datagate

Gli americani ci spiano. L’Europa non ci sta

“E’ una questione spinosa che dovra’ trovare delle risposte soddisfacenti”. Queste le parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in merito al presunto spionaggio che l’amministrazione Usa effettua sulle istituzioni Ue. Nello specifico, al Presidente sono state chieste più informazioni in merito al Datagate effettuato nei confronti delle ambasciate italiane a Washington e New York. “Non ho notizie – ha risposto Napolitano -,potete chiedere al ministro degli Esteri se ha informazioni”.

Oggi però è il giorno in cui l’Europa all’unanimità chiede risposte ufficiali e chiarezza agli americani, ricordando che gli Usa sono alleati politici ed economici.

Alza la voce con Washington il presidente francese, Francois Hollande, che chiede la cessazione immediata dello spionaggio dell’Europa da parte degli Stati Uniti.

Berlino, tramite il portavoce del governo, fa sapere di essere stupito e scocciato dell’accaduto e commenta: “se le notizie di stampa sulla sorveglianza Usa sono vere, spiare gli amici è inaccettabile”.

In attesa di avere risposte dagli Stati Uniti, si aspetta martedì la riunione la Commissione europea a Strasburgo, dove si lavorava già sulla trattativa sul libero scambio, accordo che dovrebbe essere firmato nel 2015.

“Se le notizie fossero confermate, certamente si tratterebbe di un fatto preoccupante”. Cosi’ il vicepresidente della Commissione Europea, Antonio Tajani che continua: “Bruxelles e’ un crocevia di spie, lo e’ sempre stato, tutti controllano tutti, ma certo se fosse vero che gli Usa abbiano spiato l’Unione Europea, o paesi dell’ unione europea, mentre sono in corso le trattative per arrivare a un accordo di libero scambio, certamente questo sarebbe un fatto preoccupante. Bisogna accertare se i fatti si siano svolti in quei termini, chi siano i responsabili, se essi hanno ricevuto ordini ad agire, da parte del Governo Usa, oppure se tutto e’ frutto di iniziative personali di qualche dirigente dei servizi segreti Usa. E questo cambierebbe nettamente la prospettiva, quindi dobbiamo essere cauti, anche se ovviamente questo fenomeno non accelera i negoziati”.

A.A.

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