…e per Quinzi e il nostro tennis!

Nel Wimbledon delle sorprese, delle lacrime, di vincitori e vinti, e dei tabù sfatati c’è stata gloria anche per il nostro tennis. Dopo l’approdo record di nostri rappresentanti , ben quattro, agli ottavi di finale nei tabelloni principali delle due gare di singolare, è arrivata la vittoria di Gianluigi Quinzi, 17enne nato a Cittadella ma cresciuto a Porto San Giorgio (Fm), nelle Marche, nel singolare maschile juniores. Un evento che rompe un digiuno che durava, per le racchette nostrane, dal lontano 1987 quando Diego Nargiso sconfisse sul campo n. 1 Jason Stoltenberg. Si tratta del decimo successo in assoluto, tra ragazzi e ragazze, di un nostro rappresentante in una prova junior dello Slam. La sua vittoria sul coreano Hyeon Chung per 7-5 7-6(2) è il risultato di una settimana di tennis veramente di altissimo livello mostrato dal mancino allenato dal coach argentino Eduardo Medica (“A volte litighiamo di brutto, ma mi vuole un bene dell’anima”, ha detto Quinzi del rapporto che lo lega al suo allenatore), giunto a Londra con tanto di moglie e figlioletto al seguito per sostenere dalle tribune il nuovo componente di quest’autentica famiglia allargata. In tutto il torneo, Gianluigi non ha lasciato per strada, infatti, nessun set! E pur dovendo affrontare avversari sulla carta anche più quotati (il nostro era n. 6 del seeding), quali, nei quarti, il serbo Milojevic che lo aveva già sconfitto al Roland Garros, e in semifinale l’idolo di casa, Kyle Edmund, n. 5, con un anno di esperienza in più ( il che, a questi livelli, conta eccome), già ammesso al tabellone principale di Wimbledon (battuto dal futuro semifinalista, Janowicz) oltre ad esser stato in grado di battere nell’Atp di Eastbourne il francese De Schepper, poi giunto sino agli ottavi dei Championships. E non che il coreano Chung fosse un avversario meno insidioso, anche se già sconfitto da Quinzi nel vittorioso Bonfiglio dell’anno scorso. Ma il nostro 17enne ha mostrato tutte le sue migliori doti, in primis il grande coraggio sfoggiato nel recuperare un primo set che, sul 3-5, appariva seriamente compromesso e, poi, nel secondo, quando si è trovato 4-5 e 0-30 sul proprio servizio. Magistrale, infine, l’interpretazione tutta d’attacco del tie break, fase del gioco che rivela , più di ogni altra, l’animus di un campione, chiuso con grande autorevolezza sul 7-2. Quali sono le caratteristiche tecniche più rilevanti nel gioco di Quinzi? Certamente il servizio, agevolato dalla già notevole statura di 1.89 cm, che fa male ma a cui può chiedere  ancora di più ( soprattutto in termini di percentuali di prime di servizio perché per vincere tra i pro non basta mettere dentro un 48%), un rovescio bimane molto ficcante, eredità anche delle tante ore passate su youtube a rivedere interi match del suo idolo, Andre Agassi, e una propensione costante ad assumere l’iniziativa nello scambio, comunque da chiudere in fretta. Da migliorare i colpi di volo, comunque già buoni, e il diritto (quando è costretto alla difensiva, tende ad abusare del chop, per pigrizia negli spostamenti laterali). Ma proprio questo fa ben sperare per un futuro radioso: margini di miglioramento ve ne sono e toccano più  o meno tutti i settori del suo gioco. Potenzialmente, un grande tennista professionista. Che, peraltro, ha già iniziato a conoscere il circuito maggiore, avendo alle spalle già un successo in una prova Future in Marocco. Delle possibilità di Quinzi sono coscienti tutti, sia il suo coach che il responsabile del settore tecnico della Fit, Mosè Navarra, per il quale Gianluigi “è il migliore prodotto in circolazione tra i nati nel 1995 e 1996. Non ha limiti. Sull’erba è agevolato dal fatto che i punti durano meno mentre sulla terra per fare un quindici deve tirare almeno tre vincenti. Ma è un campione straordinario, un fuoriclasse dentro. Con una qualità che nessun coach potrà mai insegnare: la voglia di vincere sempre e di non mollare mai neppure un punto”. A rincarare la dose dei meritatissimi complimenti, si possono citare le parole di un autentico “guru” del tennis mondiale, quale Nick Bollettieri, che, vedendolo, ha subito detto: “E’ un ragazzo che ha un grandissimo coraggio. Non ha paura di sbagliare”. Il ritratto tecnico che emerge è quello di un giocatore certamente adatto al veloce (“l’erba la conoscevo già perché avevo fatto semifinale l’anno scorso, ma la mia superficie preferita è il cemento. Anche se è sulla terra che ho ottenuto i miei migliori risultati”, fino ad oggi, ovviamente), ma che, come dimostrato al Bonfiglio e in Marocco, può tenere anche gli scambi prolungati sulla terra. Il suo programma prevede ora di affacciarsi sempre più spesso nei tornei Challenger (certamente prenderà parte a quelli di San Benedetto del Tronto, Recanati e Orbetello) per poi chiudere la parentesi nel circuito juniores con lo Us Open (“Wimledon è il torneo più prestigioso. Qui si è fatta la storia del tennis. Ci sono foto dei grandi campioni dappertutto. Soprattutto di Federer che è il più grande di tutti. Anche se io tifo per Nadal. Comunque il mio sogno rimane sempre quello di vincere gli Us Open.”). Un circuito, quello dei “piccolini”, che comincia decisamente a stargli stretto.  Ma chi è Gianluigi Quinzi? Un predestinato…per lo sci. Almeno inizialmente. Mai nascoste le sue simpatie per Alberto Tomba e, poi, per Lindsay Vonn ed Hermann Maier, e la sua predilezione a seguire in Tv le gare sulle nevi rispetto ai match di tennis. Poi, però, mamma Carlotta, anch’essa grande promessa dello sci azzurro, sulla scorta della propria esperienza personale, preferì dirottare il talento del suo ragazzo verso il meno pericoloso tennis. Benedetto cuore di mamma.

Daniele Puppo

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