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FMI: spaventano i mercati emergenti, crescita a rischio

Prosegue l’analisi a tutto campo dell’economia mondiale da parte degli esperti del Fondo Monetario Internazionale. Dopo aver definito fragile la ripresa globale, e aver fotografato un lieve miglioramento nell’Eurozona nel World Economic Outlook, l’istituto di Washington, nel Global Financial stability report aggiornato oggi, rileva come la stabilità finanziaria sia aumentata nelle economie avanzate dallo scorso aprile, mentre continuano a rappresentare un rischio i mercati emergenti.

“Le prospettive della finanza globale – si legge nel report – sono offuscate dalle vulnerabilità dei mercati emergenti, dai colpi di coda della crisi delle economie avanzate, dalla debole liquidità sistemica dei mercati”.

“Sebbene molte economie dei mercati emergenti abbiano migliorato il loro quadro politico e la resistenza agli shock esterni – proseguono gli analisti – diverse economie chiave devono fronteggiare notevoli squilibri interni e crescita bassa”. Inoltre, i recenti sviluppi di mercato, come ad esempio il crollo delle materie prime, la bolla esplosa nei mercati asiatici o la pressione sui tassi di scambio “complicano queste sfide”.

Per quanto attiene il vecchio continente, invece, le autorità dovrebbero affrontare “le lacune nell’architettura dell’Euro per consolidare i guadagni di stabilità”, in quanto “in assenza di una maggiore integrazione, rimangono persistenti dubbi sulla sostenibilità a medio termine in tutta l’unione monetaria”.

“Gli sforzi significativi delle misure politiche negli ultimi anni – spiegano da Washington – hanno rafforzato l’impegno collettivo” proprio verso l’unione monetaria, cosa che ha “rimosso i colpi di coda estremi evitanti a metà 2012 e aiutando a porre l’unione economica su una base più solida tale da permettere all’Ue di contrastare la recente volatilità del mercato connessa alla crisi della Grecia”. Ciò però non esime l’Ue dall’avviare “ulteriori azioni politiche per affrontare le lacune rimanenti nell’architettura dell’area euro allo scopo di ridurre la sua vulnerabilità di fronte al rischio di ulteriori shock di mercato o a una prolungata stagnazione”.

Un richiamo ufficiale dunque: le politiche monetarie della Bce non bastano da sole per rafforzare la fiducia del mercato e riportare la stabilità finanziaria su un terreno più solido.

Non solo: un alleggerimento dei crediti deteriorati aiuterebbe concretamente la crescita europea, migliorando le performance delle banche, aumentando la loro sicurezza e quindi la possibilità di erogare nuovi crediti.

In questo senso, l’idea di bad bank diventa una buona soluzione per paesi come l’Italia. I tecnici del Fondo la definiscono l’idea come “essenziale”, e diventerebbe alla stregua di un ”aspirapolvere” per pulire le banche, ma difficile da attuare. “Penso che sarebbe una cosa buona – ha dichiarato il responsabile del Dipartimento del mercato dei capitali, Josè Vinals – ma ovviamente complicata perché dovrebbe rispettare le regole europee”.

Vinals ha spiegato anche che “affrontare i crediti deteriorati è un tema chiave, perché intrappolano 900 miliardi di euro di capitale, non generano profitti, creano rischi per le banche, è come avere qualcosa nel proprio organismo che deve uscire”. Per risolvere questo nodo “serve una maggiore supervisione, mettere pressione alla banche”.

Va ancora però definito il prezzo inteso come la differenza dei debiti iscritti a bilancio e la possibilità degli investitori di pagare per rilevare i crediti inesigibili.

L’ex commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, dalle colonne della Stampa, si è detto più ottimista delle stime del FMI. ”Il Fondo prevede per il 2016 un aumento del Pil dell’1,3 per cento. E’ meno della Spagna – spiega –  meno di quanto pensa il governo, ma solo perché i tecnici del Fondo hanno calcolato un deficit un po’ più basso del Tesoro”.

“È innegabile – aggiunge ancora – il contributo dei fattori esterni come l’andamento del prezzo del petrolio e il piano della Banca centrale europea. Ma occorre anche dire che non tutte le condizioni esterne sono state favorevoli all’Italia, e che il tasso di crescita dell’economia mondiale quest’anno sarà più basso del 2014”.

Quindi “non c’è dubbio che abbiano influito in positivo le riforme, in particolare quella del mercato del lavoro”.

“Il problema più serio” però  è il finanziamento dei Comuni: “spero che il governo trovi una soluzione adeguata”.

Soprattutto, a fronte delle politiche di riduzione delle tasse annunciate da Renzi che, di fatto, rischiano di ridurre drasticamente i fondi per gli enti locali, mettendo a rischio la loro sopravvivenza e quindi esponendo i cittadini a pesantissime stangate del fisco locale.

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