Gas russo, Kiev ottiene lo sconto e rimanda l’Unione doganale

Proseguono le pressioni degli europeisti su Yanukovich che nel vertice di oggi con Putin ancora elogia i futuri accordi con Mosca.

Vladimir Putin e Viktor Yanukovich

Vladimir Putin e Viktor Yanukovich

Potrebbe aver ottenuto un parziale successo l’intensa pressione dei manifestanti filo europei sul presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovich, che oggi a Mosca si è “limitato” a firmare solo accordi economici – tra questi la riduzione del prezzo del gas importato a Kiev – e non anche la temuta Unione doganale con Russia, Bielorussia e Moldova.

Gas e unione doganale rientrano in una complessa partita geopolitica che si sta giocando tra Russia, Ucraina ed Unione europea, con la partecipazione degli Stati uniti.

Stando all’agenzia Interfax, l’accordo firmato da Yanukovich e Vladimir Putin prevede che il prezzo del gas che la Russia vende all’Ucraina scenderà da 430 a 268,5 dollari per mille metri cubi. Un bello sconto, indubbiamente, ma non ancora l’Unione doganale annunciata dal presidente a fine novembre, e che rappresenterebbe il definitivo cambio di equilibrio sullo scacchiere est europeo e il conseguente distacco dall’Unione europea, che infatti ha sospeso le trattative per la concessione di aiuti economici all’Ucraina.

Per questo il solo annuncio di Yanukovich ha provocato un gigantesco tiro alla fune con l’opposizione interna, che ha continuato anche oggi a manifestare mentre Yanukovich volava a Mosca.

Sono giorni e giorni che migliaia di “europeisti” occupano le strade e le piazze più simboliche, come Piazza Indipendenza a Kiev, e che hanno subito anche ripetute e violente cariche della polizia, duramente criticate dalle istituzioni e dai Paesi occidentali.

Nell’incontro con Putin, il leader ucraino ha sottolineato l’ importanza della rimozione delle barriere commerciali,  “una road map che ci aiuterà in misura sostanziale” a sviluppare gli scambi. La sua attuazione approfondirà in misura rilevante la nostra collaborazione in molte aree”.

La capriola diplomatica di Yanukovych tra Ue e Russia ha scatenato le più grandi proteste antigovernative dalla rivoluzione arancione del 2004, che avvicinò Kiev all’ Occidente. Ma ha anche portato alle luce le
profonde fratture in Ucraina tra l’ ovest nazionalista, che parla ucraino, e l’ est, che parla russo ed è allineato con Mosca.

Tra sabato e domenica, sulla piazza Maidan, almeno trecentomila persone hanno sfidato il freddo e la neve, e stasera si attende un’altra manifestazione simile.

Yanukovich è alle prese con la peggiore crisi politica dei suoi quasi quattro anni al potere, ed ha ripetutamente mostrato segni di nervosismo. Da ultimo, la settimana scorsa, le cariche della polizia e delle “teste di cuoio” sui manifestanti, che hanno provocato decine di feriti e un fuoco di fila di critiche internazionali. Il presidente ha licenziato i capi della polizia, indicati come responsabili delle violenze e sacrificati in una trattativa con l’opposizione che però resta sterile e improduttiva. Domenica, Yanukovich ha rifiutato di silurare il governo del premier Mykola Azarov e di indire elezioni presidenziali e parlamentari, ed ha ipotizzato una moratoria nell’uso della violenza in piazza, ma a condizione che cessi qualsiasi manifestazione stradale. Per questo, l’opposizione filo europeista, per bocca di Vitaly Klitschko, il campione del mondo di pugilato che guida l’Alleanza Democratica Ucraina per le Riforme, ha detto che il governo si è confermato “sordo” a ogni istanza dell’opposizione.

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