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F1, Alonso regala alla Ferrari una vittoria storica a Silverstone

alonsoSono trascorsi praticamente sessant’anni da quel giorno fatidico, impresso nella memoria dei ferraristi di vecchia data, quando l’argentino Josè Froilàn Gonzalez, alla guida della sua 375 F1, transitava per primo sotto la bandiera a scacchi per regalare alla scuderia di Maranello il primo dei suoi 216 urrà.

Era il 14 luglio 1951 e uno dei più grandi piloti della storia a non iscrivere mai il proprio nome nell’albo d’oro del Campionato del Mondo, precedendo l’Alfa Romeo di un altro grandissimo dell’epoca (forse, dati i cinque titoli mondiali in bacheca, il più grande di tutti, assieme a Schumacher e Senna), Juan Manuel Fangio (anch’egli della terra delle pampas), dava inizio ad un’epopea che, pur tra vicende alterne, non sembra finire mai. Silverstone nel destino delle “rosse”, dunque. Alla luce di quanto visto domenica scorsa sembrerebbe proprio di sì. Ci voleva,infatti, l’atmosfera particolare di uno dei “templi” storici del motorismo mondiale per celebrare il ritorno alla vittoria del Cavallino, dopo ben 259 giorni di digiuno ( l’ultimo successo risaliva al GP di Corea del 24 ottobre 2010, ndr). E, così, davanti alla platea forse più ostile alla Ferrari, quella di Silverstone, distante poche miglia dalle sedi delle più acerrime rivali, attuali e del passato, sul tracciato, almeno sulla carta, meno adatto ( e più consono alle Red Bull, più veloci e con meno problemi di carico aerodinamico rispetto alle “rosse”, almeno per quanto mostrato nella prima metà di stagione), con condizioni meteo non ideali (c’era pioggia, almeno ad inizio gara), Fernando Alonso riesce a sfoderare la prestazione perfetta, centrando il suo secondo successo in carriera sul tracciato inglese ( dopo quello conseguito nel 2006 alla guida della Renault, ndr). L’avvio della gara, invero, non lascia presagire nulla di diverso rispetto a quanto siamo ormai abituati a vedere: Vettel che prende il comando e che saluta la compagnia. O, almeno così sembra. Ma, se a Montreal, erano stati i nervi del tedesco a cedere sotto l’incalzare irruente di un Jenson Button in gran rimonta, sino all’errore finale del campione in carica, qui sono stati gli uomini del box Red Bull a combinare un pasticcio, messi sotto pressione dalla splendida performance della Ferrari dell’iberico. Siamo al 27° giro e Vettel ed Alonso rientrano simultaneamente ai rispettivi box per il secondo pit-stop, rispettivamente in 1° e 2° posizione. Ma il primo ad uscire è Alonso e Vettel resta attardato per un problema del sollevatore posteriore della monoposto. E’ la svolta della gara: Alonso prende il largo e non verrà più ripreso. Difficile dire, volendo ipotizzare un giochino alla “sliding doors”, cosa sarebbe successo in assenza di quest’episodio: Vettel avrebbe continuato a gestire il vantaggio oppure quest’incontenibile Ferrari di Alonso avrebbe, in ogni caso, ripreso il tedesco? Col senno del poi si potrebbe propendere più per il secondo scenario. Ma è un esercizio puramente accademico: difatti, la scuderia del Cavallino vantava, comunque, un più che consistente credito nei confronti della sorte per quanto accaduto in questo complicato 2011 per cui un piccolo aiuto della dea bendata non può che essere ben accetto. E poi restano sotto gli occhi di tutti i progressi della Ferrari che, se in Australia, rendeva almeno un secondo alle Red Bull, da Montecarlo in avanti ha costantemente avvicinato le prestazioni della scuderia anglo-austriaca. Il primo successo stagionale era, dunque, nell’aria e sembrava solo questione di tempo. Ma ottenerlo proprio qui, nelle condizioni più difficili e con la suggestione di una ricorrenza così sentita in casa ferrarista ( basti pensare che, prima della gara, lo stesso Alonso aveva fatto dei giri di pista sulla 375 F1 con cui Gonzalez aveva vinto sessant’anni prima), è stato il regalo più grande che il destino potesse riservare agli uomini in rosso. Bello e quasi commovente l’abbraccio a fine gara con Stefano Domenicali, responsabile della gestione