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Figc: Tavecchio confermato presidente

Carlo Tavecchio si riconferma presidente della Federazione del calcio italiano e batte al terzo scrutinio lo sfidante Andrea Abodi, per sette anni alla guida della Lega Serie B con il 54,03 % dei voti. Decisivo per Tavecchio, l’appoggio della Serie A, il cui voto in assemblea conta di più, e la decisione dell‘AIA, l’associazione italiana arbitri, i quali invece di astenersi come avevano annunciato si sono schierati a sorpresa a favore del presidente uscente.

Un universo, quello calcistico, variegato e difficile da gestire, nel quale proprio come nelle aule di Governo, le discussioni possono tramutarsi in vere e proprie lotte per il potere. E d’altra parte, non potrebbe essere diversamente, visti i miliardi di soldi – forse troppi? – che tra stipendi stellari dei giocatori, sponsor milionari  e diritti televisivi girano nel settore.

Alla fine, i numeri hanno dato ragione a Tavecchio ma non si tratta di una vittoria annunciata solo in parte: anche Abodi poteva contare su appoggi importanti, dentro e fuori l’assemblea federale. Da una parte, Tavecchio, 73 anni, fa parte del “cerchio magico” del presidente della Lazio Claudio Lotito ed è fortemente sostenuto dalla Lega Nazionale Dilettanti, oltre che dall’Associazione Italiana Allenatori che all’ex sindaco di Como ha perdonato qualche gaffe del passato e ha riconosciuto il lavoro svolto all’interno della federazione in questi ultimi anni.

“Abbiamo valutato i due candidati, sia i programmi che le persone – ha affermato il Presidente dell’AIA, Renzo Ulivieri, ai microfoni di Radio Rai – Nelle precedenti elezioni eravamo contro Tavecchio, appoggiavamo Albertini. Eravamo stati anche duri nei suoi confronti, ma in questi due anni Tavecchio ha svolto un’opera importante, sia a livello nazionale che internazionale”.

La gaffe principale di Tavecchio e che quasi gli costò l’elezione contro Demetrio Albertini nel 2014, fu il suo discorso di protesta contro l’acquisto di giocatori stranieri da parte delle squadre italiane che, a suo parere, più che all’eccellenza guardavano al risparmio, abbassando il livello del campionato di serie A. In quell’occasione, Tavacchio aveva affermato: “Le questioni di accoglienza sono una cosa, quelle del gioco un’altra. L’Inghilterra individua dei soggetti che entrano, se hanno professionalità per farli giocare, noi invece diciamo che Optì Pobà [nome inventato n.d.r] è venuto qua che prima mangiava le banane e adesso gioca titolare nella Lazio e va bene così”.

D’altra parte, il “giovane” Andrea Abodi, 56 anni, di scivoloni del genere ed incidenti mediatici non ne aveva neanche uno.  Veniva infatti da sette anni di presidenza della Lega Serie B, dove ne aveva rilanciato immagine e campionato ma soprattutto aveva alle spalle un passato politico che gli poteva garantire appoggi importanti, non legati ad unica fazione: quando è entrato nel mondo dello sport, nel lontano 2002 da consigliere della Coni Servizi, lo ha fatto in quota Alleanza Nazionale ma poi Abodi ha saputo intessere “legami trasversali”, compresi quelli con Giovanni Malagò, capo del Coni che ufficialmente ha dato il via libera alla riconferma di Tavecchio ma sarebbe stato tutt’altro che triste di ritrovarsi il suo sfidante in via Allegri.

Prima della votazione era stato proprio Malagò, intervenuto in assemblea, ad invitare chiunque avesse vinto a “dare dei segnali per non rimanere nelle proprie posizioni ed esseere il più possibile inclusivo. Altrimenti saranno 4 anni difficili”.

