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Eurozona, cresce la ripresa economica. Meno in Italia

Cresce la ripresa dell’economia della zona Euro. A descrivere un quadro di espansione economica è la Bce che, nel suo bollettino economico, riscontra una tendenza genericamente positiva.

Dopo una “certa perdita di slancio agli inizi del 2015 l’economia mondiale dovrebbe tornare su un percorso di modesta ripresa” si legge nell’analisi dell’Eurotower.

”Gli Stati Uniti e il Regno Unito mostrano segnali di un recupero dell’attività economica, mentre in Giappone gli indicatori disponibili rivelano un indebolimento delle prospettive di crescita, dopo la vigorosa dinamica del primo trimestre. Quanto alla Cina, i dati recenti segnalano una ripresa dell’espansione economica nel secondo trimestre, sebbene il calo dei corsi azionari abbia acuito il clima di incertezza”.

Per quanto riguarda invece l’eurozona, che ha attraversato in queste ultime settimane la tempesta legata alla Grexit, la Bce fotografa “un aumento della volatilità, riconducibile soprattutto alle accresciute incertezze sui negoziati tra la Grecia e i creditori ufficiali”.

“Nonostante il generale incremento”, i corsi azionari “hanno mostrato oscillazioni pronunciate nelle ultime settimane”, tuttavia “i rendimenti sui titoli di Stato a lungo termine si sono mantenuti pressoché invariati nell’insieme dell’area dell’euro, su livelli superiori ai recenti minimi storici toccati a metà aprile”.

Anche lo spread tra i titoli di stato italiani, spagnoli e portoghesi sui Bund tedeschi si è andato riducendo, “mentre sono rimasti sostanzialmente stabili, nel complesso, negli altri paesi dell’area ad eccezione della Grecia”.

Si conferma allo 0,4% la crescita trimestrale del Pil reale dell’area, una “espansione sostenuta dalla domanda interna, attraverso i cospicui contributi dei consumi privati e adesso anche degli investimenti. In prospettiva, è atteso un ulteriore ampliamento della ripresa economica”.

La domanda interna – spiega ancora l’istituto – dovrebbe essere sorretta dalle misure di politica monetaria della BCE e dal favorevole impatto sulle condizioni finanziarie, nonché dai progressi compiuti sul fronte del risanamento dei conti pubblici e delle riforme strutturali” richieste agli Stati membri. A questo vanno ad aggiungersi anche i benefici legati “ai bassi prezzi del petrolio” che dovrebbero continuare a sostenere “il reddito disponibile reale delle famiglie e la redditività delle imprese”.

Torna in territorio positivo l’inflazione, che “ha raggiunto il livello minimo agli inizi dell’anno”: in giugno ha mostrato una lieve riduzione, “portandosi allo 0,2 per cento dallo 0,3 di maggio”. In prospettiva, nel 2016 e nel 2017 “l’inflazione dovrebbe aumentare ancora, sostenuta dall’atteso recupero dell’economia, dall’impatto del deprezzamento dell’euro e dall’ipotesi, incorporata nei contratti future, di un lieve rincaro del greggio nei prossimi anni”.

Continuano con regolarità “le misure non convenzionali di politica monetaria. Il Consiglio direttivo ha inoltre ribadito l’esigenza di mantenere stabile il corso della politica monetaria, in cui la piena attuazione di tutte le misure di politica monetaria fornirà il necessario sostegno all’economia dell’area dell’euro” determinando un ritorno durevole dell’inflazione verso livelli inferiori, ma “prossimi al 2 per cento nel medio termine”.

Un percorso flebile, lento, fragile quello dell’economia europea, che rimane sotto la lente di ingrandimento della Banca Centrale, tanto da fare specificare all’Eurotower che “se alcuni fattori dovessero indurre un inasprimento ingiustificato della politica monetaria o se le prospettive per la stabilità dei prezzi dovessero mutare in modo sostanziale, il Consiglio direttivo reagirebbe ricorrendo a tutti gli strumenti disponibili nell’ambito del proprio mandato”. Una frase che, alla luce dei risultati “deludenti” dei paesi dell’Euro nella convergenza sul Pil, comunque, suona come un monito. Una convergenza inferiore anche per l’Italia che ha fatto registrare una crescita inferiore alla media. Una divergenza che sta aumentando, con meno capitali privati investiti, e con una produttività del lavoro “ampiamente al di sotto della media euro”. Un ennesimo segnale di una frenata che, aggiunti a tutti gli altri fotografati con cadenza quasi quotidiana, non dovrebbero garantire gran sicurezza al governo.

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