sportiva della Ferrari, che finalmente si è potuto lasciar andare a dichiarazioni se non trionfalistiche, quantomeno improntate all’ottimismo: <<Un successo qui ha un fascino particolare. E’ bellissimo vincere in Inghilterra, a casa loro. Questo è il trionfo di tutta la squadra. L’inizio di stagione è stato difficile, ma non ci siamo mai persi d’animo. Abbiamo lavorato giorno e notte. Abbiamo apportato diverse modifiche alla macchina e gli intervanti hanno funzionato. Abbiamo aggiunto più carico e massimizzato al meglio il pacchetto aerodinamico >>. Sull’incidenza dell’episodio del pit-stop nell’economia del GP, poi, Domenicali mostra di avere le idee piuttosto chiare: << Avremmo vinto anche senza l’aiuto del pit-stop. Episodi come quello capitano in Formula1. Le vittorie hanno altre spiegazioni. Nel nostro caso, c’è il lavoro duro di tutta la squadra >>. E anche sull’annosa quèrèlle circa i cambi regolamentari in corso d’opera, nega con forza che il veto (parziale) all’uso dei gas di scarico in rilascio abbia favorito le Ferrari e tanta è la convinzione nelle potenzialità delle proprie monoposto, da firmare l’intesa con gli altri team per tornare, a partire dal Nurburgring, alla piena libertà nel loro utilizzo ( con l’unico vincolo dell’uniformità tra qualifica e gara). Possibilista, infine, circa la possibilità di considerare riaperto il Mondiale: << Non dobbiamo fare calcoli per la classifica, ma affrontare gara dopo gara, con lo stesso approccio avuto qui a Silverstone >>. Quanto all’altra Ferrari, quella di Massa, un discreto 5° posto, con tanto di finale-thrilling per il duello ai limiti del regolamento ( comunque corretto), ma bellissimo con Lewis Hamilton che, in volata, si aggiudica la 4° piazza ma che avrebbe potuto ottenere molto di più se non si fosse trovato a corto di benzina. Per Massa non mancano, comunque, motivi di recriminazione, dato che ha centrato un detrito sulla pista che ne ha compromesso il bilanciamento ed è stato penalizzato dalla scelta ( sbagliata, per stessa ammissione di Pat Fry, responsabile del settore autotelaio) di ritardare il cambio gomme di un paio di giri. In casa-Red Bull, infine, si riaccende la polemica tra Mark Webber e il team, “colpevole”, a detta dell’australiano, di privilegiare oltremisura Vettel. Webber, nel finale di gara, si era avvicinato moltissimo al compagno di squadra e girava decisamente più veloce. Poteva chiudere al 2° posto. L’australiano ha ammesso candidamente di aver ignorato almeno 4 o 5 “inviti” del suo muretto a mantenere la distanza da Vettel, salvo desistere dall’intento di sorpassare il compagno-rivale all’ultimo giro. Chris Horner, il responsabile del team, memore dei rischi corsi lo scorso anno ( al GP di Istanbul, Vettel, nel tentativo di sorpassare Webber, causò il ritiro di entrambe le Red Bull, mettendo a repentaglio un Mondiale sin lì dominato) non l’ha presa molto bene: << Posso capire la frustrazione di Mark, ma sarebbe stato stupido ritrovarsi due piloti nelle reti di protezione alla fine. Non potevamo buttare via 33 punti. Nessun individuo vale più del team >>. Ma in Red Bull non ci si vantava di esser coloro che lasciavano liberi i piloti di giocarsi le proprie carte senza impartire ordini di scuderia? Chi è senza peccato scagli la prima pietra, verrebbe proprio da dire. Per quel che concerne la classifica del Mondiale piloti, parlare di un campionato riaperto sembra, oggettivamente, difficile, se non addirittura fuori luogo: 92 restano i punti di vantaggio su cui può contare Vettel nei confronti di Alonso ( e in mezzo ai due c’è Webber, ndr). Decisamente troppi. Però il divario tra le due macchine che, a inizio stagione, era oggettivamente abissale, sembra esser stato annullato, o quasi. Troppo tardi per riaprire i giochi ( ci vorrebbero una pluralità di episodi “fratricidi” da autolesionisti, oltre a gare tutte senza errori per Alonso), ma ottimo viatico per il 2012. E motivo per divertirsi non proprio in quel che resta di questo 2011 che sembrava destinato ad un monologo Red Bull.

Daniele Puppo

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