Non bisogna dimenticare poi che è ad Abodi che ancora guardano tutti coloro che in questi anni hanno contestato lo strapotere del presidente Lotito, rinnegato perfino dalla stessa Curva Nord, attualmente impegnata in uno sciopero – un po’ a singhiozzo –  contro il presidente della Lazio e la sua gestione della squadra.

Ad Abodi andava anche il sostegno dei calciatori: “Gli atleti non devono comandare ma avere delle responsabilità e dei dirigenti che gliela facciano prendere – aveva sottolineato in assemblea il presidente dell’associazione calciatori Damiano Tommasi –  Il nostro appoggio è al presidente Abodi e a un percorso di partecipazione, Partecipazione vuol dire condivisione e quindi non dobbiamo decidere noi, non gli atleti, ma nemmeno il contrario. Oggi è giusto che prima di entrare nell’urna ognuno possa guardarsi nello specchio… e anche dopo” aveva concluso Tommasi.

I programmi. Le differenze tra i due candidati non erano solo negli appoggi o nelle influenze ma anche nei programmi. Sia Tavecchio che Abodi prendevano atto della crisi generale del settore calcistico e in particolare delle società, che producono un campionato sempre meno interessante per i tifosi e di conseguenza meno appetibile per gli sponsor. A tutto questo si deve poi aggiungere l’arretratezza degli impianti sportivi. Il programma di Abodi prevedeva l’avvio di un tavolo di un discussione per riformare il campionato in virtù di una maggiore trasparenza, anche perché tutti i diritti tv sono già venduti e quindi in ogni sarà difficile poter cambiare la formula della Serie A prima del 2021.

Altra innovazione era quella di introdurre un sistema di rating, cioè di valutazione per le società, un po’ come si fa per le aziende in borsa (idea del presidente della Lega Pro Gabriele Gravina).

Se le parole chiave di Abodi erano ” “Sostenibilità, competitività e reputazione”,  Tavecchio ora punta tutto sui centri federali, accademie calcistiche sul territorio che a regime varranno un investimento di 10 milioni di euro a stagione e che dovrebbero arrivare a circa 200 strutture in tutto il Paese. Per verificarne i risultati (ma anche le modalità di spesa e gestione dei fondi) bisognerà però aspettare qualche anno.

Il programma di Tavecchio prevede poi che la Serie A resti a 20 squadre, con due sole retrocessioni (più un eventuale playoff), Serie B a 20 e Lega Pro con solo due gironi da 20; in questo schema nascerebbe anche una nuova “Serie D Elite” (una specie di vecchia Serie C2).

Come funziona l’assemblea della Figc. Il sistema attraverso il quale la Federazione italiana calcio sceglie il suo presidente è in realtà piuttosto complicato: l’assemblea è formata da 279 delegati, i quali intervengono in rappresentanza delle società della Lega Nazionale Professionisti Serie A (LNP Serie A), della Lega Nazionale Professionisti Serie B (LNP Serie B), della Lega Italiana Calcio Professionistico (Lega Pro), della Lega Nazionale Dilettanti (LND), degli atleti, dei tecnici, dell’Associazione Italiana Arbitri (AIA). Non tutti i voti però contano uguale ed è per questo che, in quest’occasione, i voti “disponibili” erano in realtà solo 509.

Al voto di ciascuno dei Delegati, che avviene a scrutinio segreto con strumentazione elettronica e/o cartacea è attribuita infatti la seguente ponderazione: LNP Serie A 3,09; LNP Serie B: 1,17; Lega Pro: 1,4; LND: 1,95.

Per l’elezione del presidente si hanno a disposizione tre turni: al primo scrutinio qualora un candidato riporti la maggioranza di tre quarti dei voti validamente espressi; al secondo scrutinio qualora un candidato riporti la maggioranza di due terzi dei voti validamente espressi; al terzo scrutinio qualora un candidato riporti la maggioranza dei voti validamente espressi, cosa che è puntualmente accaduta in questo caso, dove i due contendenti si sono giocati la presidenza in un testa a testa fino all’ultimo voto.

P.M.

 

 

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