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Eurispes: quanto si sentono poveri gli italiani

Quasi la metà delle famiglie italiane non riescono ad arrivare a fine mese. Lo registra il Rapporto Italia 2017 dell’Eurispes,  l’Istituto di Studi Politici Economici e Sociali.

Per il 48,3% degli italiani non è possibile far quadrare i conti senza attingere ai propri risparmi e ben il 25% ha delle difficoltà a pagare le spese mediche ed infatti, il 3,9% delle persone è costretto a risparmiare proprio su ciò su cui si dovrebbe spendere di più: la propria salute.

Ma gli italiani si sentono davvero poveri? Dalle risposte che hanno dato agli analisti dell’Eurispes, sembrerebbe proprio di sì: un italiano su 4 si sente povero e percepisce come un forte limite il dover chiedere aiuto economico ai propri genitori ((32,6%), guardare i figli e quindi risparmiare sui costi di asili e babysitter (23%). Senza contare chi, il 13,8%, è stato costretto a “tornare dai suoi” per togliere la voce “affitto” da un bilancio altrimenti fallimentare.

Ma sta ancora peggio chi non ha una famiglia a cui appoggiarsi o chi è solo a pagare un affitto, magari con uno o più figli a carico. Chi si sente maggiormente povero sono infatti i single (27,1%) o i monogenitore (26,8%). Ovviamente, tra le categorie maggiormente a rischio di povertà (effettiva, oltre che percepita) vi sono coloro che hanno perso il lavoro (76,7%).  Tra chi si ritrova disoccupato, le cause sono spesso riconducibili a motivi personali come un divorzio o una separazione (50,6%), una malattia propria o di un familiare (39,4%), dalla dipendenza dal gioco d’azzardo (28,7%) o dalla perdita di un componente della famiglia (38%).

Gli italiani tagliano il superfluo. Nel corso dell’anno si è risparmiato sui pasti fuori casa (70,9%), l’estetista, il parrucchiere, gli articoli di profumeria (66,2%), i viaggi e le vacanze (68,6%). Sono rimasti pressoché stabili, evidenzia l’Istituto, i tagli sui regali (75,6%) e per il tempo libero (64,8%). Questo, nonostante più della metà degli italiani ritiene di non aver perso il proprio potere d’acquisto (51,5%).

Stabile anche il ricorso ai saldi (80,6%) mentre diminuisce la quota di risparmio che incide sulle nuove tecnologie (-5 punti: dal 69,4% del 2016 al 64,4% del 2017).

P.M.

 

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