. «Le assemblee si possono fare, ma con regole che non diano a chi fa 9 mila chilometri di volo di trovare la sorpresa dell’assemblea sindacale. Non è un diritto in meno ai sindacati, non facciamo nessun attentato alle assemblee, è un diritto in più ai cittadini e ai turisti» ha detto Renzi. «I turisti non possono portare a casa una fotografia di transenne e cartelli senza poter visitare il Colosseo».
Ma andiamo ai fatti. Ieri mattina sono rimasti chiusi per assemblea sindacale i siti archeologici più importanti della Capitale: Colosseo, Foro Romano e Palatino, Terme di Diocleziano e Ostia Antica. L’apertura, stabilita di norma per le ore 8.30 è stata posticipata alle 11.30, al termine dell’assemblea.
Non ci sarebbe stato niente ente di male, considerati i diritti dei lavoratori che rivendicano il mancato pagamento delle indennità di turnazione e delle prestazioni per le aperture straordinarie dei luoghi della cultura (primo maggio, aperture serali, etc.) -“dopo quasi un anno solare di inutile attesa”- ed altre spettanze. Ma nessuno si è peritato di avvisare per tempo i visitatori che, come sempre, hanno formato file disciplinate davanti ai cancelli serrati sui quali con un cordino era assicurato un misero foglio, formato A4, come informazione per il pubblico. Bontà dei centurioni, se i turisti in coda sono riusciti a capire cosa stava succedendo.
“Ok, we have to come back later”, commenta qualche straniero. “Ah, è chiuso? Ma non c’è nessun avviso se non dentro, praticamente”, lamenta invece una signora, mentre un gruppo di turisti inglesi che ha comprato ieri il biglietto sul sito internet per saltare la fila dice che “Potevano scriverlo almeno lì, ci saremmo organizzati”, dicono. “Abbiamo giusto due giorni, Roma è grande, avremmo fatto altre scelte”, lamenta una donna polacca.
Colte di sorpresa anche le guide turistiche. Una ragazza che accompagna una comitiva polacca cerca qualcuno cui chiedere lumi, poi si rassegna: “Faremo prima il foro, poi verremo qui al Colosseo. Certo, è una bella delusione per i turisti”.Oltre alla delusione anche “un vero e proprio danno all’immagine”, tanto più che “non è la prima volta che succede un fatto simile, senza un annuncio preventivo sui portali web”,  lamenta Assoturismo Roma. “Una città che vive principalmente con quattro o cinque attrattori forti tra i quali Colosseo e Fori – scrive in una nota –  non si può permettere in alta stagione, di ritardare neanche di un’ ora l’apertura di questi monumenti. Già la città di Roma verte in condizioni da terzo mondo con trasporti al collasso, il decoro, l’abusivismo, se poi cominciano a vacillare anche i fiori all’occhiello che stimolano gli arrivi nella capitale, allora non c’è più speranza di ripresa”.Fatto salvo il “sacrosanto il diritto di assemblea e di sciopero” , afferma Daniele Brocchi segretario Assoturismo di Roma e del Lazio ,  “il Colosseo e i Fori non sono un’azienda di periferia che produce viti e bulloni, ma attrattive che fanno incassi da record. E noi non possiamo permetterci in questo momento di affossare anche l’unica cosa che a Roma funziona”.Le preoccupazioni sono forti, ancor più con l’approssimarsi della data giubilare, tanto da far tuonare anche il ministro della Cultura e dei beni culturali Dario Franceschini: “La misura è colma. Ora basta. Proprio nel momento in cui la tutela e la valorizzazione dei beni culturali sono tornate dopo anni al centro dell’azione di governo, proprio mentre i dati del turismo sono tornati straordinariamente positivi, proprio mentre Expo e Giubileo portano ancora di più l’attenzione del mondo sull’Italia, proprio mentre io sono come ministro impegnato nelle discussioni preparatorie per la legge di stabilità a cercare di portare più risorse per la cultura e per il personale del ministero, una nuova assemblea sindacale, questa volta al Colosseo a ai più importanti siti archeologici di Roma, fa restare turisti in fila davanti agli occhi di tutto il mondo. Il buonsenso nell’applicare regole e nell’esercitare diritti evidentemente non basta più per evitare danni al proprio Paese”. Franceschini annuncia quindi, in accordo con il Presidente Renzi, che “al Consiglio dei Ministri di questo pomeriggio proporrò una modifica legislativa che consenta di inserire anche i Musei e i luoghi della cultura aperti al pubblico tra i servizi pubblici essenziali”.Non lasceremo la cultura ostaggio di quei sindacalisti contro l’Italia. Oggi decreto legge #Colosseo#lavoltabuona”. Così Matteo Renzi su twitter.Il pasticcio, comunque, è già fatto cotto e mangiato. Mal digerito, come in precedenza, e rischia di dare ancora una volta in pasto questa meravigliosa ai media esteri che già ci hanno bastonato abbastanza a proposito di Mafia Capitale e più recentemente per il funerale-show dei Casamonica.

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