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Empire, la guerra dei Lion

Empire è una nuova serie americana, in onda su Fox dal 3 marzo, che si presenta come la rivelazione dell’anno.  Lucious Lyon da giovane è stato un delinquente di strada ma grazie al suo talento è riuscito a costruire un impero. La Empire Entertainment è un colosso della musica hip hop che sta per essere quotata in borsa. Gli affari che Lucious ha condotto negli anni non sono sempre stati limpidi e legali. La moglie Cookies è finita in carcere al suo posto con l’accusa di spaccio di droga. Ora che è tornata, ha trovato il suo posto rimpiazzato da una donna molto più giovane.

Lucious ha la SLA, deve decidere al più presto chi sia in grado di portare avanti con successo l’azienda che ha creato. Questa è la sua unica, vera preoccupazione.   Lucious predilige Hakeem, il figlio più giovane, un musicista di talento ma viziato, volgare e donnaiolo. Il secondogenito è gay e per questo mal visto dal padre. Il terzo, Andrè, il primogenito, è un brillante uomo d’affari ma senza talento artistico quindi secondo Lucious non adatto a dirigere la Empire Entertainment. Di dubbio spessore morale, il protagonista agisce con il cinismo di chi deve affrontare una serie di prove per raggiungere il suo scopo e non si ferma davanti a niente.  Calpesta i sentimenti di Cookies, quelli di Jamail, inganna Andrè facendogli credere, per usarlo, che sarà lui il successore, uccide suo cognato perché gli crea problemi. E’ quindi l’antieroe per eccellenza, con sfaccettature complesse dal punto di vista morale, a volte ci fa pena per la malattia che l’ha colpito.  Tutto ciò dà il via a una serie TV sofisticatissima, di alto livello artistico, capace di intrattenere il pubblico con brani musicali interpretati da cantanti di talento all’interno di coreografie straordinarie. Non è la prima volta che si presenta il problema di valutare e analizzare un prodotto che sposa la bellezza formale con un sottotesto valoriale pessimo, soprattutto perché l’odio, a causa delle decisioni di Lucious, si scatena in un nucleo familiare.

Jamail e Cookies, madre e figlio, sembrano essere i più umani all’interno di questo contesto moralmente penoso, la bravissima Taraji P. Hendos, che interpreta l’ex moglie di Lucious, ci strappa qualche sorriso per la sua eccentrica ribellione alla malvagità del marito. Ma anche lei, senza pensarci troppo, fa uccidere un delinquente pagando cinquemila dollari il cognato spiantato. E’ nello stile delle nuove serie americane la complessità morale di tutti i personaggi, questo dà la possibilità di portare il racconto avanti all’infinito.  Anche Jamail è un personaggio complesso anche se sicuramente più umano, le sue canzoni hanno parole tutt’altro che volgari al contrario di quelle del fratello, la sua omosessualità rappresenta una sorta di rottura con il modello paterno. Tuttavia, anche lui viene alla fine contagiato dall’odio e dalla competizione in questa gara di successione al trono dell’Empire Entertainment.  Il modello shakesperiano a cui fa riferimento la serie, Re Lear, non mostra una situazione più edificante di questa che mette in scena un archetipo: le lotte trai figli per la primogenitura. Il problema è che la drammaturgia classica aveva un finale, il male era trasmesso come tale e i personaggi ne pagavano le conseguenze. In questo nuovo universo proposto dalle grandi serie TV americane le storie sono destinate ad andare avanti a tempo indeterminato e la sensazione è quella che “Empire” racconterà a lungo questa lotta intestina nella famiglia Lyon.

Alessandra Caneva

Ideatori della serie: Lee Daniels e Danny Strong

Prodotto da: 20th Century Fox Television

Con Terrence Howard, Taraji P. Hendos, Bryshere Gray, Jussie Smollett, Trai Byers, Grace Gealey,Kaitlin Doubleday, Malik Yoba.

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