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Gli anglicismi, minaccia per la nostra lingua

Possiamo, o non possiamo, dirlo in italiano? gli anglicismi sono una vera minaccia alla nostra lingua: vent’anni fa erano in numero contenuto e per lo più utilizzate in campi tecnico-scientifici. Oggi l’invasione di termini inglesi, o pseudo tali, ha inquinato pesantemente il nostro modo di esprimerci, verbale e scritto. Basti pensare al ‘QE’ (‘quantitative easing’ che sostituisce ‘allentamento monetario’) che, ricorda Beppe Severgnini:  “Fino a ieri era una nave da crociera (Queen Elisabeth, Cunard Lines)”; oppure al ‘Jobs Act’ (le misure che riguardano il lavoro) del presidente Renzi: una scelta di termini che probabilmente non è neanche pubblicitariamente vincente.

Come restituire agli italiani la piena fiducia nella loro lingua in tutti gli usi, compresi quelli scientifici e commerciali, senza combattere battaglie di retroguardia contro l’inglese? Quali gli atteggiamenti delle altre lingue romanze di fronte alla diffusione sempre più vasta degli anglicismi? A queste domande offre una risposta autorevole il libro ‘La lingua italiana e le lingue romanze di fronte agli anglicismi’, edito dall’Accademia della Crusca, fondata nel 1583.

Il volume si caratterizza per la prospettiva internazionale e interdisciplinare (linguistica, giuridica e comunicativa), propone un serrato confronto con la situazione delle altre lingue romanze e pubblica in formato elettronico gli atti del convegno organizzato dall’Accademia della Crusca, in collaborazione la Società Dante Alighieri e l’Associazione Coscienza Svizzera. Il libro, che inaugura la nuova serie di e-book ‘La lingua italiana nel mondo’, è edito dall’Accademia della Crusca e goWare ed è curato da Claudio Marazzini e Alessio Petralli.

E per chi preferisce leggere su carta, il libro è disponibile anche in edizione a stampa e può essere ordinato su Amazon oppure in molte altre librerie.

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