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Due aspiranti jihadisti arrestati a Brescia

Due sostenitori dell’ISIS sono stati arrestati stamattina a Brescia. Sarebbero i responsabili di un account Twitter dal quale partivano minacce all’Occidente. Per loro stessa ammissione, non avevano una preparazione militare vera e propria, ma intendevano passare prima o poi dalle parole ai fatti.

Gli aspiranti terroristi sono un manovale di nazionalità pakistana e un cittadino tunisino che lavora come addetto alle pulizie in un’azienda ortofrutticola. Come ha spiegato il procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli, che ha coordinato le indagini insieme al pm Enrico Pavone, i due arrestati vivono a Manerbio da diversi anni, anche se uno dei due ha la residenza a Milano, e hanno tutti i documenti di soggiorno in regola.

Erano attivissimi su Twitter, dove pubblicavano sinistre minacce rivolte all’Occidente e ai suoi abitanti tramite l’account Islamic_State_in_Rome. Minacce in italiano, inglese e francese, scritte su biglietti che gli uomini fotografavano sullo sfondo di monumenti celebri e luoghi-simbolo delle città italiane, come il Colosseo e il Duomo di Milano.

Su un altro di questi biglietti ha trovato spazio anche il nome di Omar al-Mukhtar, il mistico e guerrigliero cirenaico giustiziato nel 1931 dall’amministrazione coloniale italiana e considerato un eroe nazionale libico e un simbolo anticolonialista.

È proprio da una di queste foto, pubblicata lo scorso 26 aprile, che la Polizia postale ha avviato le indagini. L’operazione Bay’a – termine arabo che indica il “giuramento di fedeltà a un capo”: in questo caso, quello dei due aspiranti jihadisti all’ISIS – si è svolta attraverso perquisizioni e intercettazioni telefoniche, senza dubbio semplificate dal fatto che fra di loro i due parlavano italiano.

Le ordinanze di custodia cautelare, firmate dalla gip Elisabetta Mayer, hanno interrotto i loro sogni di gloria prima che potessero passare all’azione. I due “erano consapevoli di non avere un addestramento militare consolidato”, ha detto Romanelli in conferenza stampa, ma si erano procurati il manuale How to Survive in the West (“Come sopravvivere in Occidente”), il “vademecum del jihadista” pubblicato lo scorso marzo da sedicenti esponenti dell’ISIS, e meditavano di completare l’addestramento in qualche campo gestito dai miliziani in Siria.

Fra gli obiettivi di cui avevano parlato figurano la base militare di Ghedi, nelle vicinanze di Brescia, e l’azienda in cui lavorava uno dei due.

Ora dovranno rispondere entrambi dell’accusa di associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico.

“Abbiamo ottenuto un altro risultato positivo” ha commentato il ministro dell’Interno Angelino Alfano. “Anche questa mattina si dimostra che il nostro sistema di prevenzione funziona”. “Il monitoraggio del web consente un’azione di prevenzione molto efficace”, ha aggiunto il ministro: “Noi ci battiamo ogni giorno per far sì che l’Italia sia un posto sicuro dove vivere anche se siamo consapevoli che nessun Paese è a rischio zero”.

Filippo M. Ragusa

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