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Galliani e Petkovic, Il giorno degli addii. Veri o presunti

Dichiarazione bomba dell’Ad rossonero dopo la partita con l’Aiax. E anche il tecnico della Lazio avrebbe le valigie pronte.

galloiani_dimissioni“Noi dirigenti siamo di passaggio, il Milan resta”, queste le parole di Adrano Galliani pronunciate nell’immediata vigilia della  delicatissima trasferta di Glasgow di martedì. Non un frase sibillina, evidentemente. Ma l’anticamera delle dichiarazioni molto polemiche di oggi. Lo storico a.d. rossonero, in carica dal 1986, lascerà, probabilmente dopo la sfida con l’Ajax dell’11 dicembre, partita che potrebbe sancire la qualificazione del Milan agli ottavi di Champions,  per “non farsi rosolare”, come dice lui stesso. Che la stagione fosse pessima era sotto gli occhi di tutti, che le sortite di Barbara Berlusconi, entrata nel cda milanista nel 2010 ma ansiosa di bruciare tappe, gerarchie e comandanti pluridecorati, gli avessero fatto male anche di più. Le critiche, affatto velate, della rampolla di famiglia ai criteri di gestione del Milan non gli sono mai andate giù. Il gelo e l’imbarazzo, con annessa la curiosità di tutti i cronisti nel contare i seggiolini che potevano dividere i due in occasione di match che li vedevano compresenti in tribuna, parlavano più di mille conferenze stampa. Ora il divorzio è stato annunciato anche se manca una data certa alla consumazione effettiva.

“Lascio, con o senza accordo sulla buonuscita. Sono offeso, non è così che si opera il ricambio generazionale, lo si fa con eleganza. Mi dimetto per giusta causa nei prossimi giorni, forse aspetto la sfida di Champions con l’Ajax (in calendario l’11 dicembre, ndr). Comunque non mi faccio rosolare”, queste le parole, testuali, che l’a.d. ha voluto rilasciare all’Ansa.

Berlusconi senior, cui Galliani è legatissimo ormai dal 1979, gli avrebbe anche proposto un impegno diretto nel suo nuovo partito, ma la prospettiva non pare aver entusiasmato il dirigente né attutito la sua amarezza anche se il rapporto personale tra i due resta saldissimo.“Il mio affetto per il presidente Berlusconi è immutato e immutabile – chiarisce Galliani, precisando di avere comunicato l’intenzione di dimettersi a Ermolli, “grand commiss” di Berlusconi -. Bruno è la persona deputata a questa vicenda. Non ho voluto disturbare il presidente”.  Ma questo è il passaggio dove Galliani , pur senza citarla mai, mostra tutto il disappunto per le sortite della Berlusconi junior: “Si è detto che il Milan spende male e non ha una rete di osservatori come Roma e Fiorentina, ma la Roma negli ultimi 5 anni è andata in Champions una volta e la Fiorentina mai. Il Milan ha da due anni il bilancio in pareggio, altre società hanno montagne di debiti. L’anno scorso tutte le nostre squadre giovanili sono andate alle Final four. Mi chiamano grandi presidenti anche dall’estero, e non capiscono cosa stia succedendo. Io sono andato a Madrid quest’estate per prendere Kakà senza un appuntamento e mi hanno aperto gli uffici del Real. Quando sono andato, nell’agosto 2010, a prendere Ibrahimovic a Barcellona, il presidente Rosell è tornato apposta dalle ferie che aveva programmato con la sua famiglia”. Dall’Inghilterra, persino un suo grande ex rivale (quando sedeva sulla panchina nerazzurra), Josè Mourinho ha voluto dedicargli un notevole attestato di stima: “Di lui posso solo parlare bene. E’ un galantuomo e provo nei suoi confronti il massimo rispetto. È stato il dirigente più importante della vera squadra rivale delle mie stagioni all’Inter. È un dirigente conosciuto nel mondo e gli auguro di godersi la vita perché il calcio dà molto, ma toglie altrettanto, soprattutto sul piano privato”. Non male. Ma un brodino per un pezzo di storia dell’intero calcio italiano che se ne va sbattendo, pur non violentemente, la porta.

Di storia del calcio italiano, invece, è eccessivo parlare a proposito di Vladimir Petkovic, anche se in tutti i cuori biancocelesti, la Coppa Italia del 26 maggio 2013 resterà un’emozione comparabile solo ai due scudetti vinti, ma anche la Lazio sta rischiando seriamente di incassare un “grazie, ma me ne vado” di lusso. Quello del suo tecnico, molto criticato quest’anno per l’avvio molto stentato in campionato, per i continui cambi di modulo, per aver utilizzato con il contagocce i nuovi arrivati. La Federcalcio elvetica, da tempo in cerca del successore di Ottmar Hitzfeld sulla panchina della nazionale rossocrociata che resterà vacante da luglio, sta pensando al tecnico biancoceleste. Ma l’accordo che solo stamattina si dava per raggiunto ( si parlava di due anni di contratto con opzione per altri due), al momento non c’è. E questa è l’ufficialità. Ufficiosamente, resta, comunque, una situazione molto delicata da sostenere per un ambiente già parecchio in ebollizione. Anche sulla scorta dell’infelice precedente di Eriksson, già impegnatosi contrattualmente con la FA inglese, un allenatore “a tempo” non rappresenterebbe la migliore delle soluzioni. Vedremo.

Daniele Puppo

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