Camera dei Deputati. Presentazione del libro di Graziano Delrio "Cambiando l'Italia"

Ferrovie dello Stato, arrivano i privati: quali i rischi?

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio conferma il percorso di privatizzazione per le Ferrovie dello Stato. Al momento, il progetto è al vaglio del Governo che sta prendendo in considerazione diverse proposte, come conferma Delrio nel corso della cerimonia di consegna di tre elicotteri Agusta Westland alla Guardia Costiera: “Ne abbiamo discusso più volte con il ministro Padoan e il Presidente del Consiglio, stiamo solo cercando la soluzione migliore”.

Quel che è certo è che dal meccanismo delle quotazioni emergeranno “tanti campioni nazionali, non uno solo, in modo da determinare il maggior valore per tutte le aziende italiane” ha continuato il ministro dei Trasporti. D’altra parte, la necessità di ampliare il ventaglio delle partecipazioni e favorire una vera liberalizzazione dei servizi era già stata sottolineata dalla Corte di Giustizia europea nel 2013, quando affermò che “Non garantendo l’indipendenza del gestore dell’infrastruttura ferroviaria, l’Italia non rispetta il diritto dell’Unione”.

Al momento sono quattro i soggetti che si muovono all’interno della struttura ferroviaria italiana: il primo è ovviamente la Rete ferroviaria italiana (RFI) che gestisce l’intera rete nazionale delle infrastrutture, a partecipazione totale della FSI (Ferrovie dello Stato italiano), dal 1992 interamente nelle mani del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Per quanto riguarda la gestione dei servizi, funzione fino a poco tempo fa assegnata solo a Trenitalia, società partecipata al 100% da FSI, si aggiunge dal 2006 anche  NTV (Nuovo trasporto viaggiatori), la società fondata da Luca Cordero di Montenzemolo e Diego della Valle, insieme ad altri esponenti dell’imprenditoria italiana e al momento unico operatore interamente privato.

Si tratta ora di capire in che termini intende svilupparsi quell’ipotesi di “collocamento del 40% del capitale entro il 2016” a cui ha accennato il ministro Delrio. Ad esempio se lo Stato manterrà la proprietà della rete ferroviaria favorendo una privatizzazione parziale,  cioè quella relativa ai soli servizi alta velocità.

Se molti infatti criticano la cattiva gestione delle ferrovie italiane, soprattutto per quanto riguarda i treni regionali, non bisogna però dimenticare che, in quanto servizio di pubblica utilità, lo Stato tende quasi naturalmente ad investire di più rispetto ai privati che in questo caso non sono legati da alcun vincolo se non a quello delle prospettive di guadagno: l’impresa statale al contrario, punta al guadagno nella misura in cui esso è funzionale al raggiungimento di tutta una serie di obiettivi che riguardano la collettività, come il contenimento della disocuppazione o, come nel caso del trasporto ferroviario, il sostegno a servizi di utilità sociale.

Intanto,  come aveva affermato il consigliere per le Infrastrutture del premier, Maurizio Maresca, in linea con le direttive europee, a parte tutte le possibili opzioni di gestione statale o privatizzata, una cosa è certa: “chi gestisce i binari, non si occuperà del trasporto”.